Tartarughe Ninja alla riscossa, l’epitaffio di Jim Henson
Tartarughe Ninja alla riscossa uscì trent’anni fa e fece incassi da urlo, ma noi vogliamo ricordarlo come l’ultima opera del creatore dei Muppets
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Tartarughe Ninja alla riscossa, i fumetti e la TV
Tartarughe Ninja alla riscossa (guarda il trailer) è la terza versione dei Turtles (come li conosciamo anche in Italia) dopo quella originale e quella della serie animata, quest’ultima nata un po’ per caso – serviva come veicolo per convincere il produttore di giocattoli Playmates Toys a creare una linea dedicata alle tartarughe – e diventata rapidamente il punto di riferimento creativo del franchise, superando anche i fumetti in popolarità. È nella serie che nascono alcuni dei dettagli che verranno poi ripresi dal film (le bandane colorate, la pizza, il lavoro da reporter di April O’Neil), ed è a quella che si ispirò Bobby Herbeck per la stesura della sua sceneggiatura (che venne poi riscritta quasi completamente da Todd Langen).

Tartarughe Ninja alla riscossa e l’importanza della pizza
L’epico scontro tra un gruppo di rettili con guscio e i nomi ispirati ad artisti del Rinascimento italiano e un gruppo di adolescenti trasformati in ninja da un tizio con un casco di metallo e gli artigli tipo Wolverine si svolge sullo sfondo di una New York (in realtà la North Carolina, e parecchi set ricostruiti) che assomiglia più che altro a Gotham City: cupa, decadente, popolata di criminali e gente spaventata, (non) protetta da un capo della polizia incompetente e una politica completamente assente, la città delle Tartarughe ninja è un incubo, il cui impatto estetico è solo parzialmente attenuato dalla generale assurdità di tutto il resto.

Quattro tartarughe e Jim Henson
Il vero motivo per cui Tartarughe Ninja alla riscossa è ancora impressionante oggi sta però altrove, ed è lo stesso motivo per cui Labyrinth è un classico e per cui esiste una serie TV Netflix dedicata a Dark Crystal: ci ha lavorato Jim Henson con il suo Jim Henson’s Creature Shop, fondato in origine proprio per lavorare a Dark Crystal e divenuto poi uno dei più grandi laboratori di effetti speciali pratici del mondo del cinema. Henson contribuì ai Turtles creando i costumi delle tartarughe e quello di Splinter, un lavoro che richiese quattro mesi e mezzo e che è, sotto molti punti di vista, uno degli apici toccati dall’inventore dei Muppets nella sua carriera.
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Purtroppo Henson non ebbe modo di gustarsi appieno il risultato dei suoi sforzi: in America il film uscì il 30 marzo, un mese e mezzo prima della morte dell’artista in seguito a un’infezione polmonare. Tartarughe Ninja alla riscossa, tra l’altro, andò benissimo al botteghino, incassando 200 milioni di dollari a fronte di un budget di 13 – il film indipendente di maggior successo della storia, almeno fino al 1999 quando venne superato da The Blair Witch Project. Rivedendolo oggi è impossibile non notare difetti e scorciatoie dovute al budget (ci sono parecchie scene con protagonisti i Turtles e Splinter che sono girate su sfondo nero, per dire) e una certa tendenza ad appoggiarsi troppo alla battuta fulminante dimenticandosi il resto, ritmo compreso. Ma è anche impossibile non rimanere a bocca aperta davanti al lavoro del Creature Workshop e al genio di Jim Henson per un film che, nell’universo cinematografico di Turtles, è ancora oggi imbattibile.