The New Look: la vera storia dei legami tra Coco Chanel e i nazisti
The New Look racconta la storia di Coco Chanel e Christian Dior e il rapporto di lei con i nazisti. Ma come è andata realmente?
The New Look, la nuova serie targata Apple TV+, racconta della rivalità tra Coco Chanel e Christian Dior. Si parla dell’impatto del loro lavoro di stilisti sull’immaginario e la rinascita del dopoguerra, ma si affrontano anche le questioni più spinose di tutto ciò che è accaduto durante l’occupazione tedesca in Francia nella seconda guerra mondiale. Ma quanto c’è di vero e quanto romanzato dalla serie? Come dice Dior (interpretato da Ben Mendelshon) parlando con uno studente della Sorbona sulle decisioni che lui e Chanel hanno preso anni prima: “C’è la verità, e c’è un’altra verità che vive dietro questa”.
Coco Chanel e Dior durante la guerra
Durante la guerra Christian Dior continuò con il suo lavoro. Disegnava anche per i nazisti, il suo scopo era però quello di supportare economicamente la campagna di resistenza della sorella Catherine. Lei, impegnata in prima fila, venne catturata e torturata in un campo di concentramento.
La storia di Chanel è invece più complessa. Nata in povertà nel 1883 Gabrielle Bonheur Chanel perse la madre a 12 anni. Trascorse gli anni che la separavano dalla maggiore età in un orfanotrofio cattolico. Iniziò a lavorare come cantante nei cabaret assumendo lo pseudonimo di Coco. Questa sua prima carriera le permise importanti conoscenze con membri dell’aristocrazia Francese e Britannica. Saranno proprio questi contatti importanti a finanziare le sue prime boutique a Parigi. Ormai pienamente inserita nell’aristocrazia, divenne amica di Winston Churchill.
Durante l’occupazione tedesca in Francia Chanel aveva chiuso quasi tutti i suoi negozi trasferendosi a vivere al Ritz di Parigi insieme al suo amante, il barone Von Dincklage. Intratteneva rapporti anche con i nazisti Hermann Göring e Joseph Goebbels. Quando il nipote André, membro dell’esercito di resistenza francese, venne imprigionato in Germania Chanel sfruttò i suoi legami per salvagli la vita. Sappiamo che si recò a Madrid nel 1941, un viaggio di cui mancano però ulteriori testimonianze. A seguito però il nipote André tornò a casa sano e salvo. All’incirca a ridosso di questo evento la stilista iniziò a lavorare come spia nazista. Il suo nome in codice era Westminster, per via delle sue alte conoscenze nei palazzi di potere.
L’operazione Modelhut
Coco Chanel fu coinvolta in una missione dai contorni e dagli scopi non semplici da decifrare, la cosiddetta operazione Modelhut. L’obiettivo dei nazisti era di consegnare un messaggio a Winston Churchill sfruttando l’amicizia di Chanel. Modelhut fu ordita dal capo dei servizi segreti tedeschi Walter Schellenberg. Secondo i piani la stilista (con numero di matricola F-7124) avrebbe dovuto raggiungere il Primo ministro del Regno Unito con un messaggio: alcuni ufficiali delle SS, in autonomia rispetto agli ordini di Hitler, avrebbero avuto intenzione di porre la resa e collaborare.
Gli interrogatori non durarono molto e i francesi la rilasciarono per assenza di prove. Secondo alcuni biografi il suo rilascio avvenne grazie all’intercessione di Churchill stesso, ma non vi sono sufficienti prove ad avvalorare questa interpretazione dei fatti.
Coco Chanel era Nazista?
Che Chanel abbia avuto rapporti, anche intimi, con i nazisti è un fatto provato, così come la sua attività di spia. Più sfumate sono invece le intenzioni con cui ha fatto tutto questo. Era una collaborazione per salvare il nipote o era mossa da reale spirito antisemita? Attraverso successive indagini, fatte dopo il rilascio, la corte ritenne che Chanel avesse collaborato con il barone Louis de Vaufreland, un traditore francese che aveva lavorato come reclutatole nazista.
The New Look e la verità sfumata
The New Look offre una prospettiva sui fatti in favore della sua protagonista che, nella serie, appare riluttante della collaborazione con i nazisti. Nella realtà le interpretazioni sulla sua figura sono di vario tipo. Hal Vaughan sottolinea come la donna fosse “un’enorme opportunista che ha fatto quello che doveva fare per cavarsela”. Sull’antisemitismo si sono espressi anche altri biografi, sottolineando l’assenza di prove che lo attesterebbero prima dell’occupazione tedesca.
L’autrice del libro Coco Chanel: The Legend and the Life, Justine Picardie, sostiene che definire Chanel come nazista è un’affermazione intrigante, ma che non la definisce veramente. Non crede che, conoscendo il suo pensiero sulla libertà e il suo amore per l’Inghilterra, abbia potuto abbracciare con convinzione l’ideologia.
La verità su Coco Chanel è fatta da tanti fili intrecciati e difficili da sbrogliare in una matassa ben più complicata della trama di una serie tv.
Fonte: SpyScape, The New Yorker, BBC