Le follie dell'imperatore, il film che ha rischiato di non esistere
La storia della produzione travagliata della prima versione de Le follie dell'imperatore, un film che per ha rischiato di non esistere
Il film, arrivato in sala nel 2000 (in Italia nel 2001) e diretto da Mark Dindal non si può certo definire un successo commerciale con i suoi 169 milioni di dollari incassati in tutto il mondo. Le follie dell’imperatore ebbe però una seconda vita in home video, diventando un piccolo film molto amato da più generazioni.
La prima versione del film si intitolava Kingdom of the Sun e venne proposta alla Disney da Roger Allers, in quel momento potentissimo e particolarmente amato per avere portato nelle casse 968 milioni di dollari con Il re leone.
La sua idea era di passare dal’Africa di Simba all’America Latina per una storia dal sapore epico, dedicata all’impero Inca. La trama era simile a Il principe e il povero, giocata sull’opposizione tra i due protagonisti: un giovane imperatore viziato e un umile allevatore di Lama interpretato da Owen Wilson. I due hanno lo stesso aspetto e, per varie traversie, si scambiano di posto quando l’imperatore si trasforma in lama per colpa della strega Yzma. Quest’ultima desidera mantenere eterna la sua giovinezza. Nel film avremmo visto anche un idolo di pietra che avrebbe fatto da aiutante e contrappunto comico alle vicende, a cui avrebbe prestato la voce Harvey Fierstein.

Tra gli altri talenti che risposero con entusiasmo alla proposta di lavorare a questa prima versione de Le follie dell’imperatore ci fu anche Sting. Il musicista era considerato inizialmente troppo raffinato rispetto alle esigenze di un film di animazione. Lo studio temeva che la sua musica non riuscisse a restituire il divertimento e la spensieratezza necessaria per il successo. Eppure Sting era lì proprio per questo: era stimolato dal potersi inoltrare il territori inesplorati. Lo affascinava l’idea attorno a cui ruotava il significato del film: la centralità dei lama nei processi di civilizzazione. Il fatto che senza quegli animali, e la loro lana, non sarebbe mai potuto sorgere l’impero Inca.
A quel punto però la prima versione de Le follie dell’imperatore (nota allora come Kingdom of the Sun) era così intricata e ambiziosa da essere irricevibile. Serviva un’ora solo per raccontare la storia, i personaggi e lo sviluppo non possedevano la sintesi richiesta da questo tipo di film. Per tre anni lavorarono per sbrogliare questa versione ambiziosa ma fiacca, finalizzando parecchie scene e canzoni. Ma il film continuava a essere un labirinto senza uscita.
Ci fu un test screening disastroso che fece crollare la torre già pericolante. Il produttore Thomas Schumacher ammise che il film non funzionava: i personaggi non attiravano l’empatia dello spettatore e la storia non era interessante. Convocarono allora il gruppo di creativi dello studio per sistemare il possibile: Gary Trousdale, Kirk Wise, Ron Clements, John Musker, Joe Ranft diedero i loro appunti e le note. Ma l’unico effetto fu la sospensione della produzione del film per un lasso di tempo non definito, per cercare di sistemare il possibile.
La produzione era così in alto mare che si registrarono crisi isteriche. Pare che il produttore Randy Fullmer convocò Thomas Schumacher quasi in lacrime. Gli disse: “non hai idea di cosa significhi attraversare la strada e andare da Michael Eisner a dire che, dopo avere speso 40 milioni di dollari, non abbiamo nulla. Quindi dovete proporre un’idea.”
Così fu. Sia Allers che Dinda lavorarono alla propria versione del film e la presentarono agli executive (senza sapere che l’altro stava lavorando allo stesso progetto).
Trampolini che salvano i cattivi dalle cadute, gravità “a scoppio ritardato” che agisce solo quando i personaggi se ne accorgono, musicisti moderni che ballano con imperatori antichi… sono tutti elementi innovativi portati da questo flusso creativo e un po’ disperato.
Il reparto marketing decise di cambiare il titolo (originale) in The Emperor's New Groove. Kuzco venne messo al centro della campagna promozionale raccontando però male il vero cuore del film (nemmeno il trailer rispecchia quella che è la forza della pellicola). Le follie dell’imperatore, una volta arrivato in sala non incassò, ma piacque alla critica e al pubblico… ma non a Sting. Il musicista si disse deluso dal cambio nella trama. Era salito a bordo per un’epica storia di un impero, ed era finito a comporre le musiche per quello che fu definito “il lungometraggio Disney più simile a quelli della Warner Bros mai fatto”.
Fonte: Collider, The Sweatbox