Last Christmas è il film perfetto se siete fan della carie
Last Christmas è una commedia romantica con Emilia Clarke talmente sdolcinata che farebbe venire il diabete al diabete
Last Christmas è su Netflix
Last Christmas è un film di Paul Feig, uno che vi piaccia o no ha dimostrato di saper trattare la materia rom-com in modo personale e persino originale (si veda Le amiche della sposa). È anche un film con Emilia Clarke: a meno che non abbiate vissuto su Marte o comunque lontano da Internet negli ultimi quindici anni saprete tutto su Daenerys Targaryen e sulla frattura che divide il fandom di Game of Thrones, e che vede da una parte chi la riverisce come l’unica vera regina e dall’altra chi sostiene che non sia particolarmente brava a fare il suo mestiere. C’è poi una terza via, quella secondo la quale il vero talento di Emilia Clarke è per i ruoli brillanti, come dimostrato anche da certi sketch dell’epoca. Per cui vederla protagonista di una rom-com molto British e diretta da uno famoso per le rom-com brillanti dovrebbe essere un sogno che si realizza, o almeno una buona occasione per vederla alla prova con altre facce oltre ad “arrabbiata ti brucio” e “tristissima ti brucio”.
Purtroppo, e non ce ne voglia Emma Thompson, Last Christmas è anche scritto da Emma Thompson, appunto, insieme al marito Greg Wise. E per qualche motivo la coppia decide che il modo migliore per raccontare questa storia d’amore è farci annusare qualcosa di diverso per il primo atto e poi gettare tutto alle ortiche rivolgendosi alle soluzioni più banali e accomodanti che il genere possa concepire. La storia è quella di Kate, una ragazza incasinata e, nel momento in cui la incontriamo, senza casa. Kate è la perfetta protagonista di una rom-com. Ha un lavoro, così si può giustificare il fatto che beve, ma è un lavoro apparentemente senza orari né struttura, e abbastanza strambo da permetterle di fare un po’ quello che le pare pur di assecondare le necessità narrative, anche abbandonare i clienti a metà di una transazione senza venire cacciata a calci dalla proprietaria del negozio dove lavora (Michelle Yeoh, poveraccia).
Che si chiama Tom e per una volta sembra poter essere un protagonista di rom-com un po’ diverso. Perché invece di corteggiarla e farle capire quanto la ama e quanto non possa vivere senza di lei, Tom le fa vedere la vita da un’altra prospettiva, non le parla mai di lei e di loro ma dei vicoli di Londra, del cielo, del suo lavoro da volontario a una mensa per senzatetto… lo sentite in lontananza? È il rumore del macchinario che produce lo zucchero filato che si sta scaldando in attesa di sommergerci con il suo dolcissimo prodotto. Il destino di Last Christmas si gioca proprio qui: sembra che il rapporto tra i due protagonisti possa essere un po’ diverso dal solito, quanto meno più brillante e stimolante, ma il povero Tom inciampa fragorosamente mentre prova ad allontanarsi dallo stereotipo, e finisce travolto dalla sua stessa inattaccabile santità, utile solo a fare da contrasto al completo disagio di Kate.
È un peccato perché Last Christmas mostra qui e là qualche sprazzo di brillantezza. Innanzitutto geografica: conosciamo a memoria le strade delle varie New York, Philadelphia, Seattle e San Francisco perché le abbiamo viste in migliaia di commedie simili, ma l’effetto che fa una vecchia città europea (Londra in questo caso) è diverso, più potente, più vivo. Spesso le rom-com americane sembrano ambientate in città inesistenti e costruite apposta per diventare set cinematografici; spostarsi in Inghilterra basta per dare un po’ di carattere alla città sullo sfondo della quale si svolgono le vicende di Kate e Tom.
Alla fine del secondo atto di Last Christmas succede una cosa. Raccontarvela vi rovinerebbe il film, ma sappiate che dopo averla vista non ascolterete più George Michael con le stesse orecchie. È l’unico sussulto di un terzo atto che deraglia completamente nelle banalità e nel “va tutto bene, ci vogliamo tutti bene”, e che ammazza qualsiasi buona idea avuta fin lì dal film. Da un certo punto di vista è anche interessante constatare come nel 2019 ci fosse ancora della gente che aveva abbastanza fiducia nel futuro da inventarsi un film nel quale ogni singola frizione si risolve nella maniera più accomodante e stucchevole possibile. Da un altro, Last Christmas è il genere di film che vi farà agitare il pugno verso lo schermo per un’ora e quaranta, blaterando di buonismo e fantasticherie inutili. Consigliato se vi piace Emilia Clarke, sconsigliato da 9 dentisti su 10.