Sense8 cancellato senza un finale: cosa significa per la strategia di Netflix?
Sense8 già ci manca, ma questa cancellazione segna un'inversione di rotta nella strategia produttiva di Netflix?
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Col senno di poi si spiega bene la campagna incentrata sulla richiesta di rinnovo lanciata pochi giorni fa, nella quale anche gli attori stessi si sono esposti chiedendo alla fanbase – sempre molto partecipe – di far sentire la propria voce. Sense8 non aveva comunque mai navigato in acque tranquille. Il rinnovo dopo la prima stagione era arrivato due mesi dopo la messa in onda, ma c'erano voluti due anni, appena intervallati da uno speciale natalizio, per il ritorno della serie sulla piattaforma con nuovi episodi.
La decisione della piattaforma segue quella presa pochi giorni fa che ha riservato uguale destino a The Get Down, altra costosissima serie. Netflix, la piattaforma delle speranze, spesso invocata a salvare prodotti scartati altrove (ricordiamo la quarta stagione di The Killing), normalizza la strategia produttiva, diventa un po' meno speciale e un po' più uguale agli altri. Sulla questione, Reed Hastings pochi giorni fa ha dichiarato di voler puntare maggiormente su rischi e contenuti in futuro (magari sperando in exploit inattesi come Thirteen Reasons Why), ma al tempo stesso attendendosi da ciò maggiori cancellazioni. Questo, ripetiamo, è un discorso perfettamente ragionevole. Se non fosse che il finale apertissimo della seconda stagione di Sense8 grida vendetta. Questa è la grande differenza con la serie di Baz Luhrmann, terminata in modo soddisfacente.
La peak television è diventata tale anche per un'inversione di rotta nella considerazione delle storie, non più piccole isole in cui rifugiarsi settimanalmente, ma lunghi percorsi da vivere nel lungo periodo. Nell'epoca delle grandi narrazioni (quelle che passano da una struttura verticale a una orizzontale), una chiusura soddisfacente diventa qualcosa che è giusto attendersi come spettatori, una giusta clausola in quel contratto invisibile che viene stipulato tra chi segue e chi crea un prodotto.
Dopo una prima stagione di origini, Sense8 ha abbracciato l'idea di estendere la propria mitologia, sempre tenendo per mano i suoi protagonisti, ma allargando la base dell'intreccio. A questo punto era (è?) lecito attendersi un finale più conciliante. E chissà che questo non arrivi prima o poi, magari con un episodio speciale, un lungo addio che sarebbe anche più intenso perché gli spettatori lo saprebbero. Poco abbiamo detto su Sense8, ma della serie in sé abbiamo già parlato in passato, e comunque se siete arrivati fino a qui probabilmente saprete già perché ci mancherà.