Game of Thrones: il perfetto - e nascosto - uso delle musiche nella serie
Il compositore Ramin Djawadi gioca con i temi musicali storici di Game of Thrones, li fonde e li adatta al momento: tre esempi tratti dal finale
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Il risultato in Game of Thrones lo andiamo a vedere immediatamente con alcuni esempi pratici, raccontando da un altro punto di vista le tre grandi scene che chiudono la stagione, quella di Daenerys, quella di Cersei e quella di Jon.
Djawadi deve raccontare nel finale della stagione di Game of Thrones la partenza dei Greyjoy e dei Targaryen, e lo fa mischiando il classico tema dei primi, What is dead may never die, che avvertiamo come riconoscibile nelle prime scene, con il classico tema di Daenerys, che entra prepotente come sottofondo nel momento in cui appare il rostro a forma di drago. Di lì la variazione musicale, stavolta davvero "epica" che allarga a tutta la flotta e poi ai draghi, sostenendo con forza la scena, costruendo il classico cliffhanger sulla Madre dei Draghi. Nel finale anche un accenno a Love in the eyes.
Il motto di Casa Lannister si appoggia sulla riconoscibile Rains of Castamere fino a diventare qualcosa di inedito. Dalla vendetta, che è il tema cardine del famoso lamento di morte suonato durante le Nozze Rosse, una profezia di tempi ancora più oscuri, che precipitano velocemente nel caos. Inizia il dominio della regina.
Anche qui la composizione della musica è posta al servizio del momento specifico e di ciò che vuole raccontare. Se nel primo caso bisognava suggellare un'alleanza, e nel secondo il trionfo individuale che anticipa tempi bui, a rialzarsi in questo caso è una Casata distrutta e mortificata in tutti i modi possibili. Non è un caso che nella stessa scena riecheggi quel The North Remembers e che l'acclamazione di Jon riprenda, come una seconda occasione, quella di Robb.