Oscar 2023: Hollywood continua a non amare i blockbuster e premia la loro parodia
I premi Oscar del 2023 hanno raccontato un'altra volta ancora storie. Più che altro storie di ritorni e piccoli che trionfano
I premi chiamano premi. È stato in conferenza stampa a Venezia che Guillermo Del Toro, dopo il Leone per La forma dell’acqua, ha cominciato a menzionare il fatto che forse questa vittoria poteva aiutare il suo Pinocchioa trovare un finanziamento. Poi l’Oscar per quel film ha cementato ancora di più la solidità di Del Toro e il film si è fatto con 35 milioni di budget per Netflix. E si è fatto come diceva Del Toro. Finendo per stravincere nella categoria miglior animazione. Pinocchio è un film bellissimo, per nulla convenzionale, audace e senza compromessi. Quando nel 2017 La forma dell’acqua (un film decisamente più convenzionale e sicuro) aveva vinto in molti si infastidirono (era l’anno di Dunkirk, Il filo nascosto e Tre manifesti ad Ebbing, Missouri), ma quella vittoria di un film popolare ha portato alla creazione e vittoria di questo film fuori dai canoni.
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La storia di Everything Everywhere All At Once
Adesso è la storia di Everything Everywhere All At Once ad aver vinto, quella perfetta per i nostri anni del cinema, quella di un film andato in sala e non venduto allo streaming (nonostante le molte insistenze) che ha realizzato il sogno definitivo di Hollywood da sempre: spendere poco e incassare molto. Un budget di 14 milioni (promozione esclusa) e un incasso di 104 milioni in tutto il mondo. E soprattutto quella di un film che gioca nel terreno dei cinecomic ma opponendosi a essi.
L’Academy, che poi è il complesso delle persone in vita che hanno fatto e stanno facendo la storia di Hollywood, non ama i film di supereroi. Non ama nemmeno i grandi blockbuster più adulti, non ha premiato Top Gun: Maverick né ha mai premiato con i massimi onori Christopher Nolan. Ma ha amato, e molto, una storia che sembra la parodia dei film di supereroi, che racconta una trama di multiversi con effetti speciali poverissimi che funzionano bene, con inventiva e un’ironia rispetto a quello che poi in questi universi paralleli si trova. Un film in cui la protagonista è la parodia dei supereroi: una mamma proprietaria di lavanderia che a un certo punto si ritrova a fare arti marziali. Un film in cui i mondi fantastici esistono, ma intorno al buco di una ciambella.
Swiss Army Man, il precedente dei Daniels sempre prodotto dalla A24, era stato un grande flop e un film molto brutto. Lo stesso non solo Everything Everywhere All At Once è stato fatto, ma con un budget molto più alto!
La decentralizzazione degli Oscar
Ma c’è un’altra storia di gran valore dentro gli Oscar di quest’anno ed è quella di un nuovo film straniero che supera la concorrenza americana. Parasite, Roma, Belfast e ora Niente di nuovo sul fronte occidentale. È da The Artist (2012) che il cinema non americano guadagna terreno, guadagna nomination ed è sempre più presente. Accadeva già negli anni ‘50 e ‘60, poi ha smesso di accadere e adesso sembra tornato protagonista. Un film tedesco (ma di Netflix) batte Top Gun: Maverick. È un ulteriore segnale per Netflix che sono le sue produzioni internazionali la vera arma che manca alla concorrenza, quelle che costano meno (20 milioni di dollari contro i quasi 90 di 1917 di Sam Mendes) e possono rendere molto di più (al momento è quarto tra i film non in lingua inglese più visti di sempre su Netflix).