Midnight Mass: perché i due monologhi sulla morte sono il momento più bello della serie
Una scena centrale di Midnight Mass rivolta la serie come un calzino. E lo fa con una sapienza cinematografica che conquista. Ecco perché!
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I confini dell’isola sono i più evidenti. Il mare tutto intorno ha spopolato una comunità rimpicciolendola, ma è anche fonte di sussistenza per i pescatori. Vita e morte che danzano in un dualismo senza fine. Si cerca di sopravvivere come si può. Non nella vita terrena, ma oltre, per evitare le fiamme dell'inferno. Tutti si conoscono nel piccolo paesino dove si innescano dinamiche quasi parentali tra i cittadini. La famiglia è guidata da un padre, o meglio un pastore, Monsignor Pruitt, e una "madre normativa": Bev Keane.
Midnight Mass ha un passo lento e profondo. Si interessa delle fragilità in rapporto agli eventi miracolosi che accadono nella chiesa del paese. Il nuovo prete, che sostituisce il vecchio e amatissimo pastore, compie miracoli degni di un santo. Tutta la comunità ne è sconvolta e coinvolta. Tranne due persone, ai margini di tutto, che non hanno tratto alcun giovamento dai fenomeni inspiegabili. Anzi!
Una è Erin Greene. La ragazza in fuga che è tornata a casa. Ha lasciato l’isola di Crockett per entrare nel mondo, assaporarne il gusto. Vivere, insomma, per un breve tempo. Nuovamente sull’isola aspetta un bambino, ha saputo da poco di essere incinta. Quando iniziano i miracoli per tutta la popolazione a lei succede l’opposto. Il feto che portava in grembo scompare, per miracolo, o per dannazione.

Da qui in poi Midnight Mass inizierà a correre, si addentrerà nei territori più oscuri. La scena a cui facciamo riferimento è un lungo dialogo tra i due. Seduti su un divano si fanno compagnia condividendo la propria visione del mistero della vita. Il ragazzo dà una prospettiva atea. La ragazza invece si culla nelle sue credenze.
Per tutti gli episodi fino ad ora, il credo diverso era pretesto per un conflitto. Qui diventa ascolto tra chi crede con tutto se stesso e chi rifiuta con forza l’idea di essere tra le mani di un Altro o di un altrove. La distanza tra le due posizioni è così radicale da essere minima. Come due estremi di un cerchio che allontanandosi sempre di più si rincontrano alla fine. Nella pace, chi della rassegnazione chi della speranza. E nell'inconoscibile della fine.
Di questo parla la serie: di come la superstizione possa generare orrore, e di come la ragione sia spaventosa nella sua lucida freddezza. Di quello che succede alle persone nel dolore, interpretato come una forza scatenante che umanizza, che fa uscire la verità. Nella serie coloro che si considerano gli “eletti di Dio”, i giusti, non soffrono per le cose del mondo, ma per il loro sistema di valori individuale e artificiale. E qui la religione diventa orrore. Una costrizione che succhia il sangue e la vita instaurando legami privi di carne, di sentimento, e quindi di senso.

Sono due monologhi in piano sequenza. La cinepresa si avvicina impercettibilmente al viso del parlante. Lui prima, lei poi, si stanno donando rispettivamente la propria parte più intima: le proprie convinzioni esistenziali. Non c’è nulla per lui, siamo soli, in attesa di una eterna notte senza sogni che ci libererà anche dal dolore dell’esistenza. Al contrario, per la donna ciò che attende dopo la morte è un incontro di pace eterna, di amore divino.
Erin non concorda. Parla per il bambino che aveva in pancia e che ora non ha più. Una “lei”, dice la mamma. All’opposto di Riley, la bambina è venuta sulla terra per dormire, cullata nel ventre. Il suo risveglio avviene dopo la morte, in paradiso, dove si trova circondata di amore. Vedrà la sua famiglia e sarà nel suo massimo splendore che non è riuscita a ottenere sulla Terra.
Una domanda: “Cosa succede con la morte?” rompe i confini. Non c’è una ragione che prevale, i due monologhi che si intrecciano non sono nemmeno un dialogo per arrivare a una soluzione. Assomigliano ad un riassunto di tutto quello che è successo ai due personaggi psichicamente ed emotivamente nel tempo in cui non si sono visti.
Eccolo qui il grande horror che si sublima ed eleva l'angoscia a sentimento vero e pieno.
Sta qui la grandezza di questo momento di Midnight Mass. Progredisce attraverso la suspense condotta attraverso le domande sull'ignoto, non con le risposte. Rappresenta in dialogo il tormento di chi è sempre consapevole di camminare su un sottile filo di vita. E soprattutto è una scena d’amore senza sesso.