Il mio vicino Totoro è delizioso e meraviglioso
Il mio vicino Totoro è nato perché Miyazaki voleva fare “un film delizioso e meraviglioso”, e ha fatto esattamente quello
Il mio vicino Totoro torna al cinema dal 10 al 16 agosto grazie a Lucky Red
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Forse è inutile dirlo ma la sua fama è più che meritata. Il mio vicino Totoro è un film di una semplicità disarmante, talmente concentrato sulla magia dei dettagli da disinteressarsi completamente di avere una trama strutturata o un ritmo travolgente. È il più lento e rarefatto dei film di Miyazaki, e quello che lui stesso ha più volte difeso da sovrainterpretazioni e letture doppie o triple: ha per esempio più volte dichiarato, come si legge in questo interessantissimo saggio sul film, che Il mio vicino Totoro non parla di shintoismo né in realtà di alcuna religione – racconta solo la sua storia, che è, in sostanza, quella di due sorelle che cambiano casa.
Lo suggerisce già anche il titolo: Il mio vicino Totoro è la storia di un trasloco. Non scopriamo mai da dove provenga di preciso la famiglia di Satsuki e Mei, se non genericamente da “la città”. Sappiamo però che si stanno lasciando alle spalle l’antropizzazione (e con ogni probabilità anche le più evidenti ferite lasciate dall’appena terminata Seconda guerra mondiale) per trasferirsi in un satoyama, un termine che in origine indica la zona di confine tra i piedi delle montagne e le terre coltivabili ma che con il tempo ha assunto il significato più generico di “zona rurale” – ed è quindi un mix di prati, campi coltivati, foreste e risaie. Un paradiso agreste che proprio negli anni Ottanta venne riscoperto dal popolo giapponese in uno sforzo di conservazione culminato con la nascita, nel 2009, della Satoyama Initiative.
L’impressione è che Miyazaki non voglia raccontare il Giappone rurale post-bellico, ma un mondo alternativo nel quale il Giappone rurale post-bellico è abitato da creature magiche che sono visibili solo agli occhi puri dei bambini (c’è chi a partire da questo ha avanzato la teoria che in realtà Totoro sia lo spirito della morte e che il film sia molto più cupo di quello che sembri a uno sguardo superficiale, ma è una suggestione già smentita seccamente dallo stesso Studio Ghibli). È un film di meraviglie gratuite, di cose che succedono e che è semplicemente bello che succedano.
Volendo, ovviamente, si può leggere molto altro in Il mio vicino Totoro. Il classico ambientalismo avanti sui tempi di Miyazaki, uno che ha dedicato tutta la sua carriera a dirci quelle cose che negli ultimi anni ha cominciato a ripeterci persino il Papa. La breve ma incisiva parabola di crescita di Satsuki, che in quanto maggiore galleggia per tutto il film a metà tra il mondo infantile della sorella Mei e quello adulto dei suoi genitori. L’utilizzo dell’immaginario shintoista per parlare di qualcosa di diverso dalla religione. È un film di Hayao Miyazaki, e per quanto possa essere semplice non è mai banale.