Speciale: 30 anni di Aliens - Scontro Finale
30 anni fa usciva al cinema Aliens - Scontro Finale di James Cameron: il nostro speciale
Meno orrore, più terrore
Nel 1979, David Giler della Brandywine Production era talmente entusiasta di Alien da volerne realizzare immediatamente un sequel con l’appoggio della 20th Century Fox. La major, tuttavia, stava affrontando un cambio di proprietà e di dirigenza, e i nuovi vertici erano freddi circa l’ipotesi di un secondo film. Il nuovo presidente Norman Levy non era ostile al progetto ma riteneva che sarebbe costato troppo. Le complicazioni aumentarono quanto Giler, Wlter Hill e Gordon Carroll fecero causa alla Fox per la distribuzione dei profitti relativi al film di Scott. Sarà necessario attendere il 1983 per avere un management pronto a dare semaforo verde a un eventuale Alien 2. Fu il produttore esecutivo Larry Wilson a imbattersi in James Cameron e nello script di Terminator, convincendo Giler che il regista canadese poteva essere l’uomo giusto al momento giusto. Cameron aveva amato Alien, e in appena quattro giorni produsse un trattamento iniziale di oltre quaranta pagine. Quando Terminator venne rinviato di nove mesi, Cameron redasse uno script di 90 pagine impressionando il nuovo presidente della Fox Larry Gordon. Il progetto era suo e le condizioni erano semplici: se Terminator si fosse rivelato un successo, Aliens avrebbe avuto semaforo verde. Non molto più tardi, Cameron e Gale Anne Hurd ottennero per Aliens una release fissata per il 1986. Prima che il progetto entrasse in produzione, Sigurney Weaver era attanagliata dai dubbi. Solo dopo un meeting con il regista si convinse che valeva la pena tornare nei panni di Ellen Ripley, dando al personaggio un tocco nuovo, più consapevole e disincantato. Fece un affare: per il ruolo, firmò un contratto da un milione di dollari, una cifra trenta volte superiore a quella riconosciutale per il film di Scott.

La formula che Cameron amava ripetere era “Meno orrore, più terrore”, ovvero un film diverso dal precedente ma che ne traghettasse l’immaginario verso obiettivi creativamente inesplorati. Lo stesso regista rivelò in seguito che durante la produzione di Terminator non faceva che pensare a come realizzare un sequel di Alien degno del suo illustre predecessore. La vicenda riprende i fatti del primo capitolo ma è ambientata nel 2179, 57 anni dopo il famigerato duello con l'alieno. Ripley viene recuperata nello spazio e identificata come l’unica sopravvissuta della Nostromo. A prendersi cura di lei sono gli uomini della Weytlant-Yutani, ai quali Ripley fa rapporto circa gli eventi accaduti durante l’incidente. Senza essere presa sul serio, apprende che il pianeta LV-426 è stato nel frattempo colonizzato da un nucleo di famiglie per un progetto di ricerca volto a rendere l’aria respirabile. Gli incubi, nel frattempo, la tormentano. Potremmo rivedere dei flash dello spaventoso mostro che ha sterminato l'equipaggio del tenente, ma la sottigliezza di Cameron è nell’utilizzare solo il potere evocativo di un’immagine, come quella di Jonesy che digrigna i denti, per riportare alla memoria sia di Ripley che del pubblico la spaventosa creatura.


Necessità e virtù
Oggi, James Cameron è sinonimo di budget da capogiro e anni di gestazione per un singolo e colossale progetto. Eppure, trent'anni fa, tra i suoi meriti c'è stato quello di aver realizzato un film che apparve molto più grande rispetto alle restrizioni di budget, alle scadenze imminenti e alle soluzioni adottate in extremis. Il suo film costò 18 milioni di dollari, ma fu recepito dal pubblico come un prodotto più ambizioso. Girarlo fu una corsa a ostacoli, intervallata da un gran numero di cambi di programma. Parte del team di attori affrontò un vero addestramento militare di due settimane per calarsi pienamente nei ruoli dei Marines. Il regista fu inoltre attento nel montaggio affinché i tempi dichiarati nel film coincidessero con quelli dello spettatore: quando Apone comunica ai soldati che arriverà in dieci secondi mantiene la parola sia dentro che fuori lo schermo; quando alla fine vengono dati a Ripley quindici minuti per recuperare Newt, il salvataggio della piccola dura proprio un quarto d'ora. Le riprese si svolsero in gran parte ai Pinewood Studios in Gran Bretagna, durarono ben 10 mesi e andarono spesso a rilento. Non venne ritrovato alcun progetto, concept o bozzetto della navetta di salvataggio della Nostromo, e per le prime sequenze gli scenografi dovettero ricostruire un set guardando semplicemente il film di Scott. La troupe britannica, inoltre, non aveva legato particolarmente col regista: dopo Terminator, Cameron era celebre negli Stati Uniti ma nel Regno Unito non era particolarmente seguito: in Gran Bretagna il film con Schwarzenegger non era ancora uscito nelle sale e, per un gran numero di addetti ai lavori, il regista era giovane e potenzialmente inesperto in termini di direzione di una squadra di attori e tecnici. Cameron organizzò una proiezione di Terminator per mostrare loro di essere già un regista esperto, ma gran parte della troupe ignorò l'invito. Pare inoltre che il regista si infuriasse ogni volta che i collaboratori britannici si fermavano per l'ora de tè, e che litigasse di continuo con il direttore della fotografia Dick Bush, che insisteva affinché il nido alieno fosse molto più luminoso. Alcune scene nel nido vennero girate nella Acton Lane Power Station nella Greater London, set poi riutilizzato da Tim Burton in Batman del 1989 per le scene nella fabbrica dei composti chimici. Dopo il licenziamento di Bush, sostituito da Adrian Biddle, parte della troupe abbandonò il progetto. Gale Anne Hurd mise su una nuova squadra, e i lavori dovettero procedere a velocità elevatissima per rispettare i tempi di consegna. Inoltre, in origine Hicks non era interpretato da Michael Behn ma da James Remar, che fu licenziato durante le riprese: quando i soldati entrano nel nido alieno, in un’inquadratura c’è infatti Remar e non Behn, anche se l’attore è sullo sfondo e indossa un’armatura, il che rese superfluo girare la scena una seconda volta. Nel reparto sonoro, fu inoltre complicata la collaborazione tra Cameron e James Horner, che considerava i tempi del regista troppo stretti e che chiedeva quattro settimane in più per una colonna sonora soddisfacente. Quando Horner arrivò in Gran Bretagna credeva che le riprese fossero ultimate, ma trovò il progetto ancora in produzione e non fu in grado di vedere il montaggio finale. Per mancanza di tempo, il film non sarebbe neanche passato per alcun test screening con un pubblico selezionato. Cameron fu a un passo dal licenziare anche il montatore Ray Lovejoy, accarezzando l'idea di sostituirlo con Mark Goldblatt, con il quale aveva lavorato a Terminator.

Sei settimane prima dell’uscita al cinema, Aliens - Scontro Finale non aveva ancora una colonna sonora e Horner non aveva visto il film completo. Il compositore lavorò a ritmi serratissimi: in molte interviste successive dichiarò di aver attinto a molte partiture scritte per Star Trek II - L’Ira di Khan e Star Trek III - Alla Ricerca di Spock. Nonostante le vicissitudini, ottenne la prima nomination all’Oscar della sua carriera. Dichiarò che non avrebbe mai più lavorato con Cameron, ma i due si ritrovarono durante i lavori di Titanic, per il quale il regista chiese il coinvolgimento di Horner dopo averne apprezzato il lavoro in Braveheart. La gigantesca regina aliena invece venne disegnata dallo stesso Cameron, ricreata dallo studio di Stan Winston e animata da un team di sedici tecnici. Il regista non richiese il coinvolgimento di H.R. Giger e si raccomandò che il pubblico non sospettasse mai di vedere sullo schermo uno stunt-man con un costume da xenomorfo: l'enorme mostro doveva muoversi in maniera non umana e doveva dunque essere animato più da fuori che da dentro. Difatti, soltanto due marionettisti controllavano il gigantesco puppet dall’interno mentre il resto della squadra era sparso in punti nevralgici del set. I versi del mostro furono invece ricavati dalle grida di un babbuino alterate in post-produzione. Curiosamente, per gli altri alieni vennero ricreati solamente sei costumi. Nel film ne appaiono a decine, ma solo grazie a un meticoloso lavoro di editing. Rispetto agli alieni ordinari, Cameron pretese che la regina avesse un cranio differente e senza calotta traslucida, insistendo che una testa diversa l'avrebbe resa non solo più imponente a livello visivo ma anche più importante a livello concettuale.
