20 anni di Spider-Man di Sam Raimi: 10 cose che i film di supereroi non fanno più
Spider-Man di Raimi fu rivoluzionario. Con il progredire del cinecomic molte idee presenti nel film sono state però abbandonate. Eccone dieci.
Si apriva con lui l’epoca moderna dei cinecomic. Il Batman di Tim Burton era restato per anni una luce nel buio, adulta e mai replicata. Gli X-Men di Bryan Singer avevano trovato la chiave corretta per attualizzare i mutanti Marvel in un film divertente per il pubblico eppure con tanta sostanza. Fu però l’Uomo Ragno ad aprire nuove porte. Era già un personaggio amatissimo, in pochi credevano però che potesse sopportare bene il peso del grande schermo. Ci aveva provato anche James Cameron, scrivendo però una sceneggiatura inquietante che non arrivò mai alle riprese. Troppe difficoltà tecniche e troppa incertezza nel trovare un pubblico preciso che potesse godersi l’avventura.
Invece la scommessa fu vincente perché collocò il personaggio proprio in mezzo a tre pubblici diversi: i ragazzini che andavano a vedere Spider-Man per l’azione, gli adulti che lo cercavano per nostalgia, e gli appassionati di cinema che seguendo tutte le uscite annuali l’avrebbero visto comunque a prescindere dalla qualità. Non importa se riuscì a piacere a tutti e tre i segmenti, la sua rivoluzione più importante fu di essere per la Marvel quello che Toy Story fu per la Pixar. Ovvero un film imperfetto, rispetto a quello che è venuto dopo, ma con idee così avanti sia tecniche che di atmosfera, che ha fatto da tela (perdonateci il gioco di parole) su cui tratteggiare il futuro. Da lì, da quella visione a metà tra il dramma e il romanzo di formazione, Kevin Feige inizierà a disegnare i contorni Marvel Cinematic Universe.
Nonostante Sam Raimi sia stato di ispirazione per la forma che hanno assunto i film di supereroi moderni, il suo Spider-Man è stato toccato dal tempo. Non per forza in peggio. Come tutte le opere che traghettano da una fase all’altra ha in sé alcune contraddizioni. Idee innovative, mai fatte prima d’ora, insieme a vecchi cliché e scelte che viste adesso sembrano bizzarre. Non per forza il fatto che qualcosa passi, significa che è sbagliata. I linguaggi cambiano insieme all’immaginario. Perciò, se delle innovazioni della prima avventura sul grande schermo dell’Uomo Ragno si è parlato spesso, oggi vogliamo celebrarla proprio dove è stata superata (o abbandonata) dalla nuova sensibilità. Abbiamo individuato dieci tra idee, scelte di regia, o caratteristiche del film stesso, a cui non si attinge più.

Il costume di Spider-Man senza poligoni, ma con tessuto vero
Il costume di questo Spider-Man è bellissimo, e soprattutto si può toccare. Per i supereroi l’uniforme è fondamentale. Soprattutto per il Peter Parker di Sam Raimi che, quando indossa la maschera, è di poche parole, contrariamente al fumetto e alla versione MCU. Le ragnatele in evidenza conferiscono una sensazione tattile che la CGI non può ancora dare.
Lo Spider-Man di Tom Holland è snellito dal costume. Deve sembrare agile e giovane, in grado di volteggiare e atterrare con pose ad effetto. Nel 2002 invece che alleggerire si cercava di rendere l’eroe più imponente e muscoloso. I costumi di James Acheson accrescono il contrasto tra le due identità, giocando sul fragile e impacciato contro muscoloso e sicuro di sé.
Quando era amichevole e di quartiere… senza amici né vicini di casa
Il personaggio è versatile sia su carta che al cinema. Può passare da combattimenti in solitaria a team-up con chiunque. Si adatta bene e quasi sempre riesce ad aggiungere valore senza venire messo in secondo piano. Sam Raimi gli dedica una storia di origini senza ornamenti. Certo, non c’era ancora la mentalità di attingere a più proprietà possibile per impostare un universo narrativo.
Stupisce però quanto Tobey Maguire debba portare tutto il peso solo sulle sue spalle. Non c’è un compagno supereroe che possa accelerare il processo di scoperta dei poteri o aiutarlo nelle imprese. Figurarsi a guidarlo! L’esito felice di questa decisione è un villain come Green Goblin (ma soprattutto Doctor Octopus nel sequel) ben scritto, a cui viene dedicato sufficiente tempo. I nuovi film invece si riempiono di gente. Nick Fury, Iron Man, gli altri due Parker, sembrano avere iniziato un trend difficile da arginare. Ormai sembra inevitabile andare verso “l'Uomo Ragno e i suoi fantastici amici”, per citare la serie animata del 1981. Mancano molto però i film in solitaria.
Non serve più una Spider-Cam per stare dietro a Spider-Man
La tecnologia progredisce, eppure nessuno ha più oscillato come lo Spider-Man di Sam Raimi. Merito della Spider-Cam: una cinepresa appesa a un filo tra i palazzi che si muove sia orizzontalmente che verticalmente per stare attaccata al soggetto. L’effetto cinetico è tridimensionale: sembra di essere alle spalle dell’eroe, attaccati alla ragnatela.
Lo “swing” per il regista era importantissimo. Prima di tutto comportava un rischio: a volte si manca il palazzo o non escono le ragnatele (dai polsi). Poi doveva caricare di adrenalina e di velocità in contrasto con la lenta e noiosa vita in borghese. Ci ha provato Marc Webb con The Amazing Spider-Man: il potere di Electro, ma l’eccesso di computer grafica rende tutto più artificiale. Per il nuovo arrampicamuri invece le ragnatele sono un semplice mezzo di trasporto. Infatti la cinepresa cattura dalla distanza, spesso stando ferma. Peccato.
Basta con la storia di origini di stampo classico per Spider-Man
È logico non affrontare più le solite origini al cinema. Abbiamo visto mordere il ragno già troppe volte in poco tempo. L’MCU ha così scelto di estendere la formazione da supereroe su tre film, e l’abbiamo scoperto solo arrivando alla fine. Il lutto, tappa obbligata, si è spostato dalla perdita di Zio Ben a Zia May.
Le ragnatele organiche
Tra le cose che oggi non si fanno più, e che difficilmente rivedremo, è il ragno uomo. Ovvero il personaggio che assume in tutto e per tutto le caratteristiche del vettore dei suoi poteri. Il pomo della discordia sono state a lungo le ragnatele organiche emesse dal polso. Idea di James Cameron, poi mantenuta. Difficile credere che nella sua cameretta il giovane studente riuscisse a sintetizzare un composto così rivoluzionario come quello che usa per volteggiare. Quante applicazioni potrebbe avere a livello industriale! Invece, per dare un tocco di realismo (ehm) si è optato per il pacchetto completo.
I fumetti hanno provato ad adeguarsi al cambiamento. I lettori l’hanno respinto. Sebbene fossero una soluzione curiosa, queste ragnatele hanno già dato tutto quello che potevano nel secondo film: diventando cioè espressione della salute psicofisica e simbolo del rifiuto dei grandi poteri e delle grandi responsabilità.
La scienza come spiegazione di tutto
Nei primi 2000 si pensava fosse importante spiegare tutto. C’era quindi una leggerissima base scientifica, che attingeva ovviamente dai fumetti, con lo scopo di rendere tutto se non plausibile almeno credibile. Abituati come siamo a questo genere, ormai non chiediamo più di essere convinti che tali doti possano esistere o essere ottenute in qualche modo. Ci bastano raggi cosmici, vaghe “magie” o pietre contenenti l’essenza del cosmo. Fa quasi tenerezza quanto tempo si investe per dare l’impressione che le cose che accadono nel film potrebbero accadere anche nel mondo reale. Basta solo che la ricerca stia al passo e magari in un futuro prossimo…
Per fortuna adesso i registi sono alleggeriti da questo compito. Partono con degli spettatori decisamente più favorevoli e non hanno bisogno di legittimare quello che mettono in scena. Guadagnano così tempo per costruire i personaggi e l’intreccio.
Il nemico è l'esatto opposto dell’eroe
Quando Stan Lee si divertiva a creare i villain tendeva a renderli speculari. Per questo la maggior parte di quelli di Spider-Man deriva dal mondo naturale. Green Goblin è una versione malvagia del genio di Peter. È quello che rischia di diventare da adulto se non vota le sue capacità al bene. Così Doctor Octopus è una figura paterna da combattere per diventare adulti e scegliere finalmente cosa essere. Persino Venom, che Raimi non amava e non voleva, è letteralmente il lato oscuro. Nell’epoca dei grandi film collettivi i gruppi di supereroi non trovano più così spesso un villain che sia l’altra faccia della loro medaglia. Il buono non si definisce più in contrasto con l’altro, ma ha un percorso più autonomo su cui interviene l’ostacolo da superare.
Una colonna sonora impossibile da canticchiare
Il tema di Danny Elfman è iconico. Provate a fischiettarlo. Ci riuscite?
Danny Elfman è riuscito a creare una colonna sonora che non accompagna solo le immagini: le sue sono le note che sente in testa Spider-Man, sono un’intricata matassa di linee che vanno a formare un totale compatto e ben riconoscibile. Sono delle ragnatele in musica. Impossibile da replicare. Inutile chiedere qualcosa del genere ai nuovi compositori.
La bella da salvare si salva anche da sola
In No Way Home c’è un passaggio fondamentale. Andrew Garfield, che salva Zendaya. Peter che salva “l’ M.J” di un altro. Allo stesso tempo però è la ragazza a essere determinante per le scelte più importanti di tutto il film. Giustamente si arrabbia quando non viene consultata. Cambia la cultura, cambia l’idea del rapporto tra maschile e femminile, si distrugge l’idea stereotipica di forza, contro la sensibile fragilità.
Il nome alla fine
Io sono Spider-Man. La dichiarazione di identità che accompagnava il finale di quasi tutti i film di supereroi. Il culmine del processo di trasformazione fino ad accettare la doppia identità. Nel film di Raimi la frase non suona convenzionale. È più forte, ha un significato rispetto al dramma che affronta Peter Parker, il vedere le sue azioni buone nei panni dell'Uomo Ragno avere conseguenze sulla sua esistenza di giovane studente del Queens. Oggi nessuno lo dice quasi più. Perciò quelle ultime parole risuonano antiche, solenni e lontane. Sono però perfette per il finale: era nato lo Spider-Man cinematografico.
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