Chiara Ferragni - Unposted, la recensione | Venezia 76
Privo di un vero punto di vista esterno Unposted è come Chiara Ferragni racconta Chiara Ferragni
La narrazione che questo documentario costruisce è fatta di opposizioni e molto americana, è la mitologia della self made woman partita da un garage (che in questo caso è l’internet dei blog e degli albori del web 2.0) e poi esplosa tramite lavoro e determinazione. Chiara descrive quel che le è successo come la classica opportunità americana, quella che è lì per chiunque, basta avere idee e determinazioni e la si può cogliere.
Partito con i filmini della famiglia Ferragni, al tempo stesso ordinari (somigliano a qualsiasi altro filmino familiare) e straordinari (per quantità di ore girate lungo gli anni, per quanto lei è stata sempre esposta e raccontata), Unposted sceglie di lavorare il meno possibile sull’immagine di Chiara e invece ricalcare l’estetica da VH1 e E!Entertainment, incluse interviste di terribile falsità in cui chi parla trasuda impostazione e manca totalmente di onestà.
Anche i momenti più interessanti, come quando la Von Fustenberg dice che Chiara Ferragni voleva “essere indipendente e avere la vita di un uomo in un corpo di donna”, sono lasciati morire per fare spazio ad altre confessioni. L’impressione è di assistere ad un mediometraggio di quelli che si proiettano sui monitor degli eventi di moda o ad un video ad uso interno per le compagnie della Ferragni. Anche la divisione quasi netta in argomenti (lavoro, famiglia, vita sentimentale, figlio) pare funzionale a questo.
Forse la più grossa occasione persa dell’anno.