Una tomba per le lucciole stava per avere un sequel "spirituale". Ecco cosa è andato storto.
Isao Takahata stava pensando a un sequel tematico di Una tomba per le lucciole. Si sarebbe basato sul racconto The Border di Shin Shikata.
Il realismo emotivo e la cura dei dettagli che permea Una tomba per le lucciole fanno dell’opera un efficace documento in grado di processare gli eventi storici attraverso l’occhio dell’arte. Due bambini, orfani di guerra, cercano di sopravvivere nei boschi adiacenti la città. Vivono di carità e di provvidenze varie. La bambina viene curata dal fratello, anche lui giovanissimo, in un disperato tentativo di sopravvivenza. Entrambi vivono la loro condizione di vittime con la vitalità e la voglia di andare avanti tipiche della giovinezza. È qui il messaggio potentissimo di un Giappone, e di una guerra, che hanno tagliato le radici di una società uccidendo e ignorando la generazione che più ha vissuto la guerra sulla propria pelle.
Il film si sarebbe basato sul racconto The Border di Shin Shikata che affronta la storia dell’imperialismo giapponese. Un tema caro, insieme a quello della guerra, a Takahata e ben espresso in Una tomba per le lucciole.
Border 1939 era ambientato parzialmente in Cina. Dopo gli eventi della protesta in Piazza Tienanmen l’opinione pubblica era particolarmente negativa rispetto alla Cina. Lo Studio Ghibli decise così di non procedere con lo sviluppo di un film che sarebbe stato doloroso e controverso.
Sempre a proposito dello Studio Ghibli, ricordiamo che il 18 novembre arriverà su Netflix Earwig e la strega. Un altro film sperimentale, dato che è il primo dello studio prodotto completamente in 3D e diretto dal figlio di Hayao, Goro Miyazaki.
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Fonte: cbr