The Town: chi ha ragione nel film di Ben Affleck, Doug o Jem?
The Town di Ben Affleck è un thriller che parla di lasciarsi alle spalle un passato criminale per ricominciare da zero, e si chiede: è davvero possibile?
Charlestown è uno dei quartieri più antichi di Boston, e anche dei più famigerati. Per gran parte del Ventesimo secolo è stato il più pericoloso: era la capitale nazionale delle rapine in banca, oltre che un territorio controllato dalla Charlestown Mob – per farla breve, mafia irlandese –, che per trent’anni ha imperversato e portato avanti una guerra con la Winter Hill Gang del quartiere di Somerville. Per questo motivo, Charlestown è finita spesso al cinema: vi sono ambientate scene di Mystic River e The Departed, in Will Hunting – Genio ribelle il personaggio di Robin Williams è un professore del Bunker Hill Community College, e ovviamente Charlestown è il luogo dove è ambientato The Town, il secondo film da regista di Ben Affleck che ci ha definitivamente dimostrato dove si nasconde il suo vero talento cinematografico.
Ed è vero soprattutto che The Town è costruito su cliché e anacronismi: Charlestown ha smesso di essere uno hub criminale già negli anni Ottanta, per trasformarsi in un quartiere ultragentrificato dove resistono ancora sacche di irlandesità e zone più povere di edilizia pubblica, ma che è in gran parte un dormitorio per gente mediamente ricca, con qualche ufficio e un po’ di luoghi di interesse culturale che lo rendono una meta turistica. Nel film di Affleck, invece, è come se il tempo si fosse fermato, e gli stessi criminali irlandesi che comandavano negli anni Sessanta sono ancora in prima fila nell’epoca degli smartphone e dei GPS, e i nuovi arrivati vengono ancora guardati con sospetto e definiti “toonies”. L’uscita del film, che pure è dedicato a “la maggior parte dei residenti di Charlestown, passati e presenti, che sono brave persone come se ne trovano ovunque”, fece indispettire il quartiere (qui un articolo del Boston Globe a riguardo), perché sembrava che Affleck volesse farlo precipitare indietro di trent’anni, e restituirne un’immagine vecchia e superata ma sicuramente più affascinante che quella del pacifico quartiere residenziale.
Eppure tutte queste critiche ci sembrano ingenerose, o quantomeno fuori fuoco, perché se è vero che The Town parla del quartiere di Charlestown e delle sue arcinote rapine in banca e della mafia irlandese, non lo fa con spirito critico o un approccio cronachistico; quello che formalmente è un film girato per essere il più naturale, realistico e concreto possibile è anche una parabola universale e dai toni quasi epici, che trascende i confini di Charlestown per spostarsi in territorio Grandi Domande. In parte è merito della fonte originale: The Town è tratto dal romanzo Il principe dei ladri di Chuck Hogan, e nelle intenzioni di Affleck doveva essere così fedele al libro da durare più di quattro ore, necessarie a portare sullo schermo le sue circa 400 pagine; se proprio c’è un problema con la rappresentazione di Boston nasce su carta, e semmai ce la si può prendere con Affleck perché non è intervenuto.

Soprattutto, però, The Town sfrutta un setting specifico per presentare una serie di domande che, con tutti gli aggiustamenti del caso, valgono anche a New York, a Tokyo, ad Amsterdam e a Cesano Boscone. The Town è una storia di gente che nasce irrimediabilmente rotta, e che passa gran parte della propria vita a chiedersi se potrà mai aggiustarsi; se cresci in un contesto in cui il crimine è normalità tanto quanto il fatto che tuo padre potrebbe sparire da un momento all’altro per farsi quarant’anni di galera, è davvero possibile uscirne in modo indolore, rifarsi una vita, ricominciare da capo? Oppure la tua condanna è rivivere all’infinito quella famosa citazione del Padrino parte III? The Town è popolato di personaggi che in un modo o nell’altro vivono questo dubbio esistenziale, ma sono i due protagonisti Doug e Jem a rappresentare al meglio le due facce della medaglia.
Parte di una banda che ha già rapinato sei furgoni blindati e due banche e che sta organizzandosi per l’ennesimo “ultimo colpo poi basta”, Doug (Ben Affleck) e Jem (Jeremy Renner, che per il film si meritò una nomination all’Oscar) sono amici d’infanzia, fratelli, inseparabili, insomma una classica coppia da film; vivono insieme da quando il padre di Doug si è beccato l’ergastolo, la sorella di Jem (una clamorosa Blake Lively) è stata per anni l’amante di Doug, e ovviamente i due organizzano rapine, spedizioni punitive, traffici di droga e amenità simili. Jem ha già conosciuto la prigione (nove anni per omicidio), mentre Doug vuole restarne alla larga il più possibile, e trova la scusa proprio durante una rapina: la banda rapisce e poi libera una delle impiegate (Claire/Rebecca Hall), Doug la segue per assicurarsi che non rappresenti un pericolo, poi la conosce, se ne innamora e decide di provare a convincerla a fuggire con lui per rifarsi una vita altrove (mentre cerca di convincere Jem a non ammazzarla). Sarebbe tutto molto romantico se non ci fosse di mezzo anche l’FBI nella figura di Jon Hamm, che vuole fermare Doug e soci a tutti i costi e che scopre presto che Claire (ignara della vera identità del suo nuovo amante, visto che durante la rapina era mascherato) è il suo punto debole.
Quello che segue è una classica caccia al ladro vista dal punto di vista del ladro, un thriller linearissimo dove la tensione è costante, punteggiato qui e là di sequenze d’azione girate con la maestria di un veterano (tra cui quella che è senza dubbio una delle cinque migliori sparatorie del millennio in corso) e popolato di figure che noi definiamo “archetipali” ma che altrove sono state definite “cliché” non del tutto a torto, tra le quali spicca un magnifico Pete Postlethwaithe al suo ultimo ruolo in carriera. Ma The Town è anche e soprattutto il conflitto tra Jem, il rassegnato, quello che sa che parlare di fuga e di ripartire da zero è inutile, solo un esercizio mentale da interrompere non appena ti chiamano per un’altra consegna di oppiacei, e Doug, che ha passato l’infanzia a sognare di raggiungere la madre che l’aveva abbandonato quando era ancora un bambino e che vede in Claire una sorta di surrogato, una via di fuga possibile e da inseguire prima che sia troppo tardi.
E il motivo per cui The Town è un film così straordinario è che Affleck non ci dà una risposta, e se lo fa sembra il primo a non essere del tutto convinto: non esistono veri lieti fini nella sua Charlestown immaginaria, un luogo dove passato e presente convivono e intrappolano i suoi residenti in una ragnatela dalla quale è impossibile scappare davvero. E qui CI FERMIAMO per non rovinarvi il finale, ma se già conoscete il film andate pure avanti a leggere quest’ultima domanda, che secondo noi è essenziale per capire cosa vuole dire davvero The Town: credete davvero che arrivato in Florida Doug si possa rifare una vita e possa trasformarsi in un cittadino onesto e irreprensibile?