[View2016] A tu per tu con Sharon Calahan, direttrice della fotografia de Il Viaggio di Arlo
Alla View Conference 2016 abbiamo incontrato Sharon Calahan, direttrice della fotografia di Il Viaggio di Arlo
Nato a metà degli anni '90, appassionato di cinema, serie TV e fumetti, continuamente in viaggio e in crisi con se stesso. Ama i pinguini e non certo per questo si è ritrovato a collaborare con BadTaste tra festival, interviste e approfondimenti.
Quanto è “difficile dipingere con la luce” come hai affermato di fare ne Il Viaggio di Arlo in una recente intervista?
Molto, soprattutto perché ci siamo ritrovati a realizzare un mondo molto realistico e autentico che doveva però essere in grado di accogliere personaggi simpatici e buffi. Una delle particolarità de Il Viaggio di Arlo sono proprio i contrasti. Con la luce abbiamo cercato di amalgamare questi due aspetti. La luce è stata fondamentale per questo, con il colore, le ombre e le diverse intensità. Abbiamo potuto mostrare allo spettatore come andava visto l’insieme, in modo naturale, non forzato, cercando un equilibrio.
E come possiamo chiamare questo nuovo effetto visivo? Fotorealismo?
Mmh, no, direi più Painting-Realism, un realismo dato attraverso la simulazione della pittura, dato dai dettagli che abbiamo inserito e creato grazie alla “pittura”.
Il Viaggio di Arlo ha avuto molti problemi di lavorazione: ha cambiato regista, è uscito un anno dopo… l’idea di avere questa fotografia così reale SOLO per gli ambienti (e non per i personaggi, generando questi contrasti) è sempre stata la stessa?
La vecchia versione de Il Viaggio di Arlo era completamente diversa. Gli scenari erano diversi. I personaggi erano diversi. Anche la storia e le persone che vi lavoravano erano diverse. Io non ho avuto modo di lavorare a quel film lì, per esempio. Ho deciso di contrarmi su Il Viaggio di Arlo solo nel momento in cui è stato riscritto da zero. E non poteva essere più diverso da quello che è arrivato in sala. Quindi no, non aveva questo stesso stile. È stato tutto rifatto.
Quali sono state le nuove tecnologie che nei Pixar Animation Studios avete dovuto sviluppare per arrivare a questo “Painting-Realism”?
Diciamo che questo stile è stato creato con più tecniche, riassumibili in tre grandi categorie: quelle impiegate per realizzare gli scenari, quelle usate per creare il fiume e quelle per dar vita alle atmosfere e allo stesso clima. Nel primo caso dovevamo dare l’idea di proiettare i personaggi in questi grandissimi spazi, nel secondo di realizzare un fiume che è sempre presente in tutto il film, nel terzo aggiungere qualcosa con il tempo e soprattutto le nuvole (prima ancora del vento e della pioggia). Purtroppo non avevamo tutto il tempo necessario così abbiamo usato precedenti software potenziandoli, soprattutto con regole matematiche e geometriche. Ad esempio per creare le rocce o gli alberi. Il fiume, per i problemi di tempo già detti, l’abbiamo realizzato come se fosse un puzzle in modo da poterlo sfruttare a nostro piacimento. Per le nuvole abbiamo usato un nuovo metodo, invece, per farle interagire al massimo con il colore e realizzare le numerose sfumature possibili.
Sei stata il primo membro della American Society of Cinematographer proveniente solo dal mondo dell’animazione. Come ti sei sentita? Hai percepito delle responsabilità?
Molto onorata e sorpresa, devo essere sincera. Non me l’aspettavo!
Il Viaggio di Arlo è ormai uscito quasi un anno fa. Al momento a cosa stai lavorando?
Ah, bella domanda. Onestamente non so quali saranno i miei progetti futuri. Mi verranno fatte una serie di proposte come tornerò in America dopo questo festival quindi… ne parleremo magari durante la prossima View Conference!