WipEout Omega Collection VR, se non avete lo stomaco forte, non provateci nemmeno
Sony s’inventa quella che potrebbe essere la miglior strategia possibile per spingere le vendite del suo PlayStation VR, tirando fuori dal cilindro WipEout Omega Collection VR
Lorenzo Kobe Fazio gioca dai tempi del Master System. Scrive per importanti testate del settore da oltre una decina d'anni ed è co-autore del saggio "Teatro e Videogiochi. Dall'avatara agli avatar".
WipEout Omega Collection, in questa sua rinnovata veste fruibile solo dai fieri possessori di un PlayStation VR, non è roba per novellini, per neofiti curiosi di sperimentare le gioie e le meraviglie offerte dalla realtà virtuale. Solo i navigati, quelli che si sono forgiati a suon di motion sickness tra un’allegra sparatoria con RIGS: Mechanized Combat League e una rilassante scampagnata nel mondo alieno di Robinson: The Journey, potranno sperare di sopravvivere, di uscire illesi da una delle visioni più stupefacenti, ipnotiche e assuefacenti della propria vita.
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Si può naturalmente giocare anche con la visuale esterna, ma l’intera esperienza perde sensibilmente fascino.[/caption]
L’intero gioco, tutte le piste e competizioni, ma anche i semplici menù, sono stati riadattati per essere osservati e ammirati da ogni angolazione possibile, dando quasi l’impressione di avere a che fare con un gioco nuovo di zecca.
Si tratta di un titolo contenutisticamente enorme, impreziosito da un gameplay che non ha affatto accusato i colpi bassi del tempo.
Questa trasformazione in salsa VR, lo sottolineavamo tra le righe, è una vera e propria benedizione, l’ulteriore ciliegina su una torta già agghindata a dovere e saporita al punto giusto. Certo, c’è un prezzo da pagare, perché la prima volta che si indossa il visore, senza il giusto e dovuto allenamento beninteso, si rischia davvero di restarci secchi.
Un grande merito, in questo senso, va attribuito agli sviluppatori, capaci di tirare fuori dal cilindro un autentico miracolo. Al prezzo di qualche effetto luce, anche sulla versione standard di PlayStation 4 tutto fila liscio senza alcun calo del frame rate, con scarsissimo aliasing. La pulizia d’immagine, tra l’altro, è di altissimo livello. Senza alcun dubbio, sotto il profilo grafico, siamo di fronte al miglior gioco per PlayStation VR, un risultato che ridicolizza le incertezze mostrate da Driveclub VR, titolo che, a parziale discolpa, toccò il gravoso compito di accompagnare il visore nei primi giorni del suo debutto.
Con la dovuta pratica, abituandosi gradualmente, impostando la visuale sul tracciato, libera di sobbalzare ad ogni minima sollecitazione del mezzo, si ha la reale sensazione di essere piombati nel futuro, prigionieri di un veicolo che ha come unico scopo quello di spingere al limite le vostre abilità con il pad.
Togliersi il visore e ritornare ad una fruizione più classica, potrà anche essere più comodo, perché dopo un po’ il visore pesa, ma si ha la costante e netta sensazione di giocare al rallentatore, di guidare “a distanza”, persino di non avere il completo controllo del veicolo.
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L’unico dettaglio che stona, a fronte dello spettacolo tecnico e grafico offerto, è la relativa immobilità delle mani del pilota sui comandi. Non che si abbia tutto questo tempo per soffermarsi sulla cosa, vista la velocità con cui procede il veicolo.[/caption]
Dal canto nostro, aspettando sviluppi futuri e pregustandoci già ciò che potrà offrirci Ace Combat 7, ci auguriamo che questo modus operandi diventi presto uno standard, soprattutto per alcuni generi di giochi, racing e FPS su tutti.