The Gentlemen è la versione vino buono di Guy Ritchie
The Gentlemen è la dimostrazione che (quando vuole) Guy Ritchie sa come evolvere il suo stile e adeguarlo allo scorrere del tempo
The Gentlemen è su Amazon Prime Video
LEGGI – The Gentlemen, la recensione
Vi sveliamo un segreto: si invecchia, prima o poi, inevitabilmente. E invecchiando cambiano i gusti, a volte; gli interessi, gli argomenti che ci stuzzicano, il modo in cui riempiamo il nostro tempo libero. Altre volte però i gusti non cambiano radicalmente ma si modificano: ti piacciono le stesse cose, ma magari più lente, o più raffinate, o al contrario più grezze e naturali. Per ogni genere e sottogenere esistono mille declinazioni, proprio per venire incontro a questa fluidità. Tutto questo giro di parole per dire che al Guy Ritchie di The Gentlemen, che non ha più l’isteria dei trent’anni a malapena di Lock&Stock, piacciono ancora i thriller, le sparatorie, i gangster e le storiacce complicate. Solo che gli piacciono raccontate in un altro modo, più rilassato, più giocoso, con meno smania di dimostrare qualcosa a ogni inquadratura e più voglia di divertirsi con i tempi e gli spazi cinematografici, dilatandoli fino ai confini del western.
The Gentlemen è tutta una grande storia, e viene incorniciato come tale e intersecata anche con una meta-sceneggiatura del film stesso che è solo una delle 1.347 diverse pistole di Cechov che Ritchie dissemina nelle quasi due ore di durata. È un racconto fatto da un giornalista d’assalto a uno dei criminali che ha deciso scioccamente di ricattare, una doppia cornice quindi: la più esterna è quella cinematografica nella quale si muovono, come sul palco di un teatro, Hugh Grant e Charlie Hunnam, e al suo interno sta quella meta-narrativa che ci mette al corrente dei fatti tramite il punto di vista di chi li ha seguiti da lontano, armato di pazienza e teleobiettivo. È un giochino molto classico ma gestito molto bene da Ritchie, che nel momento in cui affida l’intera storia a un narratore inaffidabile ottiene il permesso di confondere le acque quanto gli pare senza venire accusato di depistaggio; e a Guy Ritchie piace depistare, e farci credere di stare vedendo qualcosa quando in realtà stiamo assistendo a tutt’altro.
c’è Michael, americano trapiantato in Inghilterra dove ha costruito un gigantesco e sotterraneo impero della marijuana. Vuole ritirarsi e vendere il suo business. Ha una moglie che gestisce un garage.
c’è Raymond, che è il suo braccio destro: è lui il protagonista della cornice insieme al giornalista Fletcher, ed è anche al centro di tutti gli snodi narrativi più importanti del film
c’è Matthew, un altro americano che vuole comprare l’impero di Michael
c’è George, il capo della mafia cinese locale, e c’è Dry Eye, il suo scalpitante secondo; anche Dry Eye vorrebbe mettere le mani sull’impero della droga di Michael
c’è Coach, un allenatore di boxe irlandese che gestisce una palestra dove si allena un gruppo di rapper locali che occasionalmente fanno i criminali; saranno loro a mettere le mani su una grossa partita di marijuana di proprietà di Michael, dando il via alle danze
c’è Big Dave, il caporedattore del giornale dove lavora Fletcher, che possiede materiale scottante su Michael, Matthew e Dry Eye
ci sono dei nobili, una delle quali è la figlia di Sting (non nel film, nella vita)
C'è anche altro ma ci fermiamo qui perché il concetto dovrebbe essere chiaro: The Gentlemen è una grossa scacchiera, e Guy Ritchie si diverte a farci vedere la partita in ordine non cronologico, e ogni tanto modificando anche il video e cambiando alcune mosse. “Come i suoi primi film!” direte, con la differenza che qui Ritchie si prende tutto il tempo che gli serve per farci conoscere i suoi personaggi e caratterizzarli, anche con pochi semplici tocchi quando serve, ma dandogli sempre una personalità, una tridimensionalità che aiuta a tenersi aggrappati al filo (il)logico del racconto, e che va oltre il cast principale estendendosi anche a quelle figure di contorno che spesso servono solo come meccanismi narrativi (un saluto speciale va a Bunny).
La calma glaciale con cui Ritchie affronta una storia così complessa si riflette su tutti gli aspetti del film: il montaggio frenetico ed epilettico della sua gioventù lascia il posto a inquadrature fisse, lenti carrelli e altre delizie estetiche che però non necessariamente ci si aspetta di vedere in un suo film. The Gentlemen è un film estremamente sicuro dei propri mezzi, e che sa che è impossibile staccargli gli occhi di dosso (anche grazie a un cast uniformemente in stato di grazia); e quindi se la gode e si fa ammirare, si ferma spesso a pavoneggiarsi, e lo fa perché se lo può permettere, perché Guy Ritchie ha un’idea di cinema che funziona quando si muove a mille all’ora ed è alimentata a cocaina ma anche, abbiamo scoperto, quando si muove a passo di lumaca inalando i fumi della ganja.