Batman: Gotham by Gaslight e altre storie, la recensione
Abbiamo recensito per voi Batman: Gotham by Gaslight e altre storie, pubblicato da RW Edizioni - Lion Comics
Nell’Universo DC di allora, il Multiverso è stato del tutto spazzato via a seguito della maxiserie Crisi sulle Terre Infinite, ma molti lettori ricordano ancora con affetto quei curiosi e originali mondi paralleli dove erano presenti incarnazioni alternative dei loro eroi preferiti.
Un titolo che rappresenta un tuffo in un passato che non esiste più? Sì e no, da come si vuole vedere la cosa. Gran parte del volume è ambientata in una Gotham City alternativa del 1889 e del 1892 (ovvero un secolo prima della pubblicazione delle loro rispettive storie), dove un Bruce Wayne di ritorno da Londra adotta l’identità di Batman dapprima per scoprire l’identità di Jack lo Squartatore, responsabile anche della morte dei suoi genitori, poi per debellare i piani di Alexandre LeRoi, un uomo capace di portare distruzione dall’alto grazie alle sue macchine volanti.
Il Mike Mignola di Gotham by Gaslight non è di sicuro un disegnatore alle prime armi, pur essendo ancora alla ricerca di uno stile ben preciso, e quindi adotta soluzioni grafiche comunque apprezzabili. Nella Gotham “vittoriana” da lui disegnata, piena di vicoli oscuri e ombre minacciose, nonché nei paesaggi onirici della storia tratta da Legends of the Dark Knight sceneggiata da Dan Raspler, vi sono i prototipi dell’Hellboy Universe.
L’ultima storia, invece, del 2005, sceneggiata da Steve Purcell, è di molto successiva alla nascita di Hellboy. Qui c’è già il Mignola maturo che però in questo caso sembra solo voler celebrare senza troppi fronzoli l’Universo DC tramite la descrizione dell’ascesa e la caduta di un personaggio di secondo piano (il secondo Clayface), scomparso durante la Crisi. Certo, il Mignola sottotono è comunque migliore di altri artisti al loro massimo.
Se la parte grafica è ciò che più risalta in questo volume, le storie invece non riescono a fare altrettanto. Non perché ci troviamo di fronte a delle pessime sceneggiature, anzi: più che altro, a distanza di svariati anni dalla loro prima pubblicazione, il tempo passato si fa sentire. Ciò che appariva innovativo allora, oggi è scontato, e le storie presentano dialoghi e soluzioni di sceneggiatura senza clamori o soluzioni narrative memorabili. Va comunque dato atto ad Augustyn di aver trasferito con efficacia le atmosfere delle storie batmaniane di quell’epoca in un contesto del tutto inedito, mantenendo invariate le caratteristiche salienti del Cavaliere Oscuro.
La storia che insegue la storia che insegue la storia, in ultima analisi.