Valeria Bruni Tedeschi attinge a piene mani dalla propria vita e carriera per delineare, purtroppo in modo confuso, il suo nuovo film I Villeggianti, in cui si approfondiscono gli inutili tentativi di fuggire dalla realtà compiuti dai membri di una famiglia, e dai loro invitati, durante un’estate trascorsa in una lussuosa residenza estiva.

Al centro della trama c’è Anna (Tedeschi) che è al lavoro sul suo nuovo film, andando anche alla ricerca di finanziamenti in una delle scene più divertenti del film, e si ritrova alle prese con una relazione fin troppo complicata, scoprendo inoltre che il suo partner Luca (Riccardo Scamarcio) la sta tradendo ormai da molto tempo. La partenza per le vacanze insieme alla figlia sembra quindi una soluzione perfetta per rilassarsi e provare a riprendere il controllo sulla propria vita. La realtà, tuttavia, sarà molto diversa e Anna si confronterà con la sua famiglia, gli amici e il personale al lavoro durante alcune giornate che faranno emergere segreti, rabbia, frustrazione, timori e speranze per il futuro.

I primi minuti del film potrebbero far sperare di trovarsi di fronte a una commedia spumeggiante e molto autoironica, considerando il forte legame tra realtà e finzione creato da Valeria Bruni Tedeschi, ma le aspettative diventano purtroppo vane non appena si verifica il cambio di location. Le giornate trascorse sulla riviera francese sono purtroppo un susseguirsi di dialoghi ed eventi senza un vero filo logico o un approccio narrativo coeso, alternando ricordi del passato persino al limite del raccapricciante a causa della leggerezza con cui vengono trattati il tema delle molestie e la scelta di diventare madre, alla surreale follia in cui ci si addentra nella mente dei personaggi e nelle relazioni sentimentali, senza nemmeno dimenticare amori passati, differenze sociali e addirittura una presenza sovrannaturale che dovrebbe avere quasi un ruolo di guida e giudice e risulta invece inutile e poco comprensibile.

I richiami al mondo del teatro, in alcuni passaggi in cui si introduce la prospettiva di uno sguardo innocente sui drammi vissuti dagli adulti, appaiono poi fuori luogo e non gestiti nel migliore dei modi, sacrificando in questo modo anche le interpretazioni inaspettatamente brillanti, considerando il materiale deludente a propria disposizione, di Pierre Arditi e Noémie Lvovksy. Il gran numero di personaggi, inoltre, rende impossibile delineare con attenzione ogni storia, rendendo alcune presenze di contorno, come i domestici, un peso in più per una storia già fin troppo ricca di spunti e potenziali racconti.
L’ultima parte del lungometraggio sembra poi addentrarsi in un’atmosfera più drammatica e malinconica, non avendo però il coraggio di seguire fino in fondo questo cambiamento di tono e spezzando ancora una volta il racconto con una sequenza ambientata nel mondo del cinema che non aggiunge nulla al film, rischiando invece di alienare ulteriormente lo spettatore già messo a dura prova dalla sceneggiatura confusa.

I Villeggianti ha comunque il merito, in alcuni passaggi, di valorizzare alla perfezione la personalità e la verve della sua protagonista e autrice, lasciando però un senso di insoddisfazione considerando la buona premessa, poi del tutto abbandonata e non sviluppata, proposta dai primi minuti del film.

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