Encanto: la famiglia Madrigal è in realtà crudele e meritava un finale negativo
In Encanto la famiglia Madrigal ha più ombre che luci. La loro casa è simbolo di un potere che schiaccia il popolo e non lo libera affatto!
Casa, ovviamente, nella tradizione Disney significa famiglia. Quindi Encanto si concentra particolarmente nell’intrecciarsi di simpatie e antipatie. Riflette su cosa significhi essere un nucleo di persone così vasto e così distinto come è quello del film. Il brano iniziale assolve all’annoso compito di raccontare tutti i personaggi, uno dopo l’altro, velocissimi, cercando però di farli memorizzare grazie ai ritornelli ripetuti. Conosciamo i Madrigal come una famiglia che ha fortemente influenzato lo sviluppo del villaggio. Grazie ai loro poteri hanno sapientemente amministrato il territorio, proteggendolo dalle insidie. La casa che abitano racconta visivamente la loro prosperità. Intorno, e solo grazie a lei, che dall’alto tutto vede, il territorio limitrofo convive in pace rispettando le differenze e senza conflitti.
Vissero felici e contenti? Niente affatto!

Non è chiaro se consapevolmente o inconsapevolmente, i registi Byron Howard e Jared Bush hanno dipinto i Madrigal con più ombre che luci. Li hanno raccontati come un esempio positivo, nonostante tutto, da preservare. Invece il crollo della loro casa e quindi della dinastia, è la cosa migliore che poteva succedere alle persone che vivono ai piedi della colorata magione.
Già dalla posizione centrale e rialzata della casa, il film la racconta come un castello principesco. I confini netti tra il dentro e il fuori ne fanno una sorta di Xanadu: la gigantesca residenza di Charles Foster Kane in Quarto Potere. Uno spazio sconfinato ricco di oggetti e lo stesso inesorabilmente vuoto. La casa Madrigal è il centro da cui si origina tutto il resto. È lei che protegge tutto il villaggio con il suo “Encanto”.
Alma “Abuela”, la nonna che ha fondato questo piccolo sistema, è più subdola. Dona, elargisce favori, addirittura obbliga i propri figli e nipoti a risolvere i problemi del popolo. Luisa, che è la forza lavoro, ad un certo punto non ce la farà più a reggere i bisogni di tutti. In quel momento si rivela la terribile perversione del sistema creato dai Madrigal.
Rispondendo a tutti i bisogni in maniera automatica e deresponsabilizzante, hanno privato il resto delle persone dall’autonomia rispetto alla magia. Fossero stati in un villaggio aperto, dove quindi trovare mezzi e soluzioni altrove, per gli abitanti questa non sarebbe stata una maledizione. I poteri dei Madrigal privano invece di ogni possibilità di emancipazione. Il resto degli abitanti sono infatti incapaci di badare a sé senza la dipendenza riverente dal padrone. Cosa che la famiglia al centro del villaggio non è mai esplicitamente, ma lo è di fatto costringendo gli altri a chiedere per avere. Un sistema di favori con enormi limiti.
Insomma, grazie alla magia i Madrigal hanno instaurato un regime di dipendenza leggero e invisibile. La nonna lo sa bene, per questo finge che non ci siano crepe nella magia. Sa che perdere la possibilità di elargire doni significa tornare a una posizione sociale di parità.
Invece sul finale, grazie anche a Mirabel, i suoi timori sono vanificati. Il lavoro fatto di oppressione psicologica è stato così forte che il popolo, inconsapevole della ritrovata libertà, addirittura offre gratuitamente i suoi servigi al padrone per ricostruire una cattedrale al potere. I Madrigal ne escono vincitori assoluti, restaurando la magia da zero, senza cercare un modo di donarla a chi è fuori della famiglia.
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