Anche quest'anno, come capitato altre volte in passato, l'Italia vedrà il nuovo film Pixar a qualche mese di distanza dagli Stati Uniti: Ribelle – the Brave, uscito venerdì oltreoceano, arriverà infatti nei nostri cinema il 5 settembre.

Tuttavia ieri sera si è tenuta l'anteprima italiana del film (i cui incassi sono stati devoluti in beneficenza), nell'ambito del Taormina FilmFest. Il nostro Claudio Cicciarelli ha partecipato alla proiezione, e così ecco la nostra prima recensione del film:

E’ consuetudine, quando si parla di un film Pixar, iniziare la recensione con un corposo prologo che permetta di inquadrare il team all’interno di un determinato contesto d’eccellenza nel campo dell’animazione.

Il character poster di Ribelle - The Brave
Con Ribelle – the Brave possiamo far cessare questo rituale. Siamo al tredicesimo film della casa, e la Pixar si è ormai consolidata nell’immaginario collettivo come sinonimo di qualità. 
Le esperienze cinematografiche Pixar sono perfettamente degne di essere affiancate a quelle dei grandi classici Disney. Gli adulti si affidano ciecamente di questo brand, e covano grandi aspettative sui nuovi film in uscita.

Questa premessa serve a inquadrare meglio Ribelle – the Brave all’interno del panorama critico attuale. Il film ha ricevuto oltreoceano recensioni miste e viene considerato, nella migliore delle ipotesi, un Pixar minore. 

Grazie alla splendida cornice di Taormina ci è stato possibile visionare il film in lingua originale. Vediamo di organizzare al meglio i pensieri e sviluppare un quadro d’insieme.

Ribelle – the Brave è un bel film. Lo scriviamo subito per tranquillizzare i più preoccupati. Ribelle – the Brave non è solo un bel film, è un bel film d’animazione. Cosa ancora più importante, si tratta di un bel film Pixar, che non sfigura di fronte alle altre gemme della casa. 
Come spiegarsi allora lo strano clima critico che lo avvolge? E’ presto detto: si tratta di un film che rompe una tradizione, una consuetudine che vuole tutti i film Pixar come latori di elementi di ribellione contro i rituali disneyani del passato. 
Situazioni adulte, sviluppi maturi e imprevisti, tutta una serie di ingredienti che ormai vengono dati per assodati.

Con un sol colpo, Ribelle – the Brave distrugge questa costante tensione creativa, creando per la prima volta in un paio di anni una storia Pixar che non risulti bipolare, in bilico tra il maturo e il giocoso. Ribelle – the Brave è essenzialmente un film disteso, un film di grandi atmosfere e ambientazione. Il tema scozzese viene impreziosito da un superbo uso dei colori, che trasforma i poligoni della computer grafica in meravigliosi dipinti digitali. La distanza tra gli artwork e il risultato finale appare minima: qualsiasi scena può essere messa in pausa e incorniciata, qualsiasi frame può diventare illustrazione. Si gioca molto sui contrasti color pastello, tra il verde dei boschi e gli stupendi capelli rossi della principessa Merida (i capelli dei personaggi valgono da soli un terzo del biglietto, vedere per credere). Sul verde delle foglie vengono fatti sfumare i colori cangianti dei fuochi fatui, i Will O' the Wisps delle leggende scozzesi. 
La Gran Bretagna del film appare cristallizzata in una dimensione senza tempo, fatta di leggende e orgogliosi clan. Sullo sfondo, musiche celtiche e riadattamenti in lingua contemporanea si accompagnano a perfette ricostruzioni di grandi saghe cantate.

Il character poster di Ribelle - The BraveInutile dire come le caratterizzazioni dei personaggi siano tutte di ottimo livello. L’aspetto tecnico e l’aspetto narrativo convergono alla perfezione. Ogni “attore”, sia esso protagonista o comprimario, possiede un set di animazioni, espressioni facciali e idiosincrasie che lo rendono davvero unico e memorabile. 
Il mood dei personaggi, tipicamente scozzese, viene enfatizzato da un doppiaggio originale che calca molto sugli accenti di una lingua carica di storia. 
Non c’è un solo co-protagonista che non sia riconoscibile o identificabile. Anche i personaggi che sembrano nati con il preciso scopo di vendere merchandise risultano ottimamente delineati nel perfetto stile Pixar.



In questo teatro viene inscenato un semplice dramma familiare. Si gioca tutto sugli equilibri, sulle stabilità. Una principessa che non vuole sposarsi, che non vuole accettare i dettami della madre. Una regina che non riesce a comprendere la figlia e la sua indole selvaggia. L’incontro/scontro tra due generazioni, coadiuvato da un pizzico di magia.


Non vi aspettate grandi tensioni, gravi dilemmi o passaggi intricati. La trama è molto lineare. Talmente lineare, in effetti, da suscitare in certi momenti la sensazione che ci sia troppa poca carne al fuoco. Forse alcune situazioni potevano essere arricchite e tratteggiate in modo più approfondito. Forse si potevano porre degli ostacoli aggiuntivi sul cammino del protagonista.


Osservando il quadro d’insieme però, appare evidente come la pellicola Pixar non voglia assolutamente percorrere percorsi impervi, scegliendo di accompagnare lo spettatore per un breve ma intenso viaggio in un dipinto animato. Ed è perfetto così.