Indiana Jones e il quadrante del destino è un film tristissimo
Tra le molte emozioni che vorrebbe far provare Indiana Jones e il quadrante del destino ce n'è una non prevista: la tristezza
Tutto avrei pensato di provare guardando Indiana Jones e il quadrante del destino tranne la tristezza. È stata invece l’emozione che ha accumunato sia le sequenze più riuscite che quelle completamente sbagliate. Potevo aspettarmelo però. “È l’economia della nostalgia, bellezza”.
La malinconia di assistere alla fine di un’epoca
Altro che omaggio al mito del passato, Indiana Jones e il quadrante del destino ha l’aspetto gioioso di un funerale che non sa di esserlo. Cerca a forza di mantenere in vita un franchise ma, così facendo, ne dichiara la sua dipartita. Questo non vuol dire che non vedremo mai più un Indiana Jones bello, il cinema riserva sempre molte sorprese, ma sarà diverso. Quel profumo riconoscibile delle 3 avventure dell’archeologo che hanno guidato gli anni ’80 è ormai disperso nell’aria e irreplicabile. Il passato è passato e non ritornerà. Non come prima, non con la stessa intensità. Ci si chiede di accettarlo alla fine di questo quinto capitolo.
Il film parla proprio di questo con la sua scelta più controversa - il viaggio nel tempo - che è alla stregua di un messaggio di aiuto inviato da James Mangold e sceneggiatori. Tolta la bizzarria di quel momento e la realizzazione povera di inventiva, quello che dice Indiana Jones è di un’importanza pazzesca per quello che è il modo in cui intendiamo il personaggio. Il dialogo è da leggersi totalmente fuori dal contesto della storia. Parliamo di creativi, di IP, e di uno studio che ha bisogno di non lasciar appassire il franchise.
Disney, o meglio Helena, gli assesta un pugno e lo riporta nel presente. Non si sa mai. Cosa si è messo in testa questa proprietà intellettuale? Cosa sta delirando? Vuole vivere nella gloria dei ricordi e riposare guardando ciò che è già stato? Questa libertà non è concessa a chi ha ancora un valore affettivo forte sul pubblico. Per lo meno fino a che questo credito non sarà esaurito. Ecco la tristezza. Per liberare l’Indiana Jones del passato, bisogna lasciare andare quello del presente.
Una saga che ha bisogno di suo papà
La seconda cosa che ha cercato di fare Indiana Jones e il quadrante del destino è stata lasciare le mani di Steven Spielberg e camminare da solo. Per farlo è stato chiamato James Mangold la cui passione per il materiale è indiscutibile. Sei anni dopo il successo di Logan - The Wolverine, eccolo ancora impegnato a raccontare il tramonto degli eroi. Impossibile scrollarsi di torno l’idea che sia stato scelto proprio per come aveva accompagnato alla porta l’anziano Hugh Jackman. Per inciso, Logan fu un successo e un gran commiato, ma dicevamo che la pensione dei personaggi è sempre revocabile così eccoci pronti a rivederlo in Deadpool 3. “È l’economia della nostalgia, bellezza”.
Colpe oggettive
Anche con l’idea sbagliata, anche costretti dall'alto a realizzare questo film, le cose si potevano fare meglio. Strabiliante il ringiovanimento digitale, ma comunque visibile a tal punto da far perdere l’immedesimazione. I nuovi personaggi non mordono. Phoebe Waller-Bridge non trova quasi mai il giusto accento al suo umorismo. Appare spaesata in una storia che dovrebbe essere anche sua, ma non lo è mai.
Jürgen Voller viene scaraventato giù da un treno in corsa prendendo un palo in faccia ad altissima velocità. Sopravvive, e va bene così, può succedere nei "cartoni animati in live action". Il suo corpo, il modo di ragionare, la sua cattiveria sono tutte sbagliate perché non riportano (se non in minima parte) i segni di quello che gli è accaduto. Ogni spiegazione sul suo conto non è convincente, le sue motivazioni sono risibili e illogiche. Il nazista scontento vuole eliminare Hitler prima della sconfitta e provare a fare di meglio con una nuova leadership? Ancora una volta l’ossessione del film rispetto a se stesso: persino i cattivi fanno fatica a trovare una successione!
Che tristezza questo Indiana Jones e il quadrante del destino dove il lieto fine non esiste mai veramente perché, fino a che ce ne sarà bisogno, gli anziani non potranno riposare né vivere felici. Ci sarà sempre un problema che ritorna, un segreto da affrontare. Vale per Indiana. Vale per i franchise che ormai hanno dato tutto, ma in cui il botteghino continua ancora a sperare (spesso invano). La pensione non è un diritto nell’economia della nostalgia.
Indiana Jones e il quadrante del destino è disponibile su Disney+