Cloak & Dagger 1x03, “Stained Glass”: la recensione
La nostra recensione del terzo episodio della prima stagione di Cloak & Dagger, intitolato “Stained Glass”
I tortuosi sentieri dei due giovani tornano a incrociarsi, con i loro nuovi poteri che sembrano connetterli sempre di più, sebbene in modi imprevedibili quanto inaspettati.
Sebbene gli autori abbiano compiuto un preciso lavoro addizionale, aggiungendo al contesto narrativo molteplici elementi e spunti che potranno essere esplorati e approfonditi nei prossimi capitoli della storia, paradossalmente si ha la sensazione che manchi qualcosa. Una direzione chiara? Un "nemico comune"? È davvero troppo presto per dirlo, nonostante i primi segnali ci suggeriscano una qualche, al momento imprecisata, carenza.
Ma non è tutto da buttar via. Assolutamente. Questo terzo episodio, infatti, presenta degli aspetti positivi purtroppo assenti nei primi due. In primo luogo, Stained Glass è costruito utilizzando un intreccio narrativo piuttosto non convenzionale: nel corso della storia, infatti, si intrecciano più piani del racconto, in senso temporale e spaziale. Ma non c'è solo questo, dato che lo storytelling va a esplorare alcune dimensioni definibili come "oniriche" che portano la narrazione su livelli perlomeno originali, contribuendo a rendere i personaggi principali più profondi, reali, e pieni di sfaccettature. Beninteso, non siamo ai massimi magistrali di Legion, ma in questo terzo episodio Cloak & Dagger ha raccontato qualcosa di diverso e poco inflazionato nel genere cinecomic, più o meno come fatto nella prima stagione di Jessica Jones, in determinati e circoscritti momenti.
Inevitabilmente, anche il montaggio di Stained Glass risulta ben confezionato.
Non convincono ancora, invece, tutti i filoni narrativi secondari, che paradossalmente sviliscono i protagonisti, specie quello maschile, che in determinati momenti pare la copia sbiadita e afroamericana di Daredevil.