Cloak & Dagger 1x01-02, “First Light”-“Suicide Sprints”: la recensione
La nostra recensione dei primi due episodi della prima stagione di Cloak & Dagger, intitolati “First Light” e “Suicide Sprints”
Passano gli anni e tutto cambia ancora: Tyrone è infatti una promessa del basket, uno studente modello e un fedele devoto, nonostante una certa oscurità che da quel fatidico giorno alberga dentro di lui, pulsando, cercando in tutti i modi di uscire. Tandy, invece, ha perso tutto, anche volontariamente, e oggi vive una vita precaria e pericolosa, dedita anche a piccoli atti criminali: nonostante viva al buio, dentro la giovane c'è però ancora una luce che non si può spegnere.
Ecco il sunto dei primi due episodi di Cloak & Dagger, la serie che porta sul piccolo schermo la versione live action dei due metaumani della Marvel Comics creati nel 1982 da Bill Mantlo ed Ed Hannigan sulle pagine di Peter Parker, the Spectacular Spider-Man #64. Il pilot della serie TV, intitolato First Light, ha inizio nel passato e ci presenta le versioni giovani dei due protagonisti in quello stesso giorno in cui la loro vita sarebbe cambiata per sempre. Nel corso della narrazione, nella quale presente e passato si intervallano più di una volta tra loro, scopriamo quello che è il - difficile - presente dei due: ognuno percorre il proprio sentiero in salita, al momento incontrandosi con l'altro solo per una manciata di minuti.
Cloak & Dagger è una serie TV di genere cosiddetto "cinecomics" dall'incipit potentissimo e coinvolgente: la sequenza d'apertura ambientata nel passato possiede infatti uno storytelling dinamico e in crescendo, fino ad un drammatico climax la cui messinscena è travolgente quanto brutale. Nei primi minuti del pilot abbiamo sperato per il meglio: se tutto lo show avesse mantenuto quel tipo di narrazione, dotata di un intreccio altamente funzionale e uno studiato utilizzo delle fotografia, specie per ciò che riguarda i giochi di luce e ombre, oltre quelli cromatici, avremmo potuto davvero festeggiare. Immancabilmente - e tristemente - però, quando la narrazione entra nel vivo, si spegne. Senza riaccendersi mai, a conti fatti, fino alla conclusione del secondo episodio, Suicide Sprints.
Pochi lampi, molte ombre, dunque, in un esordio che non è certo memorabile, e ben al di sotto delle aspettative. Possiamo cautamente - ma davvero cautamente - confidare che, quando i due protagonisti inizieranno un "cammino dell'eroe" comune, le cose potranno migliorare, spostando la narrazione su livelli più consoni, sempre tenendo conto del fatto che l'atmosfera dello show sembra voler abbracciare le atmosfere grounded che tanta fortuna hanno portato ai "supereroi urbani" sul piccolo schermo. Al momento, però, il giudizio non può che essere negativo: la storia proposta è infatti eccessivamente dispersiva e anche inutilmente decompressa. Va a toccare tantissime tematiche - alcune delle quali davvero inutili - senza approfondire mai, e soprattutto presentandoci personaggi dotati di apparenti e molteplici sfaccettature, ma per ora privi di spessore, così come impalpabili sono le interpretazioni dei due attori protagonisti, Olivia Holt e Aubrey Joseph.
Sembra proprio che il canone Netflix abbia fatto scuola, e non è un bene: la messinscena di Cloak & Dagger è infatti molto dozzinale in tutti i suoi aspetti, mostrando il suo aspetto peggiore in una scenografia stereotipata e in soluzioni registiche troppo artigianali, specie in fase di montaggio. A volte, si ha quasi la sensazione che questi show siano prodotti per il solo fatto di essere prodotti, pur di dar sempre qualcosa a uno spettatore che forse è troppo spesso sottovalutato. Quantità a totale discapito della qualità, in sostanza.