Firestarter più che brutto è anonimo
Firestarter poteva essere l’occasione giusta per modernizzare una vecchia storia di King, e invece gira a vuoto
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Non vorremmo passare tutto il pezzo a fare paragoni tra il film di Keith Thomas e quello di Mark Lester (che al tempo riuscì a farsi affidare una regia in origine pensata per Carpenter), ma c’è un dettaglio in particolare che ci è utile per spiegare meglio la natura di Firestarter. È il fatto che il film del 1984 cominciava in medias res, e ci faceva scoprire il passato di Charlie a colpi di flashback e salti temporali. Non è la scelta più complicata e raffinata del mondo, ma era innanzitutto un modo per aderire il più possibile all’originale letterario, e dava comunque un ritmo interessante al racconto.
Questa scelta strutturale allontana il racconto dall’horror puro per avvicinarlo il più possibile a quello del classico film di supereroi: Firestarter è sempre stata, a modo suo, una origin story, che qui viene però volutamente impacchettata come fossimo in un film Marvel – Charlie è più una degli X-Men che una Carrie incendiaria, per capirci, e pure i suoi genitori sono scritti per aderire il più possibile allo stereotipo del superumano con grandi poteri e quindi grandi responsabilità. Ancora una volta, si tratta di elementi che in qualche forma erano presenti sia nel romanzo di King sia nel film di Lester, ma che nel Firestarter di Thomas vengono portati in primo piano a discapito del resto, come se l’idea fosse quella di fare non un film ma il primo capitolo di un franchise.
Non aiuta che, in piena tradizione Blumhouse, Firestarter risparmi sugli effetti speciali e in generale su tutto il comparto visivo: è un film senza personalità, che sembra girato e persino fotografato con pigrizia e voglia di portare a casa la scena per chiudere la giornata. Drew Barrymore nel 1984 sparava delle poco credibili palle di fuoco, qualcosa che con le tecniche di oggi sarebbe in teoria possibile rifare in maniera più efficace; ma Firestarter non lo sa, e fa di tutto per toglierci ogni soddisfazione distruttiva (il finale in particolare è criminale in questo senso).
Cosa rimane, quindi? La colonna sonora di Carpenter padre e figlio, che finalmente ha dato modo al primo di partecipare in qualche ruolo a un progetto chiamato Firestarter. E poco altro: peggio ancora che brutto, stiamo parlando di un film dimenticabile.
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