Batman: La maledizione del Cavaliere Bianco, la recensione
Con Batman: La maledizione del Cavaliere Bianco, Sean Murphy è riuscito a portare avanti più che degnamente la trama imbastita in precedenza
Fumettallaro dalla nascita, ha perso i capelli ma non la voglia di leggere storie che lo emozionino.

Se siete tra i pochi che non hanno letto Batman: Cavaliere Bianco, miniserie in otto capitoli firmata da Sean Murphy, sappiate che vi siete persi una delle storie più belle pubblicate recentemente incentrate sull’eterno confronto tra l’Uomo Pipistrello e Joker. Grazie a un interessante ribaltamento dei ruoli, dove il Principe Pagliaccio del Crimine è apparso come il vero protettore della città e ha intrapreso una personale marcia per fermare l’attività del vigilantes mascherato di Gotham, il titolo ha riscosso un meritatissimo successo che ha portato alla realizzazione di un secondo capitolo e uno spin-off, raccolti da Panini DC Italia in un volume cartonato intitolato Batman: La maledizione del Cavaliere Bianco.
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"Murphy è riuscito a portare avanti più che degnamente la trama imbastita in precedenza e a riuscire a offrire un’immersione ancora più profonda in un universo alternativo sempre più accattivante"Non era facile mantenere vivo l’interesse intorno a questa saga ed evitare di disperdere l’attenzione creatasi intorno al titolo: Murphy è riuscito a portare avanti più che degnamente la trama imbastita in precedenza e a riuscire a offrire un’immersione ancora più profonda in un universo alternativo sempre più accattivante. I segreti di questo successo vanno ricercati nella maniera in cui migliora la gestione di Bruce Wayne e di Napier: adesso, Bruce appare più umano e travagliato, in perenne lotta con i suoi sensi di colpa e i suoi fallimenti, mentre ritroviamo la follia perversa di un Joker che, solo a tratti, lascia emergere la sua umanità.
Mentre seguiamo le macchinazioni di Joker e l’inserimento di Azrael come variabile nella battaglia tra i due avversari, l’artista statunitense distilla gradualmente gli elementi che ci svelano come è nata Gotham, le lotte intestine alla comunità nata nel Diciottesimo secolo e la genesi delle famiglie che ne hanno determinato fortune e sventure. Murphy convince anche sotto quest’aspetto giocando con il lettore, portandolo a credere determinate verità salvo poi fare marcia indietro, confondere un po’ le acque e mostrarci solo sul finale verità ancora più scomode. In tal senso, lo speciale dedicato a Viktor Von Freeze contribuisce a rendere il quadro di insieme ancora più inquietante e dai risvolti inattesi.
L’epopea del Cavaliere Bianco proseguirà e tanti altri aspetti - che troviamo tra queste fondamentali pagine - verranno sviscerati. Il consiglio, o meglio l’imperativo è uno solo: leggete assolutamente Batman: La maledizione del Cavaliere Bianco. Siete stati avvisati.
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