Miss Marx, i capelli, il punk e le ragioni di Susanna Nicchiarelli: "Un film lo fai per vincere l’Oscar. Sempre"
Come nasce un film come Miss Marx, quando diventa internazionale, quando acquista il suo carattere: parla Susanna Nicchiarelli
Dopo due film come Cosmonauta e La scoperta dell’Alba ha vinto Orizzonti con Nico, 1988 ed è uscita dall’Italia (“Quello era davvero un film europeo, eravamo europei noi che lo facevamo, francesi, danesi, italiani… E sentivamo che era un pezzo della nostra storia”) ora questo secondo film in lingua inglese, promosso al concorso di Venezia, fa lo stesso.
Il risultato è un film che si fonda sull’abbinamento tra la musica punk e Eleanor Marx, il suo pensiero, le sue azioni e il suo rapporto con gli uomini (cioè la posizione che occupava come donna nella società): “Ti piace l’abbinamento con il punk?” chiede come prima cosa Susanna Nicchiarelli solo un giorno dopo la prima a Venezia.
Sì, mi sarebbe piaciuto vederlo di più...
E perché l’hai levata?!?
“Era ridicolo e rovinava le altre scene che vengono dopo e che sfruttano quella colonna sonora, gli levava la sorpresa”.
“Quella in cui lei balla”.

“Tantissimo. Devo dire che anche la scena in cui cantano l’internazionale mi piace, mi commuove, il fatto che la passione politica li ha tenuti insieme e mi fanno tenerezza lì sulla barchetta. Ma anche rabbia”
È noto che la storia di Eleanor Marx finisce con un suicidio. Quanto ti ci è voluto per capire come arrivarci in modo che il gesto avesse il senso che gli vuoi dare e non un altro?
Lì c’è un anacronismo evidente voluto e che funziona tanto. Fino a quel punto, fino a quella decisione però non avevi previsti?
“No, avevo previsto solo la colonna sonora punk, da quando ho scoperto i Downtown Boys”
“Sono di adesso!! Questa è la cosa geniale! Io volevo un gruppo giovane, non voglio il film nostalgico, non voglio il film sul fatto che eravamo belli una volta tutti comunisti. Questi sono dei ragazzini, il loro album si chiama Full Communism. Praticamente ho scritto il film ascoltando i loro pezzi. E poi chiaramente ci ho messo anche Chopin e Liszt perché lei fa la fine dell’eroina romantica e quindi ci vuole il romanticismo. Quella musica la trasporta al di fuori dal tempo”.
“Sì i capelli sono proprio il senso della libertà in questo film. Considera che a capo del reparto costumi e quindi anche parrucco c’è Massimo Cantini Parrini [ha lavorato a I fratelli Grimm, Il racconto dei racconti e Pinocchio], che è un genio mondiale, e la qualità del suo lavoro si vede. Specie sui capelli ci abbiamo lavorato tanto, sai quando vedi le foto dell’800 i capelli sono sempre acconciati in maniera rigida e spesso lo si trasporta nei film, ma le foto non dicono niente dell’800 perché ne facevano 3 in tutta la vita e si preparavano apposta. Abbiamo lavorato più sui quadri impressionisti delle donne che si pettinano. Abbiamo lavorato su quel che non si vede dell’epoca, sulla libertà, perché la casa è l’unico posto in cui le donne erano libere di avere i capelli sciolti”.
Questo è il secondo film che pensi per l’estero
Ti avevo fatto la stessa domanda per Nico e mi avevi dato la stessa risposta. Poi è andato benissimo all’estero, ha avuto anche una distribuzione in sala in America. Adesso questo è il secondo che fai in inglese, come puoi non pensarci?
“Perché quando parti con il progetto non è che hai in mente la vendibilità, vai d’istinto”
“Guarda di quelle cose ne inizi a parlare quando lo proponi al produttore ma quando ti dici “Oddio che bella idea!” non pensi “Farò i soldi e la venderò!” perché nessuno sa cosa funziona”
Tuttavia puoi immaginare che una cosa ha più senso al di fuori dell’Italia di un’altra

Ma quindi qual era il tuo obiettivo?
“Alla fine tu un film lo fai per vincere l’Oscar, sempre. Lo fai perché vada in tutto il mondo perché pensi che la storia sia importante, non fai osservazioni produttive del tipo “è internazionale” pensi che la storia abbia la sua urgenza e che sia quella giusta per quel momento. Ho capito nella vita che se fai un ragionamento di calcolo sbagli sempre perché si vede nei film, l’ho capito su di me e sugli altri, devi seguire l'istinto e i ragionamenti produttivi vengono dopo, non quando hai l’idea.
Poi chi fa i film che fanno i milioni di milioni allora sì, magari li fa questi calcoli, ma lì non è il regista quanto il produttore a prendere le decisioni e dare la storia al regista che la gira. È un altro mestiere. Rispettabilissimo. Ma non è il mio”.
Fatto sta che chi ha la tua età e gira film adesso pensa quasi sempre i film per l’estero perché il mercato italiano è troppo piccolo…
“Sì perché sono quasi sempre coproduzioni. Per Miss Marx il co-produttore estero lo avevo già in fase di sceneggiatura, che è una gran cosa, perché perché discuti con loro le scelte di cast e leggono la sceneggiatura. Sono voci importanti anche quando sono produttori minoritari. Questa dinamica sì rende il film più esportabile”.