Loki: cosa deve fare un attore o un’attrice per interpretare il Dio dell’Inganno?
In Loki 1x03 il confronto tra Tom Hiddleston e Sophia Di Martino ci fa scoprire gli elementi imprescindibili per dar vita al personaggio
Nessuna nuova versione ha però la portata di Sylvie.
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Sophia Di Martino ha invece un altro compito: nemmeno lei deve cambiare direzione, ma deve essere un personaggio completamente nuovo pur restando coerente con il nome che porta. Per la sua Sylvie deve trovare i tratti che segnano Loki e poi farli suoi. Deve essere diversa ma avere un'ombra in comune con tutti gli altri. Che cosa non può mancare nel portare in scena il figlio di Laufey e Odino? Il colore verde, le corna, qualche potere… ma c’è molto altro!
Paragonando le performance di Di Martino e Hiddleston si può trovare il minimo comune denominatore. Quello che ci fa vedere Loki anche quando ha un corpo diverso da quello che conosciamo. Attenzione però, la nuova attrice non imita, ma coglie alcuni tic e posizioni per poi reinterpretarli abilmente.

Per prima cosa a un (o una) Loki non può mancare il sorriso. È la barriera più forte, una poker face di chi, anche nelle situazioni più difficili, sembra sapere esattamente cosa fare. Non è un sorriso di sfida, nemmeno uno a piena dentatura esposta. Non deve per forza sembrare saccente. È uno sguardo furbo, acuto, di chi ne ha passate tante e ne è uscito sempre indenne.
Le emozioni dei Loki non sono mai chiare. I sentimenti sono vulnerabilità per il Dio dell’Inganno. Per questo, paradossalmente, continua a mostrarli in maniera esagerata!
I movimenti di Loki sono quelli di un serpente e sono scattanti come un mago. Non è armonioso, spesso è quasi goffo, sembra sempre sul punto di inciampare o toccare qualcosa di sbagliato. Ma sono trucchi di un prestigiatore. Il passaggio dalla posa “A” alla posa “B” è rapidissimo. Ma poi, come un mimo, si ferma. Si attorciglia quasi strisciando intorno all’interlocutore. Gli parla all’orecchio destro e poi a quello sinistro. Ed è rapidissimo, freddo, essenziale. È il suo trucco di magia. Sia Sylvie che Loki tirano fuori le carte nella manica, fanno i loro inganni, saltando rapidamente da uno stato all’altro con piccoli cambiamenti impercettibili. Stordiscono e vincono.
Anche la parola è rapida. Non è mai di troppe parole, a parte quando si sta divertendo. Ci sono i grandi discorsi pomposi ed esagerati, ma quando la situazione rischia di andare fuori controllo i Loki sono minimali. Lasciano che sia l’avversario a parlare. Chi si espone di più ha più possibilità di rivelare qualcosa che non dovrebbe. Chi cerca l’inganno invece resta abbottonato e non concede una vera conoscenza.

L’accento british di Tom Hiddleston ha charme, è seduttivo. Sylvie parla allo stesso modo, con un’impostazione teatrale volutamente artificiale. Gesticola spesso, ma c’è parecchio controllo a livello di braccia e mani. Non sono questi però i principali punti di espressività, ma le sopracciglia. Lo sguardo fisso sull’interlocutore significa sicurezza ed è un modo per intimidire. L’arcata occhi, naso, bocca è quasi robotica. Le sopracciglia invece si contraggono e si alzano con un’impressione molto cartoonesca. È tipico di chi imita le emozioni osservandole negli altri, ma non le vive appieno.
Loki ha una personalità così strabordante che lo impegna 24 ore al giorno. È introverso, possiede un ego smisurato, conosce benissimo quello che è e sa i propri limiti e le doti. Per una persona che passa la vita a macchinare trame segrete non è semplice fidarsi. Fatica a credere che il pensiero altrui possa essere lineare, non “curvo” e trasversale come il suo. Per questo Loki è fondamentalmente un timido. Come dice nel primo episodio della serie la violenza è la sua arma di difesa. Vuole regnare, brama il successo, ma fino ad allora non può essere al centro della scena. Deve passare inosservato per poter raggiungere i suoi loschi scopi.