Matrix: Resurrections è un atto di libertà creativa. Per questo è la più grande vittoria dell’uomo sulle macchine
Matrix Resurrections è la più grande vittoria di Lana Wachowski contro le macchine, ovvero il sistema cinematografico che spersonalizza
La prima ora, in particolare, è un’arguta quanto esplicita riflessione “meta” sulle aspettative e l’esigenza di continuare a ripetere all’infinito le stesse storie. Un tema in realtà già presente nel dialogo con l’Architetto in Matrix: Reloaded. Lì si diceva - semplifichiamo - che per arrivare alla configurazione attuale dell’illusione le macchine hanno dovuto riscrivere più volte le regole che la governavano affinché l’umanità la accettasse. Una storia raccontata più volte, ma con un’unica scelta finale, con dei passaggi obbligati con cui confrontarsi. Sul finale di Resurrections l’eletto (o gli eletti) rimodellano la realtà. Cercheranno loro di renderla più accettabile e convincente là dove le macchine hanno fallito. Sembra, alla luce del dialogo con l’Architetto, l’ennesima vittoria del “sistema”.

Fare un reboot, un remake o un sequel? Ha trovato la soluzione facendo tutte e tre le cose contemporaneamente. Matrix: Resurrections porta avanti Neo e Trinity come farebbe un qualsiasi quarto capitolo. Usa però il linguaggio di un remake, molto fedele all’originale, solo consapevole di essere un fratello minore. Infine, nonostante le continue smentite, è chiaro che i motori si sono riaccesi con la speranza di un rilancio sulla lunga distanza.
Non è semplice da apprezzare Matrix Resurrections. Occorre meno amore verso la saga di quanta ne abbiano le persone che, fino a qui, hanno supportato e voluto l’esistenza stessa di questo film. Voglio sposare ancora una volta le parole scritte nella recensione: è un film più per cinefili che per fan. Spudoratissima la Wachowski sputa infatti sul piatto da cui mangia. Si mostra stizzita anche verso quella comunità che ha amato così tanto The Matrix da fraintenderlo, piegarlo al proprio volere con mille interpretazioni. Dalle più plausibili (la metafora transgender e la critica al capitalismo) agli usi impropri della terminologia creata dalla saga. Resta negli annali l’esplicita e secca risposta della regista a Elon Musk che potete leggere qui sotto.
https://twitter.com/lilly_wachowski/status/1262104754496339968
Nessuno, di recente, ha avuto il coraggio di fare la stessa cosa, con la stessa rabbia e incuria verso la propria creatura. Un autosabotaggio che è però un’affermazione di potere totale del creatore, per usare un termine che potrebbe essere pronunciato da Neo. Fuor di metafora: è la regista che afferma se stessa come unica artefice dell’illusione. Ci dice che può crearla e disfarla quando vuole. La disillusione dello spettatore è un atto distruttivo e sconvolgente quanto il risveglio degli umani nel mondo delle macchine. La pillola rossa rivela che siamo davanti a uno schermo, in cui viene proiettata un’opera di finzione, pensata da una o più persone, finanziata da altre.
In questo Matrix Resurrections è quanto di più post moderno si possa trovare. Attenzione però, il gioco non è molto differente da quello fatto dai vari Ralph Spaccatutto e Space Jam 2, dove i personaggi si perdono in riferimenti meta e smettono di essere oggetti di immedesimazione. Loro lo fanno per compiacere il pubblico adulto, Lana Wachowski lo fa per sbeffeggiarlo.
C’è qualche possibilità di voler bene a un film che si mette il bastone tra le ruote e che termina come tutto quello che dice di odiare? Certo che sì. Perché per un’ora e passa si è sentita la voce di un’industria uscita dalla caverna platonica dove su un muro vengono proiettate ombre, mentre fuori c’è la vita vera. Matrix porta l’esterno (la verità) all’interno della grotta in cui stanno legati gli uomini a guardare queste figure irreali.
È un tentativo di ribellione fatto “nel sistema” con i mezzi dell’oppressore. È uno sfogo esagerato, contraddittorio. Però ambisce a rivelare la verità, non della vita, ma dell’origine del film stesso. Ed è per questo che sbattendosene di essere perfetto, fregandosene altamente di tutto ciò che è venuto prima, Matrix Resurrections è un altissimo esempio di libertà creativa. La più grande vittoria di Lana Wachowski contro le macchine.