Venom - la furia di Carnage non è brutto... siamo noi che non l'abbiamo capito!
Venom – La furia di Carnage sta a Quarto potere come Quarto potere sta al filmino della vostra prima comunione
Venom – La furia di Carnage è il più grande film della storia del cinema. Un capolavoro come se ne sono visti pochi, un gigante, un colosso con il quale chiunque si dedichi alla settima arte dovrà d’ora in poi confrontarsi. Un film classico e inappuntabile eppure sperimentale e rivoluzionario, che fa dieci passi avanti verso il futuro ma non dimentica di omaggiare il passato – che a sua volta a confronto con i risultati raggiunti da Andy Serkis, Tom Hardy e Kelly Marcel, già sceneggiatrice di 50 sfumature di grigio per dire a quali vette stiamo puntando, sembra solo un bozzetto, una brutta copia di quello che il cinema può davvero dare se si lascia il genio libero di esprimersi. Un’opera senza precedenti, e probabilmente anche senza eredi, perché chi avrà mai il coraggio di provare a sfidare questo monolite, questo monumento a tutto ciò che rende magico il cinema?
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In questa rara foto dietro le quinte, Tom Hardy contempla le sue scelte di carriera e gli incassi di Venom.[/caption]
Stiamo parlando d’altra parte di un personaggio intimamente legato a Spider-Man e che vive nell’unica versione dell’universo di Spider-Man nella quale Spider-Man non sembra esistere (?). Compare in realtà in La furia di Carnage, fugacemente, in una scena post-credits, neanche di persona ma sullo schermo di una TV, distante e irraggiungibile come solo Tom Holland sa essere (un’altra cosa che abbiamo imparato grazie a questo capolavoro). Ma è un miraggio, un sogno che con ogni probabilità non si realizzerà mai: Venom dovrà continuare a esistere ancora per un po’ in uno Spider-verso privo di Spider, a meno che non vogliate davvero credere alle suggestioni di un crossover tra Tom Hardy e l’MCU suggerito e poi "negato" anche in una scena post-crediti di No Way Home.
Anche in La furia di Carnage vale tutto: è forse questa la chiave di volta, la luce giusta sotto la quale vedere il film per apprezzarne il sublime valore. Prendete proprio Carnage, che sta nel titolo e stava già in una scena alla fine del primo Venom che suggeriva un sequel nel quale avremmo fatto la conoscenza del peggior serial killer di tutti i tempi, l’uomo più malvagio e crudele del pianeta, un completo sociopatico senza alcuna forma di empatia, il flagello di Dio, il mostro di cui aveva paura Ed Gein quando andava a dormire e teneva accesa l’abat-jour e la tapparella rigorosamente abbassata per tenere a distanza l’orrore. E qui è pure furioso! Figuratevi cosa può fare un furioso flagellatore di famiglie, un perverso picchiatore di persone, soprattutto se nel suo sangue finisce un pezzo di Venom, sufficiente a creare un clone ancora più infuriato dell’alieno che vive nella testa di Tom Hardy!
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Una chiara citazione di Blade Runner, come si intuisce dalla presenza della pioggia.[/caption]
E quindi Venom – La furia di Carnage è un film di supereroi con un villain depotenziato dalla scrittura stessa, peggio ancora di quanto succedesse al povero Riz Ahmed nel primo film. Un supervillain il cui geniale Piano Finale Supercattivo è quello di sposarsi con la sua amata, uno snodo di trama di forma antropomorfa interpretato da quella che superficialmente potrebbe sembrare Naomie Harris ma in realtà è Andy Serkis in motion capture. Un cattivo incomprensibile, né spaventoso né empatico, davanti al quale Tom Hardy reagisce, almeno la prima volta che lo vede, nell’unico modo possibile: non capendoci nulla.
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Tom Hardy ci mostra la sua miglior espressione da "non sono sveglio da abbastanza tempo".[/caption]
Già il primo Venom era una commedia romantica, un classico triangolo lui/lei/l’alieno parassita occasionalmente interrotto dai deliri di un multimiliardario scienziato pazzo protagonista tra l’altro del peggior combattimento finale della storia del cinema di supereroi (sì, almeno in questo La furia di Carnage è meglio). Qui, tolta di mezzo Michelle Williams che esiste solo come funzione narrativa e veicolo per portare in mezzo all’azione anche il suo futuro marito Dan, promosso dal film a inspiegabile deus ex machina, Serkis si può concentrare interamente sul rapporto tra Tom Hardy e Hardy Tom, tra Eddie Brock e il suo simbionte, e mostrarci tanti irrinunciabili momenti quotidiani che ci fanno capire quanto sia difficile per i due convivere in maniera civile.
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La glaciale essenzialità dei set riporta spesso alla mente il von Trier più sperimentale.[/caption]
Il problema è nostro, lo ribadiamo, non possiamo fare altro che arrenderci all’evidenza. Forse il punto è che La furia di Carnage è un film fatto per generare domande; per stimolare le sinapsi, allenare i neuroni. “Perché Eddie non va dal macellaio a comprare qualche chilo di cervella da dare a Venom invece di fare tutta la manfrina delle galline? Eddie Brock vive forse in un universo parallelo, una versione degli Stati Uniti nella quale non esiste il manzo, il maiale, il coniglio, il cavallo, ma solo il pollo? Perché Eddie non va al centro commerciale a fare scorta di cioccolato per qualche mese? Perché Kletus dice a Eddie che gli dirà tutto quanto, poi si arrabbia quando Eddie lo pubblica? È perché le informazioni gli sono state estratte a forza? È per questo che ha la furia? O sono i problemi coniugali? Cosa significa esattamente che Carnage «è uno di quelli rossi» come dice Venom a caso, dal nulla, senza spiegazioni, la prima volta che lo vede?
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La cura del dettaglio nella costruzione del personaggio: a Eddie Brock ogni tanto prude il naso, e questo lo umanizza.[/caption]