The Legend of Zelda, cinque capitoli che dovete assolutamente giocare | Speciale
Per festeggiare i trentacinque anni di vita di The Legend of Zelda vi proponiamo una top 5 dei migliori capitoli della saga di Nintendo
Lorenzo Kobe Fazio gioca dai tempi del Master System. Scrive per importanti testate del settore da oltre una decina d'anni ed è co-autore del saggio "Teatro e Videogiochi. Dall'avatara agli avatar".
Per la prima volta, difatti, all’utente era concessa una pressoché totale libertà di movimento, limitata esclusivamente dalla necessità di reperire particolari oggetti per liberare il passaggio in certe location. Siamo agli esordi dell’open-world così come lo intendiamo tutt’ora, feature che diventerà un elemento di design distintivo per tutta la saga, anche nei capitoli meno canonici e relativamente più rivoluzionari.
The Legend of Zelda: A Link to the Past (Super Nintendo, 1991)
Inoltre, la trama, pur nella sua semplicità, abbondava di momenti emozionanti che tracciavano efficacemente i contorni di una lore fino a quel momento solo abbozzata e definita solo da poche righe di testo.
L’esordio della saga nelle tre dimensioni è anche uno dei migliori videogiochi di sempre, universalmente apprezzato e lodato da chiunque abbia avuto la fortuna di goderselo all’epoca o in seguito, grazie alle numerose riproposizioni di cui ha goduto.
Fondamentalmente privo di difetti, Ocarina of Time è passato alla storia per numerosi motivi. Il lock-on sui nemici, tanto per cominciare, è diventato presto uno standard per il genere di riferimento e non solo. La trama, appassionante e ricca di suggestioni, era puntellata da una narrazione ambientale avveniristica per l’epoca. La mappa, sconfinata e ricca di segreti, stimolava la curiosità dei videogiocatori. La stessa possibilità di viaggiare nel tempo, inoltre, rappresenta una delle feature più intriganti di un gioco appassionante e divertente dall’inizio, sino ai titoli di coda.

The Legend of Zelda: Majora’s Mask (Nintendo 64, 2000)
Appena due anni dopo Ocarina of Time, Nintendo propose sempre su Nintendo 64 un altro capitolo destinato a fare la storia della saga. Majora’s Mask è un capitolo estremamente più controverso del diretto prequel. Proponendo una struttura temporale ciclica, il prode Link ha solo una manciata di ore per salvare Termina (e non solo) dalla distruzione totale dovuta all’impatto con la Luna.
Un capitolo che va assolutamente (ri)scoperto per come seppe rileggere i canoni della saga, pur rispettandone perfettamente filosofia e concept.
The Wind Waker dovette combattere contro gli scettici, delusi, durante la sua presentazione ufficiale, dal suo art design così cartoon, lontano dal realismo proposto dal binomio Ocarina of Time-Majora’s Mask. Non senza qualche piccola eccezione, riuscì a convincere tutti, dimostrandosi, anzi, un The Legend of Zelda tremendamente classico, appassionante, stimolante.
L’Hyrule totalmente sommersa da un gigantesco oceano è stato l’espediente perfetto per vivere nei panni di Link lunghissime traversate dense di sorprese, isole da scoprire e momenti altamente adrenalinici tra battaglie contro creature marine, arrembaggi e tesori da recuperare sul fondale marino.
The Legend of Zelda: Breath of the Wild (Wii U/Nintendo Switch, 2017)
Sacrificando in buona sostanza l’ingombrante presenza dei dungeon, secondari nell’economia globale dell’esperienza, il gioco offre un’elevata libertà di movimento e d’azione al videogiocatore, facendogli realmente respirare quel contatto con la natura, con il selvaggio, a cui il titolo accenna.
Grazie ad un motore fisico di prim’ordine, un level design certosino, un buon numero di gadget e abilità più o meno inedite di Link, il vero quid dell’avventura consiste nel girovagare per l’ambientazione sempre a caccia di nuove location da esplorare e tesori da scovare. C’è ovviamente anche Zelda e un regno da salvare, ma tutto è secondario alla pura gioia e piacere della scoperta.



