Fright Night – Il vampiro della porta accanto, 10 anni di Colin Farrell succhiasangue
Fright Night – Il vampiro della porta accanto compie dieci anni: ecco perché il remake di un classico è venuto così bene
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A posteriori è molto chiaro come mai Fright Night – Il vampiro della porta accanto abbia funzionato così bene pur essendo un remake vagamente modernizzato e patinato di uno di quei classici intoccabili degli anni Ottanta che sono perfetti così come sono. Al tempo Craig Gillespie era solo il promettente regista di Lars e una ragazza tutta sua; oggi gli Oscar vinti con Tonya e il fatto che sia riuscito a fare un film su Crudelia deMon che non faccia venire voglia di strapparsi gli occhi dalle orbite ne hanno confermato il talento, ma all’epoca prendere un autore indie di commedie surreali per fargli rifare una commedia horror a base di vampiri poteva sembrare un azzardo.

Meno azzardata già all’epoca era la scelta di far scrivere il film a Marti Noxon. La gente tende ad associare il nome di Buffy l’ammazzavampiri a Joss Whedon, che ha inventato il personaggio, impostato la serie, fatto da showrunner per tutte e sette le stagioni e diretto molti episodi (tra cui quasi tutti i primi e ultimi di ogni stagione), ma il fandom sa che dietro alla serie ci sono altri nomi altrettanto importanti, e che hanno contribuito altrettanto a fare di Buffy una delle opere più rivoluzionarie della storia della TV. Marti Noxon, oltre a essere un’ottima cantante, è uno di questi nomi.
E siccome Gillespie ha dimostrato con gli anni di essere ottimo a dirigere il suo cast e a gestire i dialoghi martellanti e i tempi comici imposti da quello che scrive Noxon, il risultato è che Fright Night – Il vampiro della porta accanto è un film nel quale succedono molte meno cose di quelle che sembra che siano successe alla fine della visione, perché è un film strabordante e che procede a un ritmo infernale fin dalle prime battute. A tratti sembra quasi di vedere lo sforzo di Noxon di tagliare il superfluo (che avrebbe avuto spazio se Fright Night fosse stata una serie TV) e portare avanti la trama, e Gillespie si abbandona senza fatica a questo ottovolante, cambiando genere da una scena all’altra senza soluzione di continuità e divertendosi un sacco a far muovere i personaggi in questo non-luogo (la periferia di Las Vegas, lontano dalle luci della città) popolato non si sa per quale motivo da vampiri.

Fright Night – Il vampiro della porta accanto è, di fatto, e nel pieno rispetto dell’originale dal quale si distacca molto relativamente, uno scontro tra due personalità, Jerry e Charley, e contemporaneamente lo scontro tra le due metà della personalità di Charley, quella più nerd e genuina e il “nuovo lui”, sicuro di sé e capace di conquistare una ragazza bellissima e teoricamente al di sopra delle sue possibilità. C’è quindi l’orrore e la violenza, ma anche una parabola di formazione; il sangue (parecchio, per essere un film distribuito da Disney dieci anni fa) ma anche l’amore e il cuore che batte. C’è un po’ tutto, in una confezione extralusso, e con il bonus di un David Tennant fuori scala: cosa si può chiedere di più a un film?
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