Disincanto (quarta parte): la recensione
Giunto alla quarta parte, Disincanto dà finalmente delle risposte, ma risulta ancora incostante: la recensione della serie animata Netflix
Ormai giunti alla quarta parte (o seconda parte della seconda stagione se preferite) bisognerebbe essere consci di cosa è Disincanto, la serie animata Netflix ideata da Matt Groening ambientata in un mondo non così magico come sembra. Eppure, i primi a non sapere ancora cosa vogliono e chi sono sembrano proprio i protagonisti delle sconclusionate vicende.
Come al solito, la quarta parte di Disincanto è composta da dieci episodi da circa 30 minuti e riparte esattamente da dove l'avevamo lasciata lo scorso anno. Bean non ha il tempo per piangere per Luci, perché sta scendendo all'inferno al fianco della madre Dagmar, dove dovrà sposare niente meno che Satana (e non è l'unico occhiolino a Le Terrificanti avventure di Sabrina, tra l'altro). Elfo intanto viene portato al cospetto della regina degli orchi, Zog sta per raggiungere il manicomio e il già citato Luci ha una discussione con Dio. Ognuno dei protagonisti sembra quindi impegnato in qualcosa di profondamente diverso rispetto al passato, qualcosa che potrebbe finalmente far compiere quel passo in più a Disincanto trovando, a quattro anni dal debutto, il suo posto tra le opere ideate da Matt Groening.
È tempo di chiudere il racconto
Disincanto purtroppo inciampa su quelli che sono i suoi difetti più consolidati: l'eccessiva lunghezza degli episodi e il conseguente dilungarsi su questioni apparentemente irrisorie, che vengono risolte in pochi istanti dopo aver occupato decine di minuti nelle puntate precedenti. Quando ci si concentra sul trio principale (e di riflesso su Zog o Dagmar) la serie di Rough Draft Studios funziona e intrattiene. Anzi, riesce anche a divertire e a lasciare interessati su quanto viene finalmente svelato, portando l'intera esistenza di Dreamland verso il passo successivo. Purtroppo queste “grandi” rivelazioni sono alternate a momenti di stanca o di pura apparente casualità, momenti che continuano a sembrare fuori posto o scritti da qualcuno che passava per puro caso nella sala degli sceneggiatori. Ma, ed è un fattore da non sottovalutare, in questa quarta parte vengono ripresi dei dettagli che sembravano insignificanti nelle prime tre quindi, anche le scene che sembrano inutili, potrebbero guadagnare un senso in futuro. Il problema sta nella pazienza dello spettatore e nel troppo tirare una corda, dato che la fine è sicuramente più vicina di prima ma potrebbe essere comunque ancora un puntino all'orizzonte. È tempo che Bean metta la testa sulle spalle in maniera definitiva, e si riprenda ciò che è suo, portando a termine questa lunga e sconclusionata avventura.
Se avete apprezzato Disincanto finora, la quarta parte non vi deluderà e anzi vi darà finalmente qualche attesa risposta su alcuni dei suoi protagonisti. Se invece finora non avete trovato interessante la serie, non sarà certamente questo blocco di episodi a farvi cambiare idea. La trama orizzontale si sta dirigendo verso un punto d'arrivo che mi auguro venga confermato nei prossimi mesi, prima che Netflix chiuda i rubinetti e lasci tutto incompiuto.
