Tomb Raider – La culla della vita è il salto dello squalo più rapido della storia del cinema
Tomb Raider – La culla della vita, il film che uccise la carriera di Jan De Bont, è un esempio perfetto di come gli studios possano rovinare un film
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Tomb Raider – La culla della vita e il salto dello squalo
Se avete familiarità con la storia della televisione, saprete che “salto dello squalo” è un’espressione nata in occasione di un episodio particolarmente discusso di Happy Days, nel quale Fonzie salta letteralmente uno squalo con gli sci d’acqua: è un momento che per la critica e il pubblico rappresenta il momento in cui la serie, ormai a corto di idee, fece un passo di troppo e finì nel reame dell’implausibile e dell’involontariamente ridicolo. Da allora, qualsiasi prodotto seriale vive nel terrore del momento in cui salterà lo squalo e smetterà di essere rilevante.

Tomb Raider – La culla della vita e l’eredità di Lara Croft
Qualsiasi ragionamento su La culla della vita non può prescindere da alcune considerazioni sul capitolo precedente, che era un mediocre action a sfondo archeologico che si appoggiava a un franchise ben noto per rendersi identificabile e attirare l’attenzione ma che non aggiungeva nulla di suo, né una sceneggiatura scritta decentemente né sequenze d’azione all’altezza della fama del personaggio. Lara Croft: Tomb Raider andò comunque benissimo al box office, alla faccia della valanga di recensioni negative, e riuscì per qualche motivo anche a far passare l’idea che Angelina Jolie fosse un’attrice action all’altezza del compito, o per lo meno accettabile. La culla della vita è qualcosa che va dal primo film e gli urla in faccia IL RE È NUDO!

Una collezione di disastri
Una scena girata male però può capitare a tutti, anche ai migliori; il problema è che La culla della vita non si riprende più da quei venti minuti che sembrano presi di peso da un brutto film della domenica pomeriggio su Rete Quattro. Innanzitutto, de Bont si trova fin da subito a fare i conti con un duplice dilemma: quando Angelina Jolie e il suo terrificante accento inglese sono in scena non si può fare altro che far girare tutto intorno a lei e alle sue smorfiette in favore di camera, ma quando l’attenzione si sposta altrove (per esempio sul cattivissimo Ciaran Hinds) è fin troppo chiaro che Tomb Raider – La culla della vita nasce e muore con la sua protagonista, e neanche un supervillain che di mestiere crea armi batteriologiche letali attira l’attenzione quanto l’archeologa seminuda.

La scusa di de Bont
Non bisogna comunque dimenticare che il film uscì in questo modo non per colpa (non del tutto, almeno) del suo regista: Jan de Bont, olandese, che in carriera ha diretto o fotografato un’enorme quantità di film di successo, parla del set del secondo Tomb Raider come di una sorta di incubo, come vi abbiamo raccontato qui, con costanti intrusioni sia della produzione sia della gente di Core Design, che voleva poter dire la propria sull’opera.