The Witcher 2, il nostro incontro con Lauren S. Hissrich: "Voglio che il fantasy venga raccontato da voci diverse"
Abbiamo incontrato Lauren S. Hissrich, showrunner di The Witcher, con cui abbiamo parlato della seconda stagione della serie
Nonostante la pandemia, che rende problematica la produzione della seconda stagione, i piani per l'espansione del franchise proseguono senza sosta, e in attesa dell'uscita dei nuovi episodi - da oggi disponibili su Netflix - arriva online un primo prequel animato, intitolato The Witcher: Nightmare of the Wolf, mentre entra in produzione un'altra serie live action prequel intitolata The Witcher: Blood Origin. Ad agosto, Netflix e Hissrich siglano un accordo pluriennale che coinvolgerà la produttrice nello sviluppo del franchise ma anche in altri progetti per lo streamer.
Parliamo di Ciri. All'inizio di questa seconda stagione sembra avere un po' più di carattere, più 'cazzimma' come si sul dire. Sta palesemente esplorando la sua personalità, grazie anche al suo riunirsi con Geralt. Come si è evoluto questo personaggio durante la scrittura?
Penso che una delle cose che ho pensato subito, dopo il debutto della prima stagione, è stata che nel montaggio finale la storia di Ciri era stata penalizzata. L'abbiamo raccontata quasi solo come una principessa in fuga, costantemente in fuga dal suo passato. È una descrizione corretta, ma non ci ha permesso di restituire al meglio il suo carattere. Per la seconda stagione io e Freya Allan abbiamo ragionato su cosa sarebbe successo quando Ciri avesse finalmente smesso di correre. Emotivamente, fisicamente... Affiancarla a Geralt è stato un ottimo modo per indagare questo aspetto. All'inizio del romanzo Il Sangue degli elfi, Ciri e Geralt si sono incontrati ormai da un paio di mesi e si conoscono decisamente bene. Nel libro si capiscono già tra di loro, hanno un rapporto. Nella serie, invece, abbiamo deciso di iniziare la seconda stagione solo un paio di giorni dopo che si sono incontrati per la prima volta. Cosa succede quando un Witcher vecchio di cent'anni si ritrova davanti una ragazzina adolescente, e non si conoscono, sono completi estranei cui è stato detto che sono l'uno il destino dell'altra? Per noi questa è la domanda fondamentale per iniziare a indagare il carattere di Ciri e vedere quali reazioni avrà vivendo questa nuova vita. È sempre stata abituata a essere una principessa, tutti i suoi bisogni sono sempre stati soddisfatti. È abituata a essere protetta. Ma durante la prima stagione ha acquistato moltissima grinta e forza, è più autonoma. Ora quindi si trova a vacillare tra l'essere quella ragazzina viziata e la donna autonoma che ha un suo posto nel mondo che dovrà diventare. Una delle cose che preferisco della sua evoluzione in questa stagione è la sua trasformazione fisica. Cosa succede quando inizia ad allenarsi? Alla fine del secondo episodio la vediamo addestrarsi per la prima volta. Freya è una guerriera, ha fatto la maggior parte delle acrobazie e si è calata veramente nella parte per poter restituire al meglio quest'evoluzione sullo schermo. Penso che quando finirete la seconda stagione avrete un'idea molto più chiara di chi sarà Ciri per il resto della serie: sta imparando il genere di leader che vuole essere. Ha come modelli una regina, sua nonna. Ha una maga potentissima, Yennefer. E ha Geralt, un Witcher. Da tutti loro imparerà qualcosa, e fonderà questi insegnamenti nel tipo di leadership che vorrà incarnare. Che risposta lunga!
È una responsabilità gigantesca, ma ovviamente è anche un grande onore avere una posizione come questa. All'inizio di questo viaggio mi consideravo unicamente una sceneggiatrice: non me la sentivo di parlare in pubblico, di presentare la serie ai fan durante le convention, partecipare a interviste e cose così. Mi sono resa conto di quanto questa cosa in realtà sia importante per me, a prescindere dalla serie. Dire di essere una donna, dire di essere una madre (cosa di cui parlo sempre, anche sui social)... il fatto che io possa avere un ruolo così importante, pensare di essere brava in questo ruolo e nel contempo poter essere ancora una brava persona. La leadership spesso diventa davvero tossica. Io sono molto consapevole di questa cosa, e non voglio diventare quel genere di persona. Nelle conferenze stampa diciamo sempre che siamo una grande famiglia, ci trattiamo con molto amore e rispetto. Ho una politica molto precisa in questo senso: a tutti quelli che assumo dico sempre che non siamo persone che gridano o urlano contro i collaboratori. Se ci sono dei conflitti, li gestiamo come adulti. Lavoriamo duramente e vogliamo goderci il tempo che passiamo insieme. Penso che la serie stessa... beh, il fantasy è sempre stato scritto principalmente da maschi. Quando ho iniziato a lavorare alla serie non sapevo ancora questa cosa, e non avevo realizzato che con il mio lavoro avrei potuto fare strada ad altre donne in questo ambito. È questo il motivo per cui penso sia un onore essere riuscita a vendere questo progetto e ricevere questa opportunità. Voglio che il fantasy venga raccontato da voci diverse, non solo donne: semplicemente, persone le cui storie solitamente non vengono raccontate. Voglio che queste persone possano proporre le loro storie e raccontare il fantasy dal loro punto di vista. Pensate a quante tipologie diverse di fantasy potrebbero esserci, fuori da quelle tradizionali a cui siamo abituati tutti. È un argomento che mi rende molto emotiva, perché non voglio mai dimenticarmi quanto onorata sia di aver ricevuto quest'opportunità.
Dipende da cosa si intende con "più grosso". C'è chiaramente l'essere ambiziosi, la necessità di uscire dalle piccole stanze e andare negli spazi aperti. In questa stagione abbiamo girato tantissimo in esterni, è stata la prima cosa che ci ha permesso di rendere i nuovi episodi più ambiziosi... ma anche più sicuri, perché girare all'esterno è più semplice e gestibile con il Covid. Ma quando ho riscritto gli episodi ci è stato detto che potevamo riunire solo un certo numero di persone per volta in una stanza. Avevo scritto scene con 16 persone, e dovevo ridurle a 6. A questo punto ho riflettuto su cosa valesse davvero la pena fare, e cosa fosse il meglio per certe scene. Mi sono resa conto che eliminare persone avrebbe contribuito a rendere alcune scene e alcuni dialoghi molto più intimi, migliorando l'interazione tra i personaggi, rendendoli più umani. Quando ho riletto tutte le sceneggiature mi sono concentrata su questo aspetto, cercando di viverla come opportunità, e penso che alla fine non sia stato uno svantaggio. "Più grande" non significa per forza più persone, più combattimenti, più cavalli. "Più grande" significa anche ampliare la gamma emotiva dei nostri personaggi, assicurandosi che sia il loro viaggio a essere ampliato.
A proposito dei registi che hanno lavorato alla nuova stagione. Ci sono alcune decisioni creative, negli episodi, che sono piuttosto interessanti e coraggiose sul piano visivo, soprattutto quando si parla di mostri. Quanta libertà hai concesso ai tuoi registi? Il compito di uno showrunner spesso è quello di mantenere una certa coerenza espressiva lungo tutta una stagione.
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