Pacific Rim, dieci anni di dominio incontrastato
Pacific Rim compie dieci anni, tutti passati in testa alla classifica a ridere in faccia ai suoi presunti eredi
Pacific Rim compie dieci anni. Lo trovate in streaming su Netflix
E avrebbe dovuto, se ci fosse giustizia al mondo! Il 2013 uscì infatti Pacific Rim, un film che, per noi appassionati di robottoni, mostroni e del felice incontro tra i due, fu come l’arrivo di un Messia molto grosso e armato fino ai denti.
Milioni di persone videro Pacific Rim, e milioni di dollari (411, per la precisione) entrarono nelle casse di Warner Bros. E questi milioni di persone uscirono dalla sala con un pensiero fisso in testa: “speriamo che sia solo l’inizio”. È vero, il primo Transformers di Michael Bay uscì sei anni prima, e non è che quello di del Toro fosse il primo film con kaiju o mecha della storia, ovviamente. Ma la sensazione era che Pacific Rim fosse un salto quantico di qualità, un film proiettato nel futuro a livello visivo e tecnico. Mai si erano visti robottoni così perfetti, così lenti e macchinosi (… appunto) nei movimenti come si addice a dei colossi di metallo alti 75 metri, così pesanti e tangibili. Mai si erano visti così tanti mostri tutti insieme, e così grossi, e altrettanto ponderosi e preistorici nel loro incedere.
Del Toro si ispirò anche al Colosso di (forse) Goya per il look delle battaglie tra mostri e robot; e il risultato fu che in sala ci sentimmo piccoli piccoli, minuscoli, insignificanti come raramente ci era capitato. C’era la sensazione di assistere alla fine di tutto, ma anche a un nuovo inizio: un mondo migliore, nel quale i monster movie e i mecha movie e l’unione tra le due cose sarebbero stati concepiti e realizzati usando come modello quei quadri in movimento. Nel quale usare una portaerei come mazza ferrata per prendere a mazzate un Godzilla alto come un campo di calcio sarebbe stata la normalità, lo spunto di partenza da elaborare per immaginare qualcosa di ancora più grosso e quindi ancora più sublime.
Speravamo che Pacific Rim potesse insegnare a scrivere una storia semplice ma efficace, e anche che i successori potessero imparare dai suoi errori. Perché Pacific Rim è tutto tranne che perfetto, e soprattutto a livello di sceneggiatura ha quegli stessi difetti che oggi ritroviamo, purtroppo amplificati, in una percentuale altissima di blockbuster d’azione e dintorni. Aveva la sua bella scorta di personaggi monodimensionali – indimenticabile la coppia padre/figlio interpretata Robert Kazinsky e Max Martini, cloni l’uno dell’altro ma anche entrambi un copiaincolla del protagonista Charlie Hunnam – e di quelle leggerezze di scrittura alle quali non fai caso durante la visione ma che diventano poi il centro di analisi approfondite che si domandano, per esempio, se davvero mandare in pensione una decina di robottoni giganti per sostituirli con un muro di mattoni sia la soluzione migliore per salvare il pianeta.
E invece tutti quanti, senza alcuna eccezione, hanno nella migliore delle ipotesi replicato lo spettacolo visivo di Pacific Rim senza però davvero superarlo, e nella peggiore ne hanno replicato i difetti di scrittura, amplificandoli a colpi di sciatteria e superficialità. C’è una scuola di pensiero che dice che quella che comunemente chiamiamo “la trama” non debba per forza essere centrale in un film di mostri e robottoni, e che si possano accettare anche certe nefandezze se in cambio riceviamo un elbow rocket. È anche vero, però, che non esistono film che possano venire peggiorati da personaggi meglio caratterizzati e da una scrittura più attenta e raffinata.
Soprattutto, se la strada scelta è quella della semplificazione estrema al limite dell’idiozia (pensate di nuovo a Skull Island, o ancora peggio a King of the Monsters), l’aspettativa è che l’altro lato dell’equazione sia curato all’inverosimile, e ci faccia vedere cose mai viste e mai neanche immaginate che da sole giustifichino l’esistenza stessa della settima arte. Ma per quanto i cazzotti tra King Kong e Godzilla che abbiamo avuto in dono dopo il 2013 siano stati soddisfacenti e a tratti esaltanti, nessuna rissa del MonsterVerse è mai riuscita a eguagliare la maestosità di quella a Hong Kong di Pacific Rim, soprattutto in termini di creatività nelle coreografie più che strettamente tecnici.