La prova del tempo: 1996, tanta azione tra Independence Day, Twister e Mission: Impossible
Nel nuovo appuntamento con la nostra rubrica sulla storia del box-office arriviamo al 1996, l'anno di film come Independence Day e Twister
Independence Day – $306,169,268
Twister – $241,721,524
Mission: Impossible – $180,981,856
Jerry Maguire – $153,952,592
Ransom - Il riscatto – $136,492,681
La carica dei 101 – $136,189,294
The Rock – $134,069,511
Il professore matto – $128,814,019
Piume di struzzo – $124,060,553
Il momento di uccidere – $108,766,007
Il 1996 è l'anno in cui trionfa un nuovo tipo di blockbuster che non si affacciava in queste zone dai primi anni '70: il disaster movie.
Al secondo posto, velocissimo sul trend, non a caso c'è Twister: di nuovo, nessuna star (i protagonisti sono Bill Paxton e Helen Hunt più un giovane Philip Seymour Hoffman a fare da spalla comica), un regista da consolidare (Jan de Bont di Speed) e tutti i riflettori puntati sugli effetti speciali di tornadi che seminano distruzione nella campagna americana.
Subito sotto, per un soffio Tom Cruise non azzecca l'anno della consacrazione in stile Tom Hanks: al terzo posto il kolossal d'azione Mission: Impossible, che Cruise affida a un maestro di tecnica come Brian De Palma ricevendone in cambio un successo memorabile, almeno una scena iconica e soprattutto l'inizio del franchise con cui campa ancora oggi. Al quarto posto la commedia dalle aspirazioni modeste, Jerry Maguire di Cameron Crowe, con cui sfiora ma non vince l'Oscar (che porterà invece a casa il co-protagonista Cuba Gooding Jr.).
Al sesto posto la carnevalata dell'anno: sorretto da una una marea di buffi cuccioli di dalmata e da una scatenatissima Glenn Close, La carica dei 101 anticipa di parecchi anni la moda odierna di rifare i grandi classici Disney in versione live action.
Al settimo post si affaccia Michael Bay che, con l'aiuto di due premi Oscar come Nicolas Cage e Sean Connery, dirige uno dei migliori action del decennio: The Rock.
All’apice di un breve periodo in cui la Hollywood mainstream prova ad aggiornare il suo atteggiamento per quanto riguarda tematiche di omosessualità, arriva a sorpresa nientemeno che un remake americano di Il vizietto, intitolato in Italia Piume di struzzo, con Robin Williams che si prende il ruolo di Tognazzi , per la regia di Mike Nichols.
Chiude la classifica Il tempo di uccidere, ennesimo romanzo di John Grisham che vede Sandra Bullock guidare un cast che include il primo ruolo importante per Matthew McConaughey.
Scelta difficile. Ci sono almeno tre film che oggi sicuramente ricordiamo meno di Scream, un punto di svolta del genere horror che fece tantissimo rumore ma si fermò, come vedremo più sotto, alla 13esima posizione. Mi riferisco nell'ordine a Ransom, Piume di struzzo e Il momento di uccidere. E se non fosse per il recente trailer di Cruella con Emma Stone, che ha risvegliato il ricordo della versione più classica, tirerei dentro anche La carica dei 101. Quale ricordate meno di questi quattro? Ransom è il solito film di Ron Howard che non inventa nulla ma intercetta i gusti del pubblico e offre loro un prodotto di cui è difficile lamentarsi, ma abbiamo già parlato della sua invidiabile filmografia fin dai tempi di Splash. Il momento di uccidere è il quarto adattamento da John Grisham e in quanto tale un film che poteva avere successo soltanto fra il '93 e il '97, ma abbiamo già parlato anche di questo. E anche La carica dei 101 si infila tutto sommato nel discorso, già affrontato ai tempi dei Flintstones, di offrire uno showcase degli ultimi ritrovati in fatto di trucco e costumi, ma si fa notare soprattutto per arrivare in grande anticipo sull'odierna sistematica ricerca da parte della Disney di rifare i suoi grandi classici animati in versione live action. E allora spendiamo due paroline in più su Piume di struzzo, un remake che nessuno si aspettava, ma che parte dalla grande sensibilizzazione su temi di omosessualità stimolata a livello mainstream dal successo di un film serissimo come Philadelphia (1993), mescolata con l'improvvisa esplosione di una piccola commedia australiana a tema travestitismo intitolata Priscilla - La regina del deserto (1994). Quest'ultima fa scattare il più improbabile degli epigoni: una specie di pseudo-remake intitolato A Wong Foo, grazie di tutto, Julie Newmar (1995) e interpretato da un trio improbabile composto da Patrick Swayze, Wesley Snipes e John Leguizamo. Piume di struzzo è l'opera di talentuosi e consumati professionisti come Mike Nichols e Elaine May: Robin Williams è insolitamente contenuto e Nathan Lane è forse uno dei pochi attori al mondo capaci di adombrarlo in quanto a esuberanza (o meglio: bella gara se avessero entrambi carta bianca), ma la satira è tutto sommato conciliante e l'operazione non particolarmente utile o memorabile. Il successo era comunque tutt'altro che scontato. Il filone si esaurirà più o meno l'anno seguente con il terribile In & Out.

In una carriera bucherellata da un numero impressionante di flop, fa abbastanza impressione vedere ben due film di John Travolta nelle prime venti posizioni. Il 1996 è forse l'unico anno in cui la gente era disposta a fiondarsi in massa a vedere due film dimenticabilissimi soltanto perché c'era lui: al 12esimo posto troviamo Phenomenon, su un uomo comune che acquista improvvisamente il potere della super-intelligenza e della telecinesi (sponsorizza fortissimo Scientology); al 16esimo posto troviamo Michael, in cui John interpreta l'arcangelo Michele in persona che si è ritirato a vivere in incognito in Iowa comportandosi in modo "anticonvenzionale".
Soltanto 13esimo posto in compenso per Scream, nuovo grande successo nella carriera altalenante di Wes Craven e vero e proprio game changer nel genere horror come forse non si vedeva dai tempi di Halloween. E soltanto 29esimo per Sleepers, che contava il cast più impressionante dell'anno (Brad Pitt, Dustin Hoffman, Robert De Niro, persino Vittorio Gassman) per la regia di Barry Levinson (Rain Man).
Il grande flop
L'imbarazzo della scelta.
Ma la doppietta del male spetta a Julia Roberts: Michael Collins (120) è il classico film da Oscar sulla storia del noto rivoluzionario irlandese, qui interpretato da Liam Neeson per la regia di Neil Jordan, ma porta a casa appena due nomination (fotografia e musiche) e 11 milioni su 25 di budget. Più triste invece il caso di Mary Reilly, che mette fine al filone horror d'autore presentando la storia di Dr. Jekyll e Mr. Hyde dal punto di vista della timida badante innamorata (una Roberts violentemente a disagio), e diretto da uno Stephen Frears più spento che mai. Non basta nemmeno il ruolo più gustoso affidato a John Malkovich: il film incassa 5 milioni su 47. Il tratto in comune? In entrambi i casi la Roberts era costretta a esibirsi in un accento britannico che non le si addiceva. Volendo comunque possiamo includere anche Tutti dicono I Love You di Woody Allen che non è che sia andato esattamente benissimo, 9 milioni di incasso su 18 di budget, ma quelli si sa che poi vanno bene in Europa e comunque li si gira(va)no per il prestigio.

Aldilà del trionfo di Independence Day e Twister che infliggono una grave ferita allo star system a colpi di effetti speciali, e aldilà dell'inaspettato colpo di reni di due star anni '80 come Tom Cruise e Eddie Murphy, è Scream di Wes Craven a segnare la rivoluzione più profonda e duratura. La sua reputazione è interamente basata sui giochetti citazionisti e meta-horror, e sulla rinascita del sottogenere slasher che morì sfumando silenziosamente sul finire degli anni '80, ma la vera trovata percepita dagli studios fu la cura con cui lo sceneggiatore Kevin Williamson, già creatore di Dawson's Creek, aveva tratteggiato i giovani protagonisti, per la prima volta qualcosa di più che pure figure stereotipiche da mandare al macello ma qualcosa di più paragonabile alle classiche commedie adolescenziali. Si trattava, effettivamente, di Dawson's Creek con contorno di omicidi. Scream, grazie a Craven, poteva ancora contare su momenti horror girati come si deve, ma tutto il filone di imitatori seguente – da So cos'hai fatto a Urban Legend, su su fino a Boogeyman (2005) – li smorza sempre di più. Con alcune modifiche, nella direzione di una patina sempre maggiore e in generale di un prodotto che si rivolga principalmente a non appassionati alla ricerca di un paio di brividi innocui, è la mentalità che resiste ancora oggi.
E in Italia?