RRR, storia del film indiano più costoso di sempre
RRR è un’epica anticolonialista ad altissimo budget, che sta sfondando anche oltre i confini indiani: vi spieghiamo cos’è
RRR è su Netflix
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Questo però è il futuro di Rajamouli per come ce lo immaginiamo noi. Il suo presente è invece al 100% RRR, che è senza alcun dubbio il suo film più facile per un’audience occidentale e potrebbe diventare nei prossimi anni uno di quei titoli che vengono citati ogni volta che una persona chiede “vorrei avvicinarmi al cinema indiano, da dove parto?”. Usiamo l’espressione “cinema indiano” riferendoci in generale all’industria cinematografica indiana, ma l’India è un Paese talmente grande e culturalmente vario che il rischio è sempre quello di semplificare: Tollywood e i film in lingua telugu sono una cosa diversa rispetto alla più nota Bollywood e ai film in hindi (in questo senso è un peccato che RRR arrivi su Netflix doppiato in hindi e non sia disponibile in telugu).
Ma come dicevamo prima, parlare dell’industria cinematografica indiana è un’impresa che va oltre i limiti di questo pezzo.
Il fatto che ci sia pochissima vera storia in questo film storico non significa che RRR si muova nel reame della fantasia – tutto il contrario. Qui entriamo nel campo della speculazione, ma Rajamouli non è nuovo al successo milionario, e considerato lo spiegamento di forze in campo per il suo ultimo film non possiamo escludere che sapesse, o almeno sospettasse, che sarebbe stato quello che l’avrebbe fatto scoprire anche nel resto del mondo anche al di fuori della cerchia di appassionati. E quindi ha trasformato RRR in un film ferocemente politico oltre i limiti della caricatura, che racconta la dominazione inglese collocando i coloni poco al di sotto del livello “Sauron”. È un film che, nel momento in cui deve parlare degli invasori e degli invasi, non si fa alcun problema a esagerare, e a dipingere una lotta tra il Bene e il Male dove il Bianco è più Bianco Non Si Può e il Nero è un Nero Pece Abisso. Ray Stevenson e Alison Doody in particolare rappresentano il Male incarnato, tutto quello che di terribile l’imperno britannico ha fatto all’India per circa un secolo.
Sono loro due a dare il via alla catena di eventi che porterà i due protagonisti a incontrarsi e scontrarsi nel corso delle tre ore abbondanti di durata di RRR (con intervallo previsto a metà film, per cui se volete potete vederli come due film da novanta minuti da vedere in rapida successione). Rapiscono una bambina, e questo fa entrare in azione Bheem, il guardiano del villaggio, che ci viene presentato mentre fa a cazzotti con una tigre. A sua volta l’impero reagisce a Bheem mandandogli alle calcagna Raju, poliziotto con baffo imponente che sogna di diventare un agente speciale dell’impero britannico – ma sarà davvero così, o Raju ha un’altra agenda ancora più complicata? Come da tradizione del cinema di Bollywood e Tollywood, RRR contiene tutto quanto, è un film che se fosse uscito in America si sarebbe meritato definizioni altisonanti tipo “trascende il genere”.
Ma è anche tutto fatto straordinariamente bene: il fatto che RRR sia il film più costoso mai uscito dall’India si vede, ed è una prova di forza, una dimostrazione di come si spendono i soldi quando hai ambizioni da kolossal. A partire dalla scelta dei protagonisti: Rama Rao Jr. e soprattutto Ram Charan sono le due stelle più luminose del firmamento di Tollywood (a proposito: se volete scoprire quando è diventato famoso rivolgetevi di nuovo a Rajamouli e al suo spettacolare fantasy Magadheera), e vederli insieme nello stesso film è quasi un miracolo, visto che come ha spiegato lo stesso regista “finora non avevano mai recitato insieme perché nessuno poteva permetterseli entrambi”. Proseguendo con le scene di massa che coinvolgono una quantità di persone che fa impallidire Ben Hur, e con le coreografie delle numerose scene d’azione, al cui confronto un qualsiasi film del MCU fa la figura della recita di fine anno delle scuole medie.
RRR non è una cosa mai vista prima, e non serve conoscere intimamente l’industria cinematografica indiana per capirlo: tanto per fare un esempio, se una decina d’anni fa vi siete fatti travolgere dalla breve ma intensa moda di Enthiran non c’è nulla in RRR che vi farà esclamare “questo non l’avevo mai visto!”. Ma è un film sostanzialmente perfetto, e impacchettato nel modo migliore per distribuirlo in giro per il mondo: ha tutto quello che serve per piacere anche al pubblico internazionale, e per diventare una sorta di versione indiana di Parasite, il film che ha fatto scoprire all’Occidente che in Corea si fanno film.
Insomma: oltre a essere un gran film (e pur non essendo il miglior film di S.S. Rajamouli), RRR è anche il film giusto al momento giusto, e tra qualche anno potremmo ricordarcelo non solo per il suo valore artistico ma anche per il suo ruolo di pioniere. Guardatelo: se doveste scoprire che vi piace sappiate che tra Netflix e Prime Video si trova molto altro cinema indiano, tra cui il clamoroso Baahubali proprio di Rajamouli.
Buon viaggio.