Elf Me, la recensione
La struttura tipica del cinema d'avventura fantastico per ragazzi americano trova in Elf Ma la sua miglior versione italiana
La recensione di Elf Me, il film di YouNuts! con Lillo e Claudio Santamaria, disponibile dal 23 novembre su Prime Video
Elf Me è la storia di un elfo di Babbo Natale (Lillo) che finisce per errore sulla Terra e non può tornare indietro se non viene “restituito” ufficialmente. Prima però dovrà aiutare la mamma del bambino a casa del quale è finito a tenere in piedi il suo negozio di giocattoli artigianali, resistendo all’invasione dello spietato grossista locale e del desideratissimo giocattolo che lui ha in esclusiva per questo Natale. È insomma una storia in cui la posta in gioco è la sopravvivenza di un’attività commerciale, e la vittoria arriva nel momento in cui riusciranno a fare profitti. Il successo commerciale come strumento di affermazione di un principio etico, la base dell’eroismo classico americano.
Lo stesso nessuno degli altri elementi del film che invece parlano la nostra lingua è fuori posto. Elf Me è l’italianizzazione migliore del cinema natalizio americano vista fino a oggi. Ha un’ambientazione molto intelligente e soprattutto un cattivo fenomenale, co-creato con Claudio Santamaria, animato da un dialetto peculiare che non è denotativo ma espressivo, usato cioè per caricare e fare ancora più fumettone invece che per tenerlo ancorato a un realismo che qui, per fortuna, non è mai cercato. Del resto come tutti i film che hanno dietro Gabriele Mainetti, Elf Me è innamorato dell’espressività e del fantastico, è felice di finire con personaggi ricoperti di slime verde-Grinch che si vogliono bene come nel finale di Ghostbusters, di far volare le immancabili bici e di avere una trama con un padre-surrogato, come nei film di Spielberg.