Moonfall è Emmerich al 200%
Moonfall è un film catastrofico che porta il marchio di Roland Emmerich impresso su ogni fotogramma: perché allora è andato così male?
Moonfall è su Prime Video
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È curioso che un film come Moonfall sia costato circa 150 milioni di dollari promozione esclusa e ne abbia incassati a malapena 60. In fondo non si tratta dell’esordio di un autore sconosciuto ma dell’ennesimo film catastrofico di un regista che, se non ha ovviamente inventato il genere, ha contribuito in maniera decisiva a plasmarlo ed è diventato egli stesso una sorta di sottogenere. I catastrofici di Emmerich sono sempre andati tra il bene e il benissimo, ivi compreso il pessimo Independence Day – Rigenerazione. E Moonfall è arrivato a gennaio 2022, quando dopo due pesantissimi anni di pandemia il mondo stava ricominciando a svegliarsi e sgranchirsi i muscoli.
Eppure la vera catastrofe è stato il suo botteghino, e guardando il film non è facile individuare le cause del disastro (a meno di volersi concentrare su quelle collaterali, per esempio il fatto che la gente sta facendo fatica a tornare al cinema proprio a causa dello shock pandemico). Perché Moonfall è un Emmerich da manuale, una delle espressioni più pure e insieme demenziali della sua creatività distruttiva. È l’apoteosi del pop-corn movie, forse un po’ meno spettacolare e ostentata di altre emmerich-ate, ma stiamo pur sempre parlando di un film nel quale la Luna si avvicina alla Terra abbastanza da brasarla e devastarla: difficile trovare uno spunto migliore per un film catastrofico, e anzi visti i precedenti il fatto di tirare in ballo anche altri corpi celesti nel tentativo di fare a pezzi la Terra era prevedibile.
La storia va così: Jocinda e Brian (Halle Berry e Patrick Wilson) sono due astronauti che hanno un incidente mentre stanno riparando la Stazione Spaziale Internazionale. Apparentemente copiato senza pudore da Gravity, questo incidente è stato in realtà causato da un’entità misteriosa e non identificata, che solo Brian e Jocinda hanno visto. Durante le investigazioni per stabilire le responsabilità dell’incidente, Brian viene preso per matto e mandato a raccogliere i ricci delle castagne a mani nude; Jocinda invece prende le distanze dal collega e viene quindi reintegrata nella NASA. Salto avanti a dieci anni dopo e Jocinda è a un passo dal diventare la capa suprema della NASA; Brian, invece, ha tagliato tutti i ponti con lo spazio e ora passa le sue giornate a fare quelle cose che fanno i disoccupati americani quando non hanno altro da fare (riparare il tetto, riparare una macchina, riparare il proprio cuore spezzato, provare a riallacciare i rapporti con il figlio che vive con la ex moglie).
Entra qui in scena il personaggio più incredibile mai partorito da Roland Emmerich: il complottista DOC. Interpretato da John Bradley, è il genere di personaggio che la prima volta che compare prova a convincere un gruppo di ragazzini che la Luna sia vuota e probabilmente fatta di formaggio; il genere di personaggio che ti aspetti venga smentito o sbugiardato o sbeffeggiato nel corso del film. E invece no! KC è l’unico che sa: sa che l’orbita della Luna è cambiata, si è accorciata, e ora il nostro satellite si avvicina sempre più pericolosamente al pianeta. Basta un istante: un secondo prima andava tutto bene, un secondo dopo l’esistenza della specie umana è messa a rischio dal fatto che la Luna sta collassando sulla Terra.
È vero, il budget un po’ risicato si nota soprattutto facendo la proporzione tra quanto tempo i protagonisti passano a parlare e quanto tempo passa la Terra a esplodere; ma l’entusiasmo che ci mette Emmerich nel raccontare questa assurda storia di satelliti telecomandati è contagioso: in particolare John Bradley regala one-liner con una frequenza impressionante, e certi colpi d’occhio della Luna che incombe su un paesaggio terrestre a un passo dall’Apocalisse al momento può azzeccarli solo Roland Emmerich.
Ovviamente, come succede in tutti i film catastrofici del nostro amico catastrofico, Moonfall è anche pieno di rapporti umani, relazioni più o meno intricate e complesse, il tutto seguendo la filosofia emmerichiana secondo cui “se puoi salvare il pianeta puoi anche salvare il tuo matrimonio”. Qui i legami sono ancora più complicati del solito (si arriva al punto che è difficile ricordarsi esattamente chi sia figlio di chi e perché X stia litigando con Y, poi non ci si fa più caso perché le cose hanno ricominciato a esplodere) e se possibile scritti anche peggio del solito: è il lato dei film di Emmerich che funziona se lo si approccia per riderne, non per farsi trascinare emotivamente dalle poco interessanti vicende delle figurine di cartone usate per dare le proporzioni delle esplosioni.