Sacha Baron Cohen in prima linea contro le distorsioni dei social media
Sacha Baron Cohen contro i social network senza controllo. Ma non è un episodio di Borat, è una battaglia personale e attualissima dell'attore
Leggi: Borat 2: ecco il video della fuga in ambulanza di Sacha Baron Cohen dal comizio di estrema destra!
Leggi: Borat 2: Rudy Giuliani è sempre stato l'obiettivo principale
E sono proprio i social media l'oggetto al centro del dibattito politico e dei discorsi pubblici dell'attore. Sacha Baron Cohen non veste senza pensieri i panni del provocatore. Attraverso i suoi personaggi vuole smascherare i pericoli e le idiozie che si celano spesso dietro retropensieri non consapevoli. Da un po' di tempo la sua figura pubblica lavora in parallelo ai suoi personaggi per smuovere le coscienze. L'animo però è tutt'altro che leggero, da come si evince nelle interviste rilasciate per la promozione del suo ultimo film. Non è raro infatti sentirlo esprimere ai giornalisti la sua preoccupazione per la deriva della politica statunitense. In particolare, se ancora servissero indizi per capirlo, la scelta di fare uscire il seguito di Borat a ridosso delle elezioni e lo scandalo Giuliani che ne è seguito, hanno dimostrato la ferma opposizione dell’attore a Trump.
Dopo il ban di Trump da Twitter e Facebook, Sacha Baron Cohen non ha trattenuto l’entusiasmo per la notizia e ha delegato il suo commento (non a caso) a un tweet.
È il momento più importante nella storia dei social media. Le più grandi piattaforme hanno bannato il più grande fornitore di falsità, cospirazioni e odio.
This is the most important moment in the history of social media.
— Sacha Baron Cohen (@SachaBaronCohen) January 9, 2021
The world’s largest platforms have banned the world's biggest purveyor of lies, conspiracies and hate.
To every Facebook and Twitter employee, user and advocate who fought for this--the entire world thanks you! pic.twitter.com/jihFaOA39G
È chiaro però che, a fronte di una decisione storica come questa, rimane un sottofondo decisamente preoccupante. Il fatto che questo tipo di piattaforme sia arrivato a una soluzione simile, è il sintomo evidente di un mal funzionamento. Una decisione che ha messo in luce l'impossibilità di contenere la diffusione di contenuti che incitano l’odio, di pericolose teorie di complotto o fake news.
Sacha Baron Cohen, da sempre impegnato nella lotta al razzismo e all’odio, si era particolarmente esposto nel 2019 con grande risonanza mediatica. Aveva preso parte a un convegno della Lega Antidiffamazione. Si tratta di un’organizzazione non governativa volta a combattere l’antisemitismo e le forme di pregiudizio. Nel suo discorso aveva sottolineato in particolare modo i suoi timori verso l'influenza dei social.
Su quel palco ha definito Facebook, Twitter, YouTube come le più grandi macchine di propaganda della storia. Ha attaccato gli algoritmi che valorizzano consapevolmente le notizie che stimolano gli istinti più estremi (come disgusto o rabbia) con il solo intento di creare engagement e fare performare i contenuti. L’intera ossatura del suo ragionamento, che potete ascoltare qui, è guidata dalla frase di Voltaire “Coloro che riescono a farti credere delle assurdità, possono farti commettere delle atrocità”. Il suo intervento non è andato a vuoto. Il suo contributo ha aiutato la nascita del movimento Stop Hate for Profit, una campagna volta a fare pressione sui social media perché inizino a rinunciare ai profitti che derivano dall’amplificare l’odio.
L’esitazione rispetto all’oscurare i contenuti a rischio si collega direttamente al difficile tema dell’equilibrio con la libertà di espressione. Ma Sacha Baron Cohen non accetta queste argomentazioni. Così ha detto a Variety:
Continuano a declamare la frase “libertà di parola” senza davvero comprendere il senso della libertà di parola e della sua definizione, o che la visione particolare della libertà di parola negli Stati Uniti hanno deriva proprio dalla loro storia particolare. In Europa ci sono dei limiti a questa libertà che derivano dagli effetti del nazismo. C’è una forma di imperialismo ideologico per cui la visione di un manipolo di miliardari della Silicon Valley è imposto al mondo intero
Se le società che si occupano di social media non agiscono alla svelta per fermare i movimenti anti-vax dal diffondere le loro teorie di complotto, moriranno ancora centinaia di migliaia di persone, se non milioni.
Non è certo la prima volta che gli attori di Hollywood prendono forti posizioni politiche, ma sicuramente l’interprete di Borat è stato uno dei più attenti nell’interpretare ciò che stava accadendo. E l'ha fatto sia tramite le sue interviste che con il suo corrosivo mockumentary.
Abbiamo inserito Borat: seguito di film cinema tra le opere che hanno raccontato meglio il 2020 proprio per la sua capacità, tramite l’ironia grottesca, di farsi specchio di molte idiosincrasie. Sacha Baron Cohen ha spesso detto che al tempo del primo Borat questi sentimenti di odio e razzismo erano più nascosti. Ora invece, girando il seguito, è stato più semplice portarli alla luce. Gran parte della colpa è evidentemente attribuita dall’attore proprio ai meccanismi di comunicazione a cui si sottopongono gli utenti essendone, al contempo, parte integrante.
E questa volta è riuscito a farlo interpretando il suo personaggio meno noto: se stesso.
Fonte: Variety