Altri 365 giorni, la recensione
Il terzo e (speriamo) ultimo capitolo della saga polacca è una sofferenza lunga quasi due ore, tra infinite scene di sesso e una colonna sonora oltre l’invadente
Altri 365 giorni è su Netflix
Ci proviamo. Il primo 365 giorni glorificava il rapimento e la mancanza di consenso come base di una relazione amorosa, e ci faceva vedere due persone molto belle (Michele Morrone e Anna-Maria Sieklucka) che facevano sesso ovunque, comunque e in tutti i modi possibili. 365 giorni: adesso provava a cavalcare maggiormente il lato… vorremmo dire “thriller”, o “action”, ma sarebbero termini esagerati. Diciamo che puntava forte sul fatto che l’affascinante Massimo fosse anche un mafioso, e provava a costruire una trama quasi intricata che coinvolgeva anche tradimenti, donne misteriose, surfisti romantici e persino un gemello cattivo. Altri 365 giorni rimette in soffitta queste tentazioni per tornare a concentrarsi esclusivamente su Massimo, Laura e il loro disastroso matrimonio.
Il film non ha una vera trama, né alcuna forma di progressione narrativa. Riprende da dove avevamo lasciato, con Laura e Massimo sempre innamorati ma sempre in crisi in quello che è senza ombra di dubbio il matrimonio più insensato della storia del cinema, e il fantasma di Nacho, il succitato surfista, che aleggia dietro Laura ricordandole il suo tradimento (nel frattempo Massimo partecipa a orge sadomaso ma la sua moralità e la sua fedeltà non vengono mai messe in discussione). Succede che Laura litiga con Massimo, Massimo si rifugia nella cocaina, Laura si rifugia invece a Lagos, in Portogallo, dove incontra di nuovo Nacho che prova a convincerla a mollare Massimo per mettersi con lei.
Come accennato, il finale lascia spazio a ulteriori potenziali sequel, che se dovessero accadere si staccherebbero definitivamente dalla fonte letteraria (i romanzi di Blanka Lipińska sono solo tre). Ovviamente speriamo che non accada, perché altri 365 minuti con questo franchise potrebbero essere troppi.