Impeachment: American Crime Story, Monica Lewinsky e il cast ci svelano i retroscena della serie!
Abbiamo incontrato i creatori e il cast di Impeachment: American Crime Story in occasione dei FYC organizzati dalla Disney a Los Angeles
Nel corso degli FYC Fest della Disney che si sono tenuti a Los Angeles dal 3 al 15 giugno, si è svolto un incontro dedicato a Impeachment: American Crime Story, terzo capitolo dell’antologia firmata da Ryan Murphy che racconta la relazione del presidente degli Stati Uniti Bill Clinton con Monica Lewinsky e il suo conseguente impeachment del 1998, e che è andata in onda su FOX nel 2021.
LEGGI - La recensione
Ecco il nostro resoconto dell'incontro!
Sarah, hai parlato molto di come questa stagione riguardi in realtà l'amicizia tra Monica Lewinsky e Linda Tripp. Tripp conquistò la fiducia di Monica e registrò, a sua insaputa, ore di telefonate, in cui la stagista le raccontava nei dettagli i suoi rapporti sessuali con il Presidente. Consegnò le registrazioni al procuratore Kenneth Starr che stava già indagando sugli investimenti dei Clinton nella Whitewater ma che da allora si lanciò senza esitazioni sul più promettente scandalo sessuale. Pensi che Monica Lewinsky si fidasse di Linda?
Detto questo, quello su cui mi sono concentrata è stata Monica. Dovevo pensare alla situazione di Monica. Lavorava alla Casa Bianca, il posto più prestigioso in cui lavorare in America, giusto? È stata coinvolta in questa relazione, aveva detto che era innamorata di lui. E all'improvviso, viene presa e portata al Pentagono, una situazione che sarebbe insostenibile per chiunqe.
Sarah, un po’ come accadde per la tua interpretazione di Marcia Clak in The People v. O.J., a molti è sembrato che ci fosse un tentativo di redimere il personaggio di Linda Tripp. Come hai vissuto questa cosa?
Sarah Paulson: È stato molto chiaro da un primissimo TCA che alla gente Linda Tripp non piacesse. Ed è vero, sembrava addirittura che pensassero che stessimo facendo in modo che le persone cambiassero idea su Linda. Personalmente ero devastata dal fatto che tutti la odiassero anche perché lei per me rappresenta un personaggio col quale ho trascorso molto tempo, qualcuno che in un certo senso ha vissuto dentro di me, e verso il quale non provavo gli stessi sentimenti di astio.
Sarah Paulson: Non riesco a trovare un modo per parlare di questo senza sembrare impopolare ma mi sono connessa a lei per questo suo essere complicata e brutta, e non intendo affatto il suo aspetto fisico. Ho riconosciuto in lei la sua ambizione, ho riconosciuto il suo bisogno di essere presa sul serio. Ho capito che la sua disperazione faceva parte di qualcosa di importante. Tutte queste cose mi sono sembrate incredibilmente umane e mi ci sono addirittura ritrovata: la sua impazienza, la sua gelosia e la sua invidia, questi aspetti li ho trovati anche dentro di me. Quando ho letto la sceneggiatura ho pensato, prima di tutto, ho pensato che dal punto di vista della recitazione era la più grande sfida della mia vita, ma poi mi sono anche chiesta come mai avessi questi aspetti in comune con lei, che cosa diceva questo di me? È stato come parcheggiare la mia auto nel vialetto di casa mia, ma in modo strano e contorto.
Cosa ti ha colpito di come è stata scritto non solo il tuo personaggio, ma la serie in generale?
E com'è stato diventare lei fisicamente, avere tutto quel trucco e protesi in volto?
Sarah Paulson: Dovevo stare al trucco e parrucco per circa tre ore e 25 minuti ogni giorno, non che contassi le ore eh (ride)! Avevo parrucca, denti, occhiali, naso finti più un cambio posturale e di voce. E avevo sempre qualcuno con me che mi aiutava a ricordarmi di utilizzare il naso come se stessi sempre annusando qualcosa, il naso infatti è diventato una parte importante della performance in un certo senso. Mi fermavo a pensare: “devo girare il naso prima della testa”; sono piccole cose a cui probabilmente nessuno presterà attenzione. Ma questo lo ha reso anche divertente in un certo senso per me. Ed è qualcosa di cui sono molto orgogliosa, anche perché molto raramente sono orgogliosa di quello che faccio. E sono orgogliosa del lavoro che ho fatto in questa serie.
Beanie Feldstein: È stata un'enorme responsabilità che non ho preso alla leggera, una cosa è interpretare una persona reale, interpretare una persona che le persone pensano di conoscere, ma un'altra è conoscerla e affezionarsi a lei.
Come hai costruito il personaggio di una giovane Monica Lewinsky?
Monica ti ha dato qualche consiglio?
Beanie Feldstein: Monica mi disse che voleva che fossero mostrate le azioni che ha fatto, le sue scelte coraggiose, i suoi errori e i suoi momenti teneri, quelli vulnerabili e dolorosi, perché solo mostrando le buone azioni di una persona ne mostri un ritratto esclusivamente positivo. Quindi sapevo che era mia responsabilità impegnarmi completamente per ritrarre lei nella sua interezza.
Monica Lewinky: È stata un'esperienza incredibile, guardare Beanie era come guardare me stessa, qualcosa che non avevo mai visto prima. Ma è stato più difficile guardare Sarah Paulson interpretare Linda Tripp, dato che le situazioni con Linda erano ciò che avevo sperimentato in prima persona. La scena al Ritz Carlton durante il pranzo ad esempio… quella scena per me è stata una delle più dolorose, perché era così reale. Non è stato facile guardarla.
A cosa hai pensato quando ti sei resa conto che era il momento giusto per raccontare la tua storia?
Mira, da madre, entrando nella parte di una donna che ha attraversato quello che è l'incubo più grande per qualsiasi madre, che il proprio figlio o figlia venga distrutto da gente di potere e a livello pubblico. Come hai attinto alla tua esperienza di mamma per interpretarlo?
Mira Sorvino: Beh, ho una figlia che ha 17 anni e altri tre figli più piccoli. Quando reciti non dovresti usare le persone a te vicine, è troppo devastante per la psiche. Solo pensare di vedere tuo figlio soffrire, e poi pensare di cercare di fare qualcosa a riguardo e non esserne all'altezza, non essere in grado di fare nulla per ridurre la sua sofferenza… è terribile. Tutto quello che poteva fare come madre era semplicemente essere lì per lei e affrontare la cosa con lei.
Margo Martindale: Allora, innanziutto Lucianne Goldberg vive a circa cinque isolati da me a New York City. In quello che lei chiama The Upper Best Side (The Upper East Side, ndr). Credo sia una persona molto intelligente, incredibilmente esperta, penso si sia convinta di aver fatto la cosa giusta. Ma lei è ovviamente l'istigatrice di tutta questa vicenda. Niente di tutto questo sarebbe successo senza di lei e devo ammettere che in realtà mi piace. Ti devi un po’ innamorare dei personaggi che interpreti e io mi sono innamorata di lei. Penso che sia affascinante in un modo incredibilmente strano. E ho pensato al suo background, a dove è nata, a dove è cresciuta, da dove veniva la sua idea politica così conservatrice, che era una specie di amalgama di un mucchio di cose diverse.
In una vicenda come questa, con così tanti aspetti contrastanti, cosa dovrebbe essere colto al giorno d’oggi che non fu colto all’epoca?