I film di maggior successo della Blumhouse sono anche i suoi migliori?
Blumhouse Productions è famosa per associare bassi budget ad alti incassi. Abbiamo provato a capire se le sue opere di maggior successo sono anche le migliori
Halloween Kills, come il suo predecessore Halloween, quello di David Gordon Green datato 2018, è una di queste eccezioni: è costato 20 milioni di dollari, quattro volte il teorico “budget massimo” fissato da Blum qualche anno fa. È normale: stiamo parlando di un franchise gigantesco, molto più di quanto sia la stessa Blumhouse, e di nomi come quello di Jamie Lee Curtis, che hanno esigenze di cachet superiori a quelle dell’attrice Blumhouse media (comunque aggirabili con accordi di percentuali sugli incassi). D’altra parte, se Halloween Kills dovesse ripetere o migliorare l’impresa al botteghino del film precedente potrebbe finire per superare agilmente i 150 milioni, e potrebbe con ogni probabilità diventare il maggior incasso della storia della Blumhouse, o alla peggio il secondo.

Tutto questo parlare di soldi ci ha fatto venire in mente una cosa: tutti questi film sono poi effettivamente belli? Ancora meglio: sono i più belli tra quelli prodotti da Blumhouse? C’è una correlazione diretta tra gli incassi di un film Blumhouse, i suoi piccoli record finanziari, e la sua qualità? Prima di rispondere, segnaliamo che un’altra domanda che ci siamo fatti è: i film più costosi della Blumhouse sono anche i migliori? A questa, però, è più facile rispondere: il massimo budget mai allocato per un suo film da Jason Blum sono i 48 milioni spesi per L’acchiappadenti, per cui no. Con gli incassi la situazione è più complessa; abbiamo quindi provato a prendere i dieci film più redditizi della storia della Blumhouse e a chiederci se siano davvero il massimo, oppure se non ci sia qualcosa di meglio nascosto nel catalogo (o anche là fuori, dove non esistono limiti di budget). Per i dati abbiamo fatto riferimento a The Numbers, e usato gli incassi internazionali; è interessante notare che se avessimo usato quelli USA (che trovate sempre nella stessa tabella) la classifica non sarebbe cambiata granché, e l’unica grossa differenza sarebbe stato l’ingresso in top ten di un paio di capitoli di The Purge.
Paranormal Activity 4
Oltre i confini del male – Insidious 2
Un’altra delle grandi saghe che hanno caratterizzato la Blumhouse in questi anni, che non riesce purtroppo a piazzare in classifica il primo film (che è ahinoi anche il migliore) ma che si guadagna due posizioni consecutive in classifica con il secondo e il quarto – il terzo, per qualche curioso motivo, è andato peggio degli altri, e non si avvicina neanche alla top ten.
Insidious: L’ultima chiave
Ed eccovi l’altro Insidious promesso poco fa. È il quarto, appunto, quello che probabilmente è stato ricevuto peggio dalla critica e meglio dal pubblico (che, va detto, a quel punto aveva investito tempo e denaro in tre film ed era difficile pensare che potesse disertare il quarto in massa). Su una cosa al tempo entrambe le fazioni concordarono: il franchise aveva dato, era tempo di andare oltre. Ecco perché un anno fa sono cominciati i lavori per un quarto sequel.

Paranormal Activity 2
La tripletta della morte: tre film che sono tutti più o meno lo stesso film, con qualche piccola variazione e nuovi modelli di iPhone con il passare degli anni. Cosa si può dire dei primi tre Paranormal Activity che non sia già stata detta dieci anni fa, e considerando che il franchise non ha lasciato veri eredi e anzi è stato testimone più o meno diretto della morte del found footage, ormai sostituito dai “film da destkop” in stile Unfriended?
Paranormal Activity
Si può dire per esempio che il primo capitolo del franchise fu effettivamente un fulmine a ciel sereno, il genere di film che crea immediatamente due fazioni, una pronta a difenderlo fino alla morte in quanto esperimento geniale e di grande efficacia, un’altra decisa a dimostrare che non è possibile fare un bel film basandosi su un singolo gimmick se poi tutto il resto, a partire da fotografia e messa in scena, è a livello “telecamere scrause per la sicurezza privata”. Magari lo odiate, ma ricordatevi che è comunque un sentimento molto più forte e significativo dell’indifferenza.
Paranormal Activity 3
Glass
Fine di Paranormal Activity, fine dei franchise? Nemmeno per sogno: anche alla Blumhouse la serializzazione è una delle armi segrete per conquistare il mondo. Il franchise di Glass, che comprende anche un altro film di questa classifica, è curioso, perché fino all’uscita del film non avevamo neanche davvero capito che si trattasse di un franchise, e che Split fosse collegato a Unbreakable. Poi è successo, e i risultati, per quanto criticabili, sono degni di nota: Glass è un’ottima conclusione per una delle trilogie meno trilogie della storia del cinema.
Get Out
Halloween
Del valore del film di David Gordon Green abbiamo già parlato qui. Della sua potenza commerciale invece all’inizio del pezzo: Halloween è, al contrario di Get Out, la dimostrazione che Blum sa come funzionare anche al di fuori del suo metodo. Poco importa che il film non sia un granché: il fatto che gli sia stato affidato, che abbia potuto scegliere lui a chi farlo girare, e che abbia potuto farlo andando oltre i suoi tradizionali limiti (ma sempre senza superare il budget iniziale), dimostra che Blumhouse sta crescendo anche in altre direzioni, non solo quella dell’indie spinto, e che nei prossimi anni possiamo aspettarci un’ulteriore esplosione.
Split


