Tutto quello che troverete in Freaks Out
Freaks Out è un film di supereroi ma non solo: ecco cosa dovete sapere prima di guardarlo (e innamorarvene)
Non sono tantissimi quelli che hanno visto Freaks Out al cinema, sicuramente meno di quello che il film si sarebbe meritato. Sarà stata la pandemia, la durata su carta eccessiva, la difficoltà nel vendere un film così sfaccettato o la generalizzata sfiducia verso il nostro cinema che ancora piaga il pubblico italiano che neanche Lo chiamavano Jeeg Robot è riuscito a scacciare, fatto sta che il blockbuster di Gabriele Mainetti ha incassato meno di quanto avrebbe potuto. Ora però è passato abbastanza tempo dall’uscita che Freaks Out è arrivato in streaming, ed è qui che potrebbe trovare una seconda casa e l’occasione per esplodere finalmente e venire riconosciuto per quello che è: grande cinema.
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Per esempio, in Freaks Out troverete tantissimo Il mago di Oz. Che non a caso viene citato per nome e cognome, ma la sua influenza non è solo namedropping. Uno dei modi per interpretare la storia, infatti, è leggerla come una versione bellica del romanzo di L. Frank Baum, nel quale Matilde (Aurora Giovinazzo) è Dorothy e Fulvio, Cencio e Mario (Claudio Santamaria, Pietro Castellitto e Giancarlo Martini) sono rispettivamente il leone, l’uomo di latta e lo spaventapasseri, o quantomeno una loro versione virata Tod Browning. Il mago di Oz era una grande avventura corale, ma al suo cuore stava il viaggio di formazione della protagonista; lo stesso si può dire di Freaks Out e Matilde.
Sempre in tema Spielberg, ci troverete anche una grande quantità di nazisti da operetta. Ci sarebbe tantissimo da dire sul modo in cui la figura del generico nazista è cambiata al cinema, e quanto Spielberg e i suoi Indiana Jones l’abbiano influenzata, plasmata, fino a trasformarla in qualcosa che è contemporaneamente l’emblema del Male Assoluto e senza redenzione e intrinsecamente ridicolo. Il Franz di Franz Rogowski è un mix tra Arnold Toht, il nazista di I predatori dell’arca perduta, e un villain burtoniano (e quindi indirettamente spielberghiano), e la gioia con cui i generici nazisti senza nome e quasi senza volto vengono fatti saltare per aria per tutto il film profuma di anni Ottanta, di Indy ma anche di Wolfenstein 3D e di qualsiasi altro prodotto di intrattenimento con i nazi uscito negli ultimi quarant’anni.
Ovviamente, se è vero che Freaks Out non è solo un film di supereroi è però anche un film di supereroi e superpoteri. In questo senso è facile vederlo come la più classica delle origin story – quella di Matilde prima di tutto, che ha un potere immenso ma ha paura di usarlo perché è convinta di non saperlo controllare, ma anche quella del gruppo dei quattro che, privati della loro guida spirituale (del loro Splinter, se volete un paragone un po’ random), mettono finalmente piede nel mondo e cominciano a cercare la loro strada. È un film scritto con la voglia di trasformarlo in un primo capitolo, una storia che praticamente supplica di avere un sequel – che spiega quello che deve ma lascia aperte abbastanza domande da creare spazio per altri racconti in questo stesso universo. Il fatto stesso che abbiamo usato il termine “universo” è significativo: al di là dei superpoteri e di quello che comporta il fatto di possederli, Freaks Out è pensato e scritto con un occhio alle regole dei grandi franchise post-Marvel. E da questo punto di vista è una origin story migliore di moltissimi film dell’MCU (per non parlare di quelli DC), perché non fa il grande errore di molte origin story, cioè quello di trattenersi e tenersi il meglio per i capitoli successivi.
Trovate tutte le informazioni su Freaks Out nella nostra scheda.


