Day Of The Fight, la recensione | Festival di Venezia
Con un incontro atteso per tutto il tempo, Day Of The Fight imbastisce una storia di redenzione che deve poi solo spingere in buca
La recensione di Day Of The Fight, il film di Jack Huston presentato nella sezione Orizzonti Extra del festival di Venezia
Il film inizia al mattino prestissimo e sì chiude a notte fonda. È una giornata in cui incontra tutte le persone che sono importanti o sono state importanti per lui, per raccogliere i pezzettini distrutti della sua vita, prima che forse qualcosa possa tornare. Noi viaggiamo con lui lungo New York con una mestizia nelle parole stentate che è un po’ tutto e un bianco e nero d’altri tempi (il film è ambientato a inizio anni ‘90). È un film di dialoghi questo con l’intelligente idea di avere un’azione che incombe, l’incontro che ci sarà e di cui tutti parlano. Esiste una promessa costante che lavora nella testa dello spettatore e che dà a ognuno di questi dialoghi un’aria inesorabile: tutto può davvero risolversi questa notte.
Certo Mikey è proprio caratterizzato come Rocky. Non un fulmine di guerra, occhi dimessi e aria da cane bastonato. Le parole sono pochissime e il cuore grande (ci pensa Michael Pitt a quello, mettendo sopra la sua solita faccia da delinquente l’aria sbattuta di chi ha provato i sentimenti più turpi). Day Of The Fight quindi vivacchia a lungo, imbastisce con tutti questi incontri e questi dialoghi una costruzione di sentimenti e parabole non proprio impeccabile, a tratti sfociando anche un po’ nel santino del protagonista e sfruttando la partecipazione di Joe Pesci non proprio al massimo. Però ha grazia. Ogni volta che potrebbe affondare nel patetico sceglie di non farlo.
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