Arrow 7x21 "Living Proof": la recensione
La nostra recensione del ventunesimo episodio della settima stagione di Arrow intitolato Living Proof
Non per nulla il meglio di Living Proof è prepotentemente legato al passato della serie più che al suo presente o futuro e grazie al ritorno di Tommy Merlyn (Colin Donnell), che assiste per così dire Oliver mentre è imprigionato sotto una gigantesca lastra di cemento e cerca di decidere se uccidere o meno la sorella, ci regala delle sincere emozioni: il che è curioso, considerato che parliamo di un lungo e fruttuoso scambio del protagonista con un morto.
Aspettarsi un concreto ritorno del personaggio di Tommy, considerata la coincidenza che Oliver si trovava in una circostanza tanto simile a quella che ha segnato la morte del personaggio, era chiaramente un'ingenuità e sì, Donnell si è presentato con una folta barba sulla quale gli autori hanno peraltro scelto di fare una simpatica battuta, perché era ovviamente impensabile che l'attore cambiasse radicalmente il look del personaggio che interpreta in Chicago Med per una sola apparizione in un'altra serie e, onestamente, non pensiamo che sia un particolare così prosaico a costituire il vero problema di Arrow.
Anche il fatto che Oliver sembri sempre bloccato nello stesso genere di difficile scelta in un loop che dura sostanzialmente dall'inizio della serie, tra uccidere e scegliere un'altra alternativa, non aiuta esattamente la trama orizzontale, che risulta così stagnante e priva di quel dinamismo che dovrebbe caratterizzare un penultimo episodio di stagione, soprattutto in pieno periodo di sweeps.
Anche i flashforward, che all'inizio della stagione funzionavano in maniera eccellente, stanno cominciando a mostrare qualche crepa, soprattutto quando contribuiscono a diminuire il valore emotivo di alcune scene: vedere nel presente Roy rischiare la vita nel palazzo in cui il Team Arrow è imprigionato, sapendo che nel futuro è vivo e vegeto e che quindi non gli accadrà nulla, influisce gravemente sul pathos che quella scena creerebbe in altre circostanze, così come - a livello narrativo - lo fa vedere Dinah giudicare per l'ennesima volta un membro del suo stesso Team, in questo caso Roy, per poi chiedergli scusa, quando fino a cinque minuti prima era stata più che disposta a seppellire la verità sulla morte dei poliziotti uccisi nella scorsa puntata e come se la discriminate che le abbia fatto cambiare idea sia legata alla scoperta che Emiko ha mandato alla polizia il video dell'accaduto che incastra lei e tutti gli altri, dando così l'impressione che fosse disposta a coprire un omicidio solo perché non rischiava nulla a livello personale.
In un episodio generalmente zoppicante, la storyline più interessante ha finito per rivelarsi quella legata all'ormai prossima uscita di scena del personaggio di Felicity, anche se persino in questo caso non si può esattamente dire che il coinvolgimento di Elena con Archer sia un colpo di scena. Come apprenderemo infatti nel corso della puntata, sarà Elena, dopo l'attacco subito da Emiko alla quale Felicity rivelerà di essere incinta per avere salva la vita, che insinuerà nella mente della sua amica l'idea di sparire dalla circolazione per proteggere il bambino che porta in grembo, quando in realtà non vuole fare altro che impossessarsi del programma di Felicity ed usarlo per sviluppare quella che nel futuro scopriamo diventerà la Galaxy One, un progetto presentato come un'alternativa al vigilantismo che finirà però per trasformare Star City in uno stato di polizia ed in quel luogo insidioso e preda dei criminali che abbiamo conosciuto grazie ai flashforward.
Il finale della settima stagione di Arrow intitolato "You have saved this city" andrà in onda negli Stati Uniti lunedì 13 maggio su The CW.