Coup De Chance - Un colpo di fortuna, la recensione | Festival di Venezia
Ambientato in Francia senza che questo abbia una qualche economia Coup De Chance ricicla senza forza vecchie idee di Woody Allen
La recensione di Un colpo di fortuna (Coup De Chance), il nuovo film di Woody Allen presentato fuori concorso al festival di Venezia
Facciamo quindi sempre un po’ di fatica a entrare nella storia di una donna sposata a un uomo ricco che incontra un compagno di scuola, dopo anni in cui non si sono visti, e viene lentamente conquistata da lui. Ne nasce una relazione extraconiugale che il marito scoprirà e da lì via agli intrecci, indagini, controindagini ecc. ecc. È tutto quello che agitava Match Point unito a parte di quello che agitava Sogni e delitti, solo con molta meno pregnanza. Quelli erano infatti film britannici che sembravano uscire dal contesto finanziario, familiare e di caste britannico, radicatissimi nei luoghi e negli interni, perfetti per le facce e per la lingua. Questo invece è un film francese che non ha niente del mondo francese se non le ambientazioni, le soffitte e i palazzi. Di nuovo: è generico.
Solo visivamente Coup De Chance recupera un po’ di senso. Alla fotografia c’è ancora Vittorio Storaro e quindi tornano i suoi cambi di illuminazione in mezzo alle scene che ne cambiano di colpo il tono, una sorta di montaggio interno a mezzo luci, e in più alcune idee come quella di pettinare e truccare il marito geloso come Bela Lugosi in Dracula sono eccezionali e parlano di una capacità predatoria d’alto bordo. A ricordare che questo è un film di Woody Allen ci sarà, alla fine, un colpo di scena forse non proprio inatteso ma di certo clamoroso per come arriva, capace di afferrare e consegnare allo spettatore al volo un’intera visione di mondo con una chiarezza (tra grottesco, ironico e tragico) così precisa, pulita ed eloquente che solo un vero maestro può concepire e poi eseguire.