Bloodline (terza stagione): la recensione
Tra segreti e sensi di colpa, si chiude su Netflix la saga familiare dei Rayburn: la recensione della terza stagione di Bloodline
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We’re not bad people, but we did a bad thing
Alla luce di ciò che abbiamo visto nelle successive due stagioni, questa frase non ha più senso. I Rayburn sono eccome delle persone cattive, viscide, subdole e vigliacche. Seminano cadaveri, inventano versioni per coprirsi a vicenda, nascondono la testa sotto la sabbia e, quando nulla di tutto ciò è possibile, semplicemente fuggono. Da parte dello spettatore non può esserci compassione per tutto questo, benché la scrittura a volte dia l'impressione di cercarla, ma non perché il male non sia degno di essere raccontato. Anzi, se c'è una cosa che la televisione sta facendo negli ultimi anni è proprio raccontare il fascino di personaggi estremi, colpevoli, anche dannati a modo loro.
Ma qui la parola chiave è "fascino". Non c'è nulla di affascinante nei Rayburn. John, Meg e Kevin sono persone diverse tra di loro, ma ciò che li accomuna è la mediocrità. John (Kyle Chandler) è il protagonista della stagione, eppure la nostra visione non coincide mai totalmente con la sua. Il che, considerato che il penultimo episodio racconta una fantasia onirica sul modello di una certa puntata dei Soprano, è dire tanto. Qui si tratta di coprire l'omicidio di Marco, e ancora si ripropongono le solite discussioni: Kevin (Norbert Leo Butz) nel panico, John che si assume la responsabilità, un castello di bugie mentre tutto intorno crolla. Rimane qualche vago senso di colpa, maturato più per esigenze di scrittura che per altro, che dovrebbe portare ad una chiusura, ma nemmeno questa arriva.
Peccato anche per Sally, che grazie a Sissy Spacek lo scorso anno era stata protagonista dei momenti migliori, quelli in cui si svelava la fragilità materna del personaggio. Quest'anno la quantità di disgrazie e mortificazioni sarà talmente elevata da generare l'effetto opposto. Il disinteresse con il quale si finisce per accettare qualunque macabro segreto è quasi straniante. Persone che si ripudiano e odiano a vicenda, ma che si meritano l'un l'altro.
Nei primi episodi funziona la parentesi processuale, direttamente collegata al cliffhanger della scorsa stagione. Una volta esaurita questa, la stagione, già non particolarmente agile, si affatica nell'incastrare storyline abbozzate o narrate a mezza voce. Il tutto culmina in un finale che non preclude del tutto a nuovi sviluppi, anche se è noto che la storia terminerà qui.