Se la Marvel ha imparato dalla sua storia, Spider-Man: No Way Home non sarà quello che pensiamo
Spider-Man: No Way Home riuscirà a superare la maledizione del terzo capitolo per l'arrampicamuri? Può farlo tradendo alcune aspettative
Spider-Man: No Way Home si trova a fare i conti con due precedenti ingombranti. Quello Spider-Man 3 di Sam Raimi così ambizioso e di successo, ma anche una scheggia impazzita che ha fatto esplodere l’intero progetto. E soprattutto l’Amazing Spider-Man 3, il film mai arrivato che avrebbe dovuto vedere Peter Parker affrontare i Sinistri Sei.
La scena rimase sul tavolo di montaggio e con essa gran parte dei riferimenti al gruppo dei Sinistri Sei che si stava per formare. Seguirono alcuni mesi di indecisione sul da farsi, soprattutto dopo l’insuccesso del film. La conclusione fu il contratto tra Sony e i Marvel Studios che rese possibile l'arrivo del personaggio in Civil War e che oggi ci sta per regalare Spider-Man: No Way Home.
Del terzo film dedicato al Peter Parker di Tom Holland si sa poco, ufficialmente. Sono trapelati online invece così tanti rumor e trame rubate da stizzire Kevin Feige e indirizzare le aspettative in una sola direzione. Secondo ogni evidenza Spider-Man: No Way Home sarà il film che unirà i personaggi dell’opera di Sam Raimi con quella di Marc Webb e John Watts. Insomma: il film con i tre Spider-Man e i villain storici.
Dopo il cliffhanger di Spider-Man: Far From Home si sono aperti scenari narrativi mai visti nelle saghe dell’arrampicamuri. Chiaramente l’intento è quello di uscire dai soliti schemi ormai battuti da numerosi film, e dare una rinfrescata al personaggio. È un qualcosa che, negli ultimi 20-30 anni di fumetti, la Marvel ha fatto spesso. Si pensi ad esempio alla controversa saga One More Day, dove si svecchiò la continuity con un importante refresh. Ma anche al tentativo fallito de la Saga del Clone di superare Peter Parker come unico Uomo Ragno. I risultati non furono particolarmente amati dai lettori, per usare un eufemismo.
Questo deve essere il primo segnale d’allarme per la Casa delle Idee: Spider-Man non è una property semplice da gestire e ancora meno da superare. La soluzione che hanno trovato nel mondo dei comic è quella di affiancarlo, non di sostituirlo. Nasce così Miles Morales, simile, ma anche molto differente al più celebre Peter.
Se la Marvel ha imparato qualcosa dalla sua storia, la logica conclusione sarà di evitare questa strada. Il passato ha già dimostrato che, a differenza dei film collettivi come Avengers, le storie di Spider-Man più riuscite sono anche le più minimali. A mettere troppo peso nel sacco si rischia di romperlo. Per questo le voci che indicano Spider-Man: No Way Home come il grande film definitivo sul personaggio potrebbero sbagliarsi.
Anche perché, se davvero fosse l’ambizione della Marvel arrivare ora a completare con il botto un ciclo narrativo legandosi ad altri, sarebbe palesemente troppo presto. Un po’ come Giorni di un futuro passato, l’apprezzato film degli X-Men che sembrò un gran finale per la storyline classica, ma azzoppò anche il climax della saga con il nuovo cast.
Spider-Man: No Way Home sarà sicuramente un film che punterà molto sulla spettacolarità e sulla formula MCU. Non c’è alcun dubbio. Ma non è affatto certo che i vecchi villain e i Peter Parker che (si spera) saranno presenti, avranno un ruolo centrale. Per riuscire nella sua impresa e non implodere su se stesso il film dovrà mantenere un centro preciso. Il Doctor Octopus di Alfred Molina -qualunque forma abbia- così come gli altri nemici e gli eroi, dovranno essere dei complementi al viaggio del Peter Parker di Tom Holland. Dovranno perdere un po’ della loro strabordante personalità e mettersi al servizio del vero protagonista. In un periodo con così poche certezze sul nuovo film, questa è l’unico fatto provato: fare meno, sarà fare meglio. È il passato che ce lo dice.